Politica | Marcia Globale per il Clima

In 250 alla Marcia Globale per il clima

250 persone non solo bolzanine hanno partecipato alla marcia del capoluogo per chiedere risposte certe ai cambiamenti globali.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.

Mi è stato chiesto di pubblicare il testo del mio discorso in piazza Mazzini, eccolo

Ciascuno faccia la sua parte Il cambiamento climatico in corso è un problema di democrazia. Se ci fossimo dati una democrazia vera, partecipata, con strumenti efficaci, non permetteremmo che alcuni di noi facessero man bassa dei doni della Terra che appartengono a tutti, soprattutto alle future generazioni. Non avremmo permesso ne lo sfruttamento dei popoli ne quello delle risorse del pianeta.

Il cambiamento climatico non produce solo estati calde e inverni miti che qualche imbecille vede come vantaggi tipo il pascolar pecore a 3000 metri o coltivar rose in Groenlandia. Il cambiamento climatico produce soprattutto fame, guerre, povertà, emigrazione. Entro il 2050 200 milioni di persone si sposteranno per cause ambientali. E noi occidentali siamo responsabili di questo disastro peraltro annunciato da oltre 20 anni.

La manifestazione di oggi non è una protesta, è una preghiera,è un accorato appello ai rappresentanti dei 196 paesi che da domani si incontreranno a Parigi affinché prendano decisioni coraggiose, forse dolorose, efficaci per far si che questa deriva del clima sia invertita, per un mondo senza carbonio, per una giustizia climatica. Di cura del creato come dice Papa Francesco.

A forza di bruciare carbone e petrolio, stiamo respirando l'aria che respiravano i dinosauri. Un fermo all'uso delle fonti di energia fossile è assolutamente urgente e necessario. L'impostazione di una nuova società libera dal carbonio deve essere prioritaria nell'agenda di politica economica degli stati. Altrettanto necessario è uno stop al modello di sviluppo infinito che mostra oggi i suoi logici limiti. Viviamo in un mondo finito e lo sviluppo infinito è una stupidaggine.

Queste decisioni possono essere prese solo in alto; non sono nelle nostre mani. Ma ci sono decisioni che possono essere prese già ora qui da noi. La politica locale deve anche fare la sua parte: un deciso basta all'inceneritore, centrale elettrica inquinante e distruttrice di materie prime. Proponiamo una economia circolare delle risorse materiali. Uno stop serio al traffico autostradale, si mettano sin da ora i camion sui treni e si sfrutti appieno la linea ferroviaria attuale senza attendere anni per devastanti tunnel sotto le montagne. Si abbandoni l'idea di allargare l'aeroporto per arei super inquinanti e per turisti che abbiamo già. Vogliamo che si smetta di tagliare foreste per piste da sci ormai ridicole che hanno contribuito alla scomparsa della neve e che si smetta coi cannoni da neve che consumano energia e acqua. Ed è ora di finirla con lo sfruttamento dei fiumi, coi pesticidi, con la cementificazione del territorio, con il turismo mordi e fuggi.

Ma non siamo il partito del no, offriamo alternative. La tecnologia ci fornisce vie d'uscita: copriamo i tetti coi pannelli solari, economia circolare dei materiali, strategia rifiuti zero, commercio di vicinanza, cibo a km zero, e ancora bicicletta, mobilità pubblica, turismo sostenibile e rispettoso, sobrietà, decrescita controllata e felice. Questa è una vera svolta, verso un equilibrio con la natura, una pace con l'ambiente. Possono sembrare parole vuote e impraticabili. Invece le esperienze ci sono anche se isolate. Si tratta ora di metterle in pratica tutte insieme, per una svolta decisa, per un nuovo stile di vita per le generazioni future. È il compito della politica locale, riempire di contenuti veri e sensati le parole “sviluppo sostenibile”.

Ma c'è anche una parte che spetta a noi cittadini, persone abitanti della terra, abitanti di questa terra. È un dovere, una grande responsabilità verso gli altri, verso i nostri figli, verso tutte le generazioni future. Con quale coraggio gli lasciamo il disastro di oggi? Ci siamo mangiati il pianeta in cambio di uno sfrenato consumismo che lascia solo avanzi e ci bruciamo pure quelli. Vogliamo davvero lasciare ai nostri figli i resti della nostra mensa, discariche di cenere? Allora dobbiamo essere noi per primi a cambiare paradigma, senza aspettare l'esempio degli altri, dei politici. Dobbiamo prendere coscienza che ogni volta che compriamo qualcosa, consumiamo un pezzo' del pianeta che poi non ci sarà più. Ogni volta che saliamo in auto, su un aereo, aggiungiamo un danno al danno. Solo questa presa di coscienza che ogni nostro gesto ha un impatto sull'ambiente globale, ci permetterà di cambiare, permetterà alla terra un momento di respiro. Prima che la terra, Gaia, si stufi e cancelli questa nostra civiltà. Noi abbiamo bisogno della Terra più di quanto essa abbia bisogno di noi.

Perciò, ciascuno faccia la propria parte, a noi la consapevolezza che ogni volta che spostiamo un granello di sabbia dal deserto rompiamo un equilibrio.

Una vera civiltà è fatta di senso civile, è fatta di senso di appartenenza alla madre Terra!

Grazie