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Salto Weekend

Magical Notte al BFFB

Dopo la premiazione, al Cinema Capitol hanno ballato anche le sedie alla visione di Magical Mystery di Arne Feldhusen, con protagonista Charly Hübner.
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And the winner is… Es war einmal Indianerland di Ilker Catak nella categoria film di finzione che narra le (dis)avventure della gioventù contemporanea. Quest’opera prima di un giovane regista turco-berlinese nato nel 1984 è solo l’inizio – secondo noi – di un percorso che si promette davvero intrigante: già il suo saggio della scuola di cinema ad Amburgo conclusa nel 2014 con Sadakat, appunto, vinse il Premio Max Ophüls, il massimo riconoscimento per un’opera prima in Germania, e numerosi altri premi. Miglior documentario - come non condividere? – un’altra opera prima, stavolta dell’attore Charly Hübner: Wildes Herz, splendido ritratto della contemporaneità tra musica punk e condizione socio-politico-culturale nel Mecklenburg, zona geografica nel nord-est della Germania confinante col Mar Baltico, il cui “cuore selvaggio” è la band formatasi nel 2007 attorno al frontman Monchi, Feine Sahne Fischfilet.

Wildes Herz

 

“Questo è un killer, si direbbe da noi nella Germania del nord”, commenta Hübner con quel suo sense of humour che traspare già dal volto sorridente nel momento in cui gli viene consegnato il premio sotto forma di un minerale incastrato tra due lastre di pietra su base in legno. Dopo aver sentito la motivazione, afferma che sembra lo specchio di quello che per otto mesi si erano detti seduti al montaggio nel riflettere quale sequenza tenere e quale buttare. “Pensavo di venire a fare una vacanza qui a Bolzano, e invece ho passato una settimana intensa e torno con un bel premio! I miei colleghi a Brema di sicuro festeggeranno tutta la notte dalla felicità”, ha poi aggiunto, prima di lasciare libero il palco ai premiati del “Final Touch” per la post-produzione di progetti ancora in corso. Il primo è andato al documentario assolutamente no budget che indaga le vite di una minoranza austriaca in Ucraina dal titolo Die letzten Österreicher von Königsfeld, mentre il secondo, assegnato dalla True Colors che si occupa di vendite internazionali e quindi detto “International Distribution Prize”, è andato al produttore Oliver Neumann di One Night di A. Brunner per visionarietà nel suo raccontare i demoni interiori, anche questo un progetto con una turbolenta storia di produzione alle spalle. Il Premio del pubblico, consegnato dall’assessore alla cultura della città di Bolzano, Sandro Repetto, è andato a sorpresa (per l’autore) a Mario dello svizzero Marcel Gisler.

 

Mario

 

Poco dopo viene nuovamente chiamato sul palco Charly Hübner, stavolta nella veste dell’interprete di Karl “Charlie” Schmidt, protagonista indiscusso del mitico Magical Mystery di Arne Feldhusen che ha chiuso ufficialmente l’edizione trentadue del Bolzano Film Festival Bozen. Alto, con abito nero elegante e camicia bianca, rappresenta l’esatto opposto a livello di vestiario del suo omonimo nella pellicola che narra la techno negli anni novanta in Germania. Ma l’eleganza non si vede soltanto dall’abito, è qualcosa di innato, e quella Charly Hübner l’ha regalata tutta al suo Charlie Schmidt, attorno al quale ruota uno scintillante viaggio nei suoni anni novanta. Preziosa consulente musicale fu la moglie di Sven Regener, sceneggiatore nonché autore del romanzo da cui è tratto il film. Fu lei a individuare le top hit di quegli anni caldi in cui si ballava fino all’alba aiutati da tanti stupefacenti e alcol.

A Ciambra

 

“Il primo giorno delle riprese arrivò con il soundtrack completo per tutta la troupe, e ciò ci ha aiutato non poco a entrare bene nell’atmosfera”, spiega Hübner e aggiunge: “così come il suggerimento registico dello stesso Regener ad Arno di fare di Charlie il punto fermo e sempre presente nella realtà in mezzo agli altri personaggi che sono tutti a mille”. Non è di facile lettura quel romanzo biografico scritto in prima persona essendo un vortice di parole e emozioni che nel film è stato ben trasposto, con l’aiuto di un montaggio veloce e ottimi interpreti, per non parlare ovviamente dei ritmi martellanti della musica. Charlie faceva parte della Bumm Bumm Records di Ferdi e Raimund con sede a Berlino, ma poi ebbe un esaurimento andando a finire in psichiatria e in una comunità protetta per ex drogati ad Amburgo. Per puro caso incontra uno di loro in un bar ad Amburgo e il contatto è ristabilito. Un previsto soggiorno in un centro di recupero fa il resto: Charlie sale sul treno per Berlino e si ricongiunge con il suo gruppo di amici di sempre. Non senza problemi, però, perché gli orari non orari della band stravolgono il suo ritmo naturale di veglia e sonno ormai acquisito, per cui non di rado cade in strane visioni che noi vediamo assieme a lui. Il regista conduce così il suo pubblico nello stato confusional-emotivo di Charlie e crea un tutt’uno con le allucinazioni visive provocate dalle luci intermittenti nelle serate animate dai nostri DJ in azione. Il filo che mantiene l’equilibrio di lucidità mentale e reale è – per puro paradosso – tenuto in mano da Charlie che guida saldamente i suoi eroi (nel vero senso della parola, perché è lui alla guida del furgone durante tutta la tournée dal nord al sud al nord della Germania) ma anche noi attraverso le diverse avventure in quello che si potrebbe dire “mondo parallelo”.

FINAL TOUCH

 

E qui è curioso che il film di chiusura in qualche modo si ricongiunge con quello di apertura, Tiere di Greg Zglinski, in quanto entrambi narrano di mondi paralleli, reali e sognati, virtuali e sonori, visivi e concreti. „Conosco già tutto qui, sebbene solo una metà, visto che ero un po’ pazzo“, dice Charlie alla fine di Magical Mystery a Rosa, quando tornati a Berlino passano lungo il Ku’damm. “Hai sempre l’altra metà da scoprire”, risponde Rosa seducentemente sorridendo, e Charlie ammette: “Non avevo mai considerato la vita da questo punto di vista!”. E concludiamo con l’augurio del vero Charly: Rave On!

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Moin, Moin!

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