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“Nessuno ruba nulla a nessuno”

Annamaria Molin e i quasi 10 anni di Scioglilingua, la prima scuola gratuita per i profughi a Bolzano. “C’è gente motivatissima. I migranti sostengono l’economia locale”.
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Foto: Scioglilingua

salto.bz: Annamaria Molin, lei è una delle fondatrici di Scioglilingua, si può dire la prima scuola di lingue gratuita che ha lavorato con i richiedenti asilo a Bolzano. Com’è nata la vostra attività a favore dell’integrazione, un argomento di cui si discute molto anche oggi?

Annamaria Molin: siamo nati nel 2010 da un piccolo gruppo di persone vicine a Rifondazione comunista e ci siamo costituiti in associazione due anni dopo. Siamo cresciuti nel tempo e ora siamo 35. Fra di noi ci sono iscritti al Pd, ai Verdi, in generale nel campo del centrosinistra, anche se naturalmente non chiediamo la tessera. 

Da dove avete iniziato?

Con i percorsi di inclusione. Uso questa parola perché non mi piace l’altra, integrazione. A favore degli immigrati, degli stranieri. All’inizio avevamo ad esempio donne marocchine che avevano problemi a iscrivere i figli a scuola e avevano bisogno di sapere un minimo di lingua italiana. Cose così. Poi dal 2015 è iniziato il fenomeno dei richiedenti asilo. 

Siamo nati nel 2010 da un piccolo gruppo di persone vicine a Rifondazione comunista e ci siamo costituiti in associazione due anni dopo. Adesso siamo in 35, soprattutto insegnanti in pensione. Abbiamo iniziato con i percorsi di inclusione, parola che preferisco a integrazione

Chi sono i vostri alunni? 

Immigrati, in generale. Non selezioniamo e non chiediamo documenti. Nessuna carta d’identità o permesso di soggiorno. Sono persone che vogliono imparare l’italiano o il tedesco, perché ne sentono il bisogno e perché sapere la lingua del Paese d’arrivo, o le lingue visto che l’Alto Adige è bilingue, è fondamentale. Attualmente nella nostra sede di via Torino abbiamo 10 gruppi per l’italiano - dal livello base all’A2 - e uno per il tedesco, circa 200 iscritti da settembre a giugno. Possiamo dire di essere stati i primi a estendere le attività ai richiedenti asilo.

 

 

Avete visto da vicino la nascita e l’intensificarsi del fenomeno degli sbarchi e dei richiedenti protezione internazionale?

Sì, i primi arrivi sono stati dal mare attraverso la Libia, oppure ricordo anche i bengalesi. Anche dalla rotta balcanica, in viaggi su mezzi di fortuna, partendo da Pakistan o Afghanistan. Ma abbiamo avuto anche qualche indiano, cinese o indonesiano e naturalmente tanti latinoamericani. 

In totale abbiamo avuto finora un migliaio di iscritti. Dalle mamme del Marocco che avevano bisogno di un aiuto per iscrivere il figlio a scuola ai richiedenti asilo, arrivati a partire dal 2015. Da Pakistan, Afghanistan, Africa via Libia e mare. Ma ci sono anche cinesi, indiani, indonesiani e tanti latinoamericani

Nessuno viene escluso solo per faccende burocratiche.

Chiediamo solo la data di nascita. Ci distinguiamo rispetto alle normali scuole di lingua a cui i richiedenti asilo arrivano tramite i centri accoglienza perché da noi l’accesso è spontaneo, oltre che gratuito. Inoltre, non siamo una vera e propria scuola, usiamo l’italiano e il tedesco come strumento di accoglienza. Ci interessa la persona e diamo una mano. Per l’alloggio, ad esempio abbiamo aiutato alcune persone con le domande Ipes, e l’altro giorno ho accompagnato una ragazza per l’iscrizione alle superiori. Prepariamo anche il curriculum.

Si dice, tra i richiedenti asilo ci sono coloro che non meritano l’accoglienza. È vero?

In nove anni di attività non è mai arrivata qui una persona maleducata, aggressiva o che desse problemi. Certo, sono persone già selezionate, perché vengono per imparare. Chi spaccia non viene, non sarebbe neanche interessato. Quindi, ci saranno anche lì i delinquenti, io non lo nego, ma fortunatamente non è il nostro caso.

 

 

Quante persone sono passate in quasi 10 anni di attività?

Facendo un conto, circa un migliaio. Individui i più disparati livelli di partenza. Gli africani francofoni ad esempio sono agevolati perché sanno già una lingua latina, per gli anglofoni è più difficile mentre per un arabo che non è mai andato a scuola è ancora più arduo. Chiaramente è diverso il caso di uno che ha una buona scolarità nel Paese d’origine rispetto a un altro che viene da un villaggio sperduto e non si è mai seduto sui banchi. Ma per tutti abbiamo i corsi che vanno dall’A zero all’A2. 

Gli insegnanti?

Per la maggior parte sono docenti in pensione di elementari, medie e superiori. Ma abbiamo anche dei bancari e delle infermiere in pensione, un geometra, un ingegnere che è in attività. E facciamo anche altre attività, dai corsi di cucina all’orto.

La lingua del Paese di arrivo è fondamentale, diceva.

I nostri iscritti vengono qui perché se ne sono resi conto. Anche in un lavoro semplice capire un ordine è cruciale. Mano a mano si rendono conto che anche il tedesco è importante e che se conosci due lingue ci sono molte più opportunità in questa terra. 

Diverse persone studiano sia italiano che tedesco, perché capiscono che in Alto Adige ci sono più opportunità per i bilingue. Una ragazza del Marocco lo è già e prima sapeva francese e inglese. Ora vuole fare l’infermiera. Abbiamo gente motivatissima, con una marcia in più, spiace dirlo, dei nostri ragazzi

Sono in tanti a studiare entrambe le lingue?

Ce ne sono. Abbiamo giovani davvero in gamba. Una ragazza di 18 anni originaria del Marocco, arrivata da qualche mese per un ricongiungimento familiare, conosce già l’italiano e il tedesco a livello di un B1 e parlava già francese e inglese. Si mantiene con le pulizie e va in biblioteca a studiare. Vuole finire il liceo alle serali per iscriversi alla Claudiana e fare l’infermiera. Ragazze e ragazzi così sono motivatissimi, hanno una volontà di apprendimento che, mi spiace dirlo, i nostri giovani non hanno. 

Rubano il lavoro agli italiani, dice qualcuno.

Ma non è vero, tantissimi di questi ragazzi fanno gli aiuto cuochi, lavori che gli italiani non fanno perché non vogliono fare lo sguattero in cucina. 

Può restare “chi ha diritto”, è invece il messaggio delle forze politiche che fanno leva sull’ostilità all’immigrazione.

Bisogna vedere dove sta il diritto. Prima uno lo accogli, poi si vede. La commissione decide sulle richieste di protezione. Però non si può definire come avviene in Germania che l’Afghanistan è un paese sicuro. Un nostro ragazzo si è visto rifiutare la domanda per questo, è venuto in Italia dopo il diniego. E non si può neanche dire che in Italia non c’è lo spazio per chi viene da fuori.

Non rubano il lavoro ai residenti, perché tanti fanno lavori che vengono rifiutati, vedi gli aiuto cuochi. E non mi dicano che in Italia non c’è spazio, pensiamo ai paesini abbandonati del sud. L’esempio di Mimmo Lucano andava esteso, non fermato

Perché?

Abbiamo paesi abbandonati, soprattutto al sud. Il progetto di Mimmo Lucano che ha rianimato la propria comunità andava esteso, non certo chiuso. Non mi dicano che non c’è spazio o che non c’è lavoro, queste persone non rubano niente a nessuno.

Però il successo elettorale della Lega e in parte del movimento 5 stelle ha dimostrato che una parte della popolazione italiana si è sentita abbandonata mentre lo Stato accoglieva i migranti. Non coglie nel segno la retorica di Salvini quando dice “prima gli italiani svantaggiati”?

C’è un senso di insicurezza sociale mescolato all’ignoranza. Tante persone sono state colpite dalla crisi economica e non navigano nell’oro. Anche i social hanno un peso, propagano piccoli episodi di criminalità rendendoli più grandi e distorcendo il fatto che i delinquenti sono sia italiani che stranieri. C’è una responsabilità della disinformazione. Cose che si possono superare con l’accettazione: l’abbiamo visto nella nostra esperienza com’è cambiata la risposta nel nostro rione, che è popolare.

 

 

Cos’è successo?

All’inizio, a Europa/Novacella, che è anche il quartiere più anziano di Bolzano, hanno raccolto firme contro la scuola. Bambini e ragazzi, dicevano, si spaventavano a vedere dei neri in giro per strada. Adesso è diverso. I residenti ci lasciano biscotti, sacchetti vari, panettone, pacchi di pasta. Il 16 maggio faremo la giornata delle porte aperte.

Io capisco il senso di insicurezza delle persone, che si mescola all’ignoranza. Ma serve l’accettazione. Nel nostro rione, Europa/Novacella, che è popolare, all’inizio avevano raccolto firme contro la scuola: dicevano che i neri facevano paura ai bambini. Ora ci regalano biscotti e panettoni

In Italia però e anche in regione, vedi in Trentino, la stretta sull’accoglienza attuata dalla Lega al governo sembra essere in linea con la pancia dell’elettorato. Il decreto sicurezza che impatto ha avuto sugli iscritti ai corsi?

È stato destabilizzante, li ha lasciati angosciati. Sono in classe in questi giorni, ma sanno tutto, che non c’è più la protezione umanitaria e attendono di sapere cosa sarà del loro destino. Questa legge è terribile, creerà tensioni perché lascia le persone sulla strada. Proprio mentre tanti stavano imparando l’italiano e avevano la prospettiva del lavoro.

In Trentino il leghista Fugatti aveva promesso di ridurre l’accoglienza e l’ha fatto. In Alto Adige l’Svp avvia la legislatura proprio con il partito di Salvini. Cosa teme?

In Trentino ho visto che sono stati tagliati i fondi per il Cinformi, un modello di inclusione. Qui l’Svp attutisce e spero lo faccia in futuro. Io mi auguro che ci sia un appello di tutti i settori produttivi dell’Alto Adige. Gli alberghi e il turismo sono tenuti in piedi dal lavoro degli stranieri, siano aiuto cuochi, camerieri, addetti alle pulizie. In ogni hotel si può dire c’è un richiedente asilo. E anche nelle fabbriche sono impiegati diversi stranieri, vedi nelle fonderie. Insieme danno un contributo cruciale

Il decreto sicurezza è destabilizzante per i nostri iscritti. Spero che in Alto Adige l’Svp attutisca la Lega. E che i settori produttivi si facciano sentire: hotel e ristoranti in Alto Adige sono tenuti in piedi dal lavoro dei richiedenti asilo

Lei è stata candidata alle provinciali con Sinistra unita-Die Linke, ma non è andata bene. La sinistra politica è una delusione?

C’è una sinistra che funziona ed è quella delle associaizoni, che lavora sul campo. Ma a livello politico non ci sono grosse speranze. Nel mio caso però la mia candidatura non c’entra nulla con la realtà di Scioglilingua, le due cose non vanno assolutamente sovrapposte, ne va del bene della scuola.