Economia | Finitela di giocare

la beffa del fiscal drag

Quando arriva il momento di riconoscere il potere d’acquisto perso, non potete ricordarvi dell’inflazione solo quando conviene e poi escludere o ridimensionare proprio i costi energetici

Avvertenza: Questo contributo rispecchia l'opinione personale dell'autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.

Immagine: Pixabay

sulla pelle di lavoratori e pensionati

Finitela di giocare con l’inflazione sulla pelle di lavoratori e pensionati.

Quando arriva il momento di riconoscere il potere d’acquisto perso, non potete ricordarvi dell’inflazione solo quando conviene e poi escludere o ridimensionare proprio i costi energetici, come se luce, gas e carburanti non venissero pagati ogni mese dalle famiglie. Anche in Alto Adige le bollette si pagano con soldi veri e l’energia deve stare nel conto, fino all’ultimo centesimo.

Ad agosto 2026 l’Istat rileva un’inflazione del 3,3%, contro il 2,9% di luglio, con i beni energetici in aumento del 17,1% su base annua. La Banca d’Italia, nelle proiezioni del 12 giugno, indica prezzi al consumo in crescita del 3,1% nel 2026 e del 2% nel 2027. Questi sono dati e previsioni ufficiali, non nostre simulazioni.

Poi arriva la beffa del fiscal drag (drenaggio fiscale). Se un lavoratore con 30.000 euro di imponibile riceve un aumento del 3% per rincorrere l’inflazione, parliamo di circa 900 euro lordi in più, ma quel lavoratore non è diventato più ricco. Sta semplicemente cercando di comprare quello che prima comprava con 30.000 euro. Il Fisco, invece, vede un reddito nominale più alto e, se soglie e detrazioni restano ferme, si prende una parte anche di quel recupero.

Qui entrano in gioco le nostre simulazioni, che devono essere chiaramente distinte dai dati ufficiali. Con 36.000 euro di imponibile, il fiscal drag può arrivare a circa 1.000 euro di maggiore IRPEF nel biennio 2026-2027 rispetto a un sistema indicizzato all’inflazione. Con 30.000 euro, il drenaggio fiscale stimato per il solo 2026 può essere oltre sei volte il beneficio del taglio dell’aliquota al 33%.

Finitela allora di giocare con i numeri. Non potete vantare un taglio dell’IRPEF da una parte e lasciare che il fiscal drag si riprenda dall’altra molto più di quanto è stato dato. Non potete nemmeno parlare di difesa dei redditi utilizzando un’inflazione che non rappresenta fino in fondo quello che lavoratori e pensionati pagano realmente.

Prima l’inflazione si mangia il salario e la pensione, poi il fiscal drag si mangia una parte del recupero. Anche in Alto Adige l’energia è un costo della vita e va messa nel conto. Gli aumenti che servono a recuperare l’inflazione non sono nuova ricchezza da tassare, sono soldi dei lavoratori e dei pensionati.

Stefano Boragine

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