Politica | Sanità

Il malumore dei medici si fa satira

Un video ironico sul nuovo software NGH è diventato virale in poche ore tra tutti gli operatori sanitari. Sullo sfondo la lettera dei 215 camici bianchi. Ma l’assessore Messner si chiude a riccio: nessuna sospensione e nessuna valutazione indipendente.
Immagine: screenshot

Questo articolo è gratuito per te. Il giornalismo indipendente in Alto Adige ha però bisogno del tuo sostegno. Saremmo lieti se sottoscrivessi un abbonamento a SALTO. Grazie mille!

Abbonati ora a S+

“Perché fare qualcosa con tre clic quando puoi farlo con dodici?”. Poi la schermata cambia, compaiono icone, frecce, finestre che si moltiplicano. “Prima avevi un problema. Adesso hai un problema. Un ticket. Un numero di ticket. Una mail sul ticket”. Il problema, naturalmente, resta. “Ma ora è documentato”.

È diventato virale nel giro di poche ore tra medici e operatori della sanità altoatesina un video satirico dedicato a NGH, il nuovo sistema informativo ospedaliero che l’Azienda sanitaria sta progressivamente introducendo nei sette ospedali della provincia. Sei minuti di animazione realizzata con l’intelligenza artificiale, molto ben confezionata, che mette in fila con un’ironia feroce buona parte delle accuse che ormai da mesi accompagnano l’introduzione del software sviluppato appositamente da un’azienda trentina.

“Il personale protesta? Resistenza al cambiamento.” 

Il bersaglio non è solo un programma che, secondo chi lo utilizza, sarebbe troppo lento o macchinoso. È soprattutto il modo in cui la sua introduzione viene gestita e raccontata. Il video gioca così sul lessico della digitalizzazione sanitaria: “workflow”, “change management”, “reingegnerizzazione dei processi”, “progressive adoption”. Ogni problema, nella caricatura, cambia nome e smette quasi di essere un problema. “Il sistema è lento? Progressive adoption. Manca una funzione? Prossima implementazione. Il personale protesta? Resistenza al cambiamento”. 

Il manuale dell'assurdo
youtube

La satira prende le mosse da una protesta che invece è tutt’altro che virtuale. Alla fine di luglio 215 medici degli ospedali di Bressanone e Brunico hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata, tra gli altri, all’assessore alla Sanità Hubert Messner, al presidente Arno Kompatscher e al direttore generale dell’Azienda sanitaria Christian Kofler. La contestazione è molto precisa: NGH avrebbe frammentato operazioni che prima si svolgevano all’interno di un unico flusso, costringendo gli operatori a passare da programmi diversi e aumentando il tempo dedicato alla burocrazia digitale a scapito di quello per i pazienti. I medici chiedevano inoltre di essere coinvolti prima dell’introduzione delle nuove procedure e non quando le scelte erano ormai state fatte.

Il video trasforma tutto questo in una specie di manuale dell’assurdo. “Tre passaggi inutili? Workflow. Dati che devono essere inseriti di nuovo? Workflow. Due programmi diversi per seguire lo stesso paziente? Workflow. Una funzione che prima esisteva e adesso non c’è più? Nuovo workflow”.  E prende di mira anche formazione e collaudi: personale chiamato a testare un sistema tra un paziente e l’altro e il modello “Train the trainer”, nel quale chi sta ancora imparando dovrebbe a sua volta formare i colleghi su procedure che, sostiene il video, nel frattempo continuano a cambiare. 

“NGH genera malcontento fra il personale medico, complica il lavoro clinico e medico e porterà a una burocratizzazione digitale.”

La coincidenza vuole che proprio in questi giorni sia arrivata una risposta ufficiale che consente di mettere alcuni numeri e alcuni fatti dietro la caricatura. Il 24 settembre Messner ha risposto all’interrogazione presentata il 3 agosto dal medico ed esponente del Team K Franz Ploner, assieme a Paul Köllensperger, Alex Ploner e Maria Elisabeth Rieder. Il titolo dell’atto era già un programma: “Il nuovo sistema informativo ospedaliero provinciale NGH genera malcontento fra il personale medico, complica il lavoro clinico e medico e porterà a una burocratizzazione digitale”. 

Messner non nega che l’introduzione del nuovo sistema abbia comportato “ulteriori carichi e nuove sfide” per il personale, ma, ovviamente, come sempre, come ogni assessore provinciale dal 1972 ai giorni nostri, difende senza fare autocritica la scelta di arrivare a un unico sistema informativo per tutta l’Azienda sanitaria. Sono state create task force nei comprensori, più di 200 “key user” fungono da collegamento tra reparti e gruppo di progetto e il supporto tecnico è già attivo in sei dei sette ospedali. 

Il punto più interessante della risposta, però, arriva quando Ploner chiede qualcosa di apparentemente molto semplice: quanto tempo in più impiegano oggi medici e infermieri per la documentazione informatica rispetto al vecchio IKIS? L’Azienda sanitaria non lo sa. “Non sono state effettuate misurazioni standardizzate, differenziate per gruppo professionale e direttamente comparabili prima e dopo il passaggio”, scrive Messner. In altre parole, mentre una parte consistente dei medici sostiene che il nuovo sistema sottragga tempo al lavoro clinico, non esiste al momento una misurazione oggettiva che permetta di dire quanto ne sottragga o, eventualmente, quanto ne faccia risparmiare. 

E non ci sarà, almeno per ora, neppure la valutazione indipendente chiesta dai medici. Messner scrive che un esame esterno affidato a esperti indipendenti “non è opportuno” nella fase attuale e che potrà essere preso in considerazione una volta completata l’introduzione del sistema, quando saranno disponibili dati comparabili. Nel frattempo però il progetto va avanti. Una sospensione del processo chiesta espressamente nell’interrogazione finché i difetti più gravi non siano risolti e validati nei reparti, “non è prevista”.

È satira. Ma intanto 215 medici hanno messo le stesse preoccupazioni, con parole meno divertenti, nero su bianco.

È precisamente uno dei paradossi su cui insiste il video. Nel “vecchio mondo”, recita la voce narrante, si testava, si correggeva, si validava, si formava e poi si partiva. NGH avrebbe invece inaugurato sarcasticamente il “metodo agile sanitario”: “partire, scoprire, segnalare, improvvisare, aprire ticket, organizzare riunioni”. È satira, naturalmente. Ma la questione del momento in cui si debba valutare il sistema è diventata ormai anche una questione politica: i medici chiedono una verifica prima di continuare ad allargarlo, l’Azienda sostiene invece che una valutazione affidabile possa essere fatta solo una volta terminata l’introduzione. 

Il calendario, infatti, non rallenta. Entro settembre è previsto l’avvio ufficiale del modulo di Pronto soccorso a Bressanone e Vipiteno, a ottobre a Brunico e San Candido. Entro la fine di ottobre dovrebbe partire contemporaneamente nei quattro ospedali il modulo relativo ai ricoveri. L’obiettivo resta avere NGH operativo su tutto il territorio provinciale entro la metà del 2027. 

il video in lingua trredesca
youtube

E dietro la discussione sui clic ci sono cifre tutt’altro che virtuali. Dal 2016 al 2024, nell’ambito del contratto con SAIM per i sistemi informativi sanitari integrati, sono stati spesi circa 25 milioni di euro. La Provincia precisa correttamente che quella cifra non può essere attribuita interamente a NGH, perché il contratto comprendeva altri sistemi, applicazioni e servizi. Dopo la conclusione del contratto SAIM si è passati a un nuovo accordo quadriennale, sulla base di una convenzione Consip, che comprende diffusione, gestione, manutenzione e assistenza dei moduli NGH sviluppati dall’azienda produttrice e di altri moduli. 

Nel solo 2025 risultano spesi 5,195 milioni, ai quali si aggiungono 4,825 milioni nei primi sei mesi del 2026. Più di dieci milioni in un anno e mezzo, soprattutto per adattamenti, manutenzione, assistenza tecnica, diffusione e formazione. Anche in questo caso non tutto è imputabile esclusivamente a NGH. 

I problemi, peraltro, non sono una scoperta dell’estate 2026. Già nell’aprile del 2024 lo stesso Messner, intervistato dall’Azienda sanitaria, spiegava che NGH “non è ancora completamente sviluppato” e che la correzione di errori e carenze procedeva “molto a rilento”. Proprio per questo si era deciso di introdurlo più gradualmente, ospedale dopo ospedale. 

La strada verso un sistema informativo unico per tutti i sette ospedali “non può essere messa in discussione”. 

A Bressanone la vicenda ha avuto anche un risvolto molto concreto. Dopo l’avvio del sistema, dal dicembre 2025 si era accumulato un arretrato nella fatturazione delle prestazioni ambulatoriali arrivato temporaneamente a circa 1,6 milioni di euro, pari a circa 200 mila euro al mese. Messner ha precisato che non si trattava di denaro perso ma di incassi rinviati, e che il problema non aveva conseguenze sulla sicurezza delle cure. 

La posizione dell’Azienda sanitaria resta comunque netta: la facilità d’uso deve essere migliorata, ma la strada verso un sistema informativo unico per tutti i sette ospedali “non può essere messa in discussione”. 

Ed è forse proprio questo il punto che spiega perché quei sei minuti di satira siano corsi così velocemente da un telefono all’altro negli ospedali altoatesini. Il video finisce con il medico che, oltre a visitare il paziente, deve ricordarsi dove cliccare, quale programma aprire, quale campo non può lasciare vuoto e quale funzione oggi funziona ancora. La battuta conclusiva è cattiva: la rivoluzione non sarebbe “lavorare più facilmente”, avere “un sistema più veloce” o “integrare meglio le informazioni”, ma “rendere tutto più complicato e chiamarlo innovazione”. 

È satira. Ma intanto 215 medici hanno messo le stesse preoccupazioni, con parole meno divertenti, nero su bianco.

Aggiungi SALTO alle tue fonti preferite su Google