Minority Report
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Abbonati ora a S+A due settimane di distanza dall'approvazione della relazione finale del presidente Andreas Colli, il consigliere provinciale Zeno Oberkofler (Verdi) deposita la prima delle due relazioni di minoranza annunciate in seno alla Commissione d’inchiesta provinciale “SIGNA-donazioni” – l’altra porterà la firma di Sven Knoll (STF). Il documento intende ribaltare punto per punto l’impianto per così dire “assolutorio” della relazione di maggioranza – secondo cui non sarebbe stato possibile accertare alcuna influenza di privati e imprese sulle decisioni politiche né alcun finanziamento illecito ai partiti.
“L’assenza di mezzi per dimostrare un’influenza indebita non equivale alla prova che tale influenza non abbia avuto luogo”, sostiene il consigliere dei Verdi. La conclusione di Colli, scrive Oberkofler, “poggia su una base fattuale che la commissione stessa descrive come lacunosa”. Nella stessa parte tecnica della relazione del presidente Colli sono elencati gli ostacoli, ovvero nessuno strumento giuridico per imporre la comparizione dei convocati, testimoni centrali rimasti assenti, l'informativa di mille pagine dell’inchiesta “Romeo” restituita e distrutta senza poterne valutare il contenuto, atti di procedimenti paralleli inaccessibili per il segreto istruttorio. Un elenco riportato “senza che se ne siano tratte conseguenze per la valutazione politica”. Non manca una stoccata diretta a Colli, definito en passant come colui che “nel frattempo non fa più parte della minoranza politica” (in quanto, da ex SVP, nel corso della legislatura sarebbe rientrato nell’orbita della maggioranza SVP).
Il comitato donazioni
Il capitolo più corposo riguarda il cosiddetto “comitato donazioni” della SVP. “Né la nascita del comitato né la questione di chi ne abbia preso l’iniziativa e organizzato il primo incontro hanno potuto essere chiarite in modo soddisfacente nelle audizioni”, scrive Oberkofler: “Le indicazioni sono rimaste indeterminate e in parte contraddittorie”. Ora veniva indicato Heinz Peter Hager come possibile promotore degli inviti, ora si ipotizzava una delegazione interna al partito, “senza che si potesse stabilire una responsabilità univoca”.
Emblematica, sempre secondo Oberkofler, sarebbe l’audizione dell’ex senatore Karl Zeller, che ha descritto il comitato come “un gruppo informale di persone” riunitosi dopo un sondaggio interno che nel 2018 non prometteva nulla di buono per la SVP. Perciò bisognava puntare su Arno Kompatscher per ottenere un buon risultato elettorale, ma alla domanda su chi avesse diramato gli inviti ai primi incontri, la risposta sarebbe rimasta vaga: Zeller ha ammesso che “potrebbe essere stato Hager”, ritenendo però altrettanto possibile che l’Obmann del partito avesse delegato il compito al segretario. E la rappresentazione di una “cerchia informale senza funzione ufficiale di partito”, sottolinea Oberkofler, “è in contraddizione con il fatto che, stando ad altre dichiarazioni, agli incontri partecipavano sia l’Obmann sia il Landeshauptmann”.
Stessa nebbia avvolgerebbe la ripartizione dei fondi raccolti per la campagna elettorale della SVP nel 2018: modificata più volte nel tempo e integrata da un ulteriore sistema di donazioni dirette ai singoli candidati, senza che le audizioni – scrive il consigliere verde – abbiano chiarito chi ne avesse stabilito i criteri originari e chi avesse deciso le modifiche successive. Un passaggio è dedicato all’assessore Daniel Alfreider, “al quale secondo questa ripartizione era destinata una quota considerevole dei mezzi raccolti” e che ha “ripetutamente dichiarato di non aver partecipato alla costituzione del comitato e di non conoscere i dettagli della distribuzione delle donazioni – una posizione che, vista la somma a lui destinata, appare quantomeno bisognosa di spiegazioni”.
Più in generale, molte domande sarebbero rimaste senza risposta concreta: “Si è ripetutamente fatto presente che le questioni interne al partito o riguardanti organi e gruppi di lavoro interni non erano oggetto dell’audizione. Anche su questioni di merito le risposte sono state in molti casi evasive”. E ancora: “Quando alle domande si risponde con ‘non ricordo più’, nasce l’impressione che i processi non fossero così trasparenti come talvolta sono stati rappresentati”.
“Pericolosa vicinanza”
Al di là dei flussi di denaro, per Oberkofler dai lavori è emerso “il quadro di una certa pericolosa vicinanza tra attori economici – tra cui il sopraccitato commercialista bolzanino Heinz Peter Hager – in contatto con la pubblica amministrazione, e il livello politico”, con singole persone e imprese comparse “al contempo come donatori o intermediari di donazioni per la SVP e per il Landeshauptmann”. Sovrapposizioni personali che “sollevano interrogativi sulla demarcazione tra sostegno politico e relazioni istituzionali”.
La Commissione d'inchiesta
La Commissione d’inchiesta SIGNA-donazioni istituita in Consiglio provinciale ha avuto il compito di “approfondire le indagini sul gruppo SIGNA e su Heinz Peter Hager, l’influenza esercitata dai privati e dall’imprenditoria sulle decisioni politiche nonché le connesse donazioni alla SVP”, come recita la delibera istitutiva. La Commissione “dovrebbe altresì esaminare le interrelazioni con i progetti edilizio-immobiliari della Signa e di Heinz Peter Hager”, quali il Waltherpark, il quartiere Gries Village, VivaVirgolo e l’aeroporto di Bolzano.
C’è poi, secondo la relazione dei Verdi, un limite metodologico di fondo: “L’influenza politica non deve necessariamente passare attraverso donazioni documentate, ma è concepibile anche attraverso contatti diretti e informali tra imprenditori e titolari di cariche pubbliche. Un’indagine che si limita essenzialmente ai flussi di denaro tracciabili non può rilevare sistematicamente un simile rapporto di vicinanza tra economia e politica”.
La relazione registra infine anche la lettura offerta in audizione dal giornalista Christoph Franceschini, che ha collocato l’affaire delle donazioni in un possibile scontro di potere interno al partito, ipotizzando che la vicenda “possa essere stata utilizzata per indebolire determinati attori politici”, una chiave di lettura applicata dal giornalista anche alle indagini giudiziarie. Oberkofler esprime in questo senso una sua riserva: “Nelle valutazioni politiche formulate da persone – siano esse politici o giornalisti – che intrattengono uno stretto rapporto personale con coloro di cui riferiscono, è d’obbligo la cautela”.
Assente la metà dei convocati
Il capitolo sulle presenze mette in fila i numeri, con 35 persone previste per le audizioni e solo la metà effettivamente presentatasi. Diciassette gli auditi (Thomas Widmann, Arno Kompatscher, Karl Zeller, Renzo Caramaschi, Philipp Achammer, Daniel Alfreider, Luis Walcher, Christoph Franceschini, Angelo Gennaccaro, Magdalena Amhof, Thomas Vikoler, Sandro Repetto, Giovanni Seppi, Alessandra Faietti, Arnold Schuler, Josef Noggler e Alessandro Marzola) mentre sedici convocati non hanno dato seguito agli inviti o hanno risposto solo dopo ripetuti solleciti.
In testa tra gli assenti proprio Heinz Peter Hager, “invitato due volte, con ultima disdetta il 17 febbraio 2026”, e poi Gerhard Duregger, Otmar Michaeler, Patrick Bergmeister, Robert Leingruber, Artur Oberhofer, Michael Mühlberger, Werner Frick, Lorenzo Barzon, Margareth Greif, Stefan Premstaller, Arno Parmeggiani, Moritz Gruber, Michl Ebner, Michael Hölzl e Claudio Riffeser. Per Antonio Travaglia e l’ex commissario del Comune di Bolzano Michele Penta un’audizione non è stata nemmeno organizzabile.
Molti hanno addotto il coinvolgimento in procedimenti in corso, “il che è comprensibile”, ammette Oberkofler. “Resta tuttavia il fatto che una Commissione d’inchiesta è un organo istituzionale del Consiglio provinciale. Il non presentarsi davanti a un simile organo va valutato, a prescindere dalla motivazione addotta nel singolo caso, come segno di mancanza di trasparenza nei confronti dell’istituzione – e purtroppo anche come debolezza dell’istituzione stessa. Anche questa constatazione fa parte della storia di questa commissione d’inchiesta”.
In ogni caso “nel complesso non emerge un quadro di piena chiarezza, ma un quadro segnato da contraddizioni irrisolte, dichiarazioni evasive e limiti strutturali dell’indagine”. Alla conclusione di Colli “non si può quindi aderire. Più corretta appare la constatazione che una simile influenza, per mancanza di sufficienti poteri d’indagine e per la scarsa disponibilità a collaborare di diverse persone convocate, non ha potuto essere né confermata né esclusa”. E fino alla conclusione dei procedimenti ancora pendenti della Procura “la questione di un’eventuale influenza indebita dovrebbe considerarsi aperta, e non definitivamente chiarita”, conclude Oberkofler.
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