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L'intervista

“Il governo gioca d’azzardo”

Il giurista Francesco Palermo sull'odierna bocciatura della manovra finanziaria italiana da parte della Commissione Ue, il teatro politico e il potere della negoziazione.
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Tanto tuonò che piovve. Le reprimende di Bruxelles per l’“incauta” manovra finanziaria del governo italiano sono state, come ampiamente previsto, tradotte con i crismi dell’ufficialità nell’odierno, sonoro, “no” della Commissione europea, una bocciatura che è il preludio all’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo. L’organo europeo ha motivato la sua decisione sostenendo che la legge di bilancio italiana potrebbe violare i criteri europei sulla riduzione del debito, mettendo in pericolo la stabilità dell’economia nazionale. 

 

 

salto.bz: Professor Palermo, cosa accadrà dal punto di vista giuridico ora che la manovra è stata respinta dalla Commissione europea?

Francesco Palermo: Iniziamo con il dire che ci sono delle regole che esistono dai tempi del Trattato di Maastricht, entrato in vigore 25 anni fa, che fissano i parametri con cui l’Unione deve monitorare i bilanci nazionali. È normale prassi, e questo non riguarda solo l’Italia, che si facciano delle negoziazioni rispetto alle manovre economiche che vengono presentate, ma stavolta il nostro Paese ha saltato tale passaggio, ripresentando lo stesso testo del provvedimento, senza modifiche sostanziali. Ora, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevede che la Corte di Giustizia sia chiamata a valutare la violazione del Trattato stesso per l’infrazione relativa al debito eccessivo. Se nel frattempo nulla cambia è l’Italia stessa che ammette di aver violato le regole e lo fa anche appositamente per provocare una reazione politica, e allora è piuttosto plausibile che la Corte di Giustizia dica che l’Italia ha violato il Trattato e quindi può, a quel punto, imporre una sanzione pecuniaria.

Sarebbe la prima volta per un paese membro.

Esatto. Figuriamoci se con la linea dura mostrata finora dal governo Lega e Movimento 5 stelle saranno disposti a “sprecare” soldi pagando una multa all’Unione europea. C’è poi da considerare un altro punto fondamentale, ovvero il blocco dell’accesso, per il Paese, ai fondi strutturali europei, una notevole quantità di denaro che serve a finanziare imprese, agricoltura, in generale progetti e interventi nelle varie regioni della Ue. Se si arriva a questo è chiaro che il punto di approdo è il conflitto totale e l’uscita dall’euro. Ma ora la politica punta sulla tempistica.

Cioè?

Prima che si attivi la Corte di Giustizia dell'Ue passerà con ogni probabilità un anno e mezzo se non due. 

Molto più tempo di quello che manca all’appuntamento con le elezioni europee…

Ecco, la scommessa politica è proprio quella di attendere la “scadenza” della Commissione così da poter avviare una negoziazione con la prossima, perché a tutti gli effetti ci sarebbe margine per farlo, anche con una procedura di infrazione pendente davanti alla Corte di Giustizia.

Se si va avanti come un treno contro il muro alla fine ci si schianta e di solito a farsi più male è l’anello debole della catena, che, nonostante i continui e concitati richiami all’orgoglio nazionale, è l’Italia e non certo gli eurocrati “cattivoni”

La “puntata” è insomma sul cambio di atteggiamento da parte della nuova Commissione?

A mio parere sì, anche se ritengo alquanto improbabile che ciò possa avvenire anche perché i cosiddetti sovranisti europei, che Salvini e i suoi sperano costituiscano la maggioranza nel prossimo Parlamento europeo, non sono stati evidentemente così magnanimi nei confronti dell’Italia, rispetto alla manovra economica. Si tratta di un gioco d’azzardo, ma molto al buio, da parte dell’esecutivo, che posso comprendere nella misura in cui si vuole lanciare un messaggio di disconoscimento dell’attuale Commissione, ma resta la questione del cosa succederà dopo. Intendiamoci, è chiaro che se si va avanti come un treno contro il muro alla fine ci si schianta e di solito a farsi più male è l’anello debole della catena, che, nonostante i continui e concitati richiami all’orgoglio nazionale, è l’Italia e non certo gli eurocrati “cattivoni”. Non penso, dunque, che quella del governo italiano sia una mossa strategicamente molto brillante. 

La prospettiva dell’apertura di una procedura per deficit eccessivo intanto ha già suonato l’allarme.

Sarebbe un provvedimento gravissimo. Vede, ciò che distingue questi populisti dai precedenti, ovvero Berlusconi e Renzi, è il fatto che questi ultimi avevano il paletto invalicabile dell’appartenenza alla famiglia europea. L’attuale governo invece, almeno a livello retorico, anima il proprio consenso politico nel costante confronto con l’Ue, ma io non credo che Salvini e Di Maio siano così sprovveduti da voler arrivare davvero allo scontro con l’Europa.

 Se si sceglie la strada della teatralità, come è tipico della politica italiana, si finisce per passare come pagliacci, anche quando si ha potenzialmente ragione

L’Italia può essere la prossima Grecia?

Dal punto di vista giuridico no, la Grecia, malgrado tutte le difficoltà, ha concordato un piano di rientro con l’Ue, giusto o sbagliato che sia. Il braccio di ferro che l’Italia sta mettendo in atto è proprio ciò che la Grecia ha deciso di non fare. Dal punto di vista economico mi auguro nemmeno, vedremo ciò che succederà nei prossimi mesi, ora ci troviamo nella fase dell’alzare la posta, del fare la voce grossa, del marcare la differenza rispetto ai governi passati, considerati pusillanimi.

Perché questa manovra finanziaria non funziona?

Posto che l’impatto reale di una manovra economica si ha dopo qualche tempo, mi preme fare un esempio: quello della cosiddetta regola del 3%. Ebbene, parlando con molti economisti mi sono reso conto che non si riesce a individuare una ragione chiara (nè alcuna legge economica lo dice) per cui la percentuale debba essere proprio quella e non, poniamo il caso, del 4%. Ribadisco quindi che si può assolutamente tentare la via del negoziato e l’Italia è titolata a dire: queste regole svantaggiano paesi come il nostro e ne avvantaggiano altri, parliamone. Dando insomma prova di serietà, prestando attenzione a queste regole, perché se si sceglie la strada della teatralità, come è tipico della politica italiana, si finisce per passare come pagliacci, anche quando si ha potenzialmente ragione.

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Bild des Benutzers Karl Gudauner

Sich flexibel zeigen heißt nicht auf politische Ziele verzichten. Das ist eine altbekannte Voraussetzung für erfolgreiche politische Arbeit. Di Maio scheint eher in enger programmatischer Kohärenz und zu wenig realitätsbezogenen Denkmustern eingegipst. Salvini jedoch zeigt tagtäglich, dass er seine strategischen (und inzwischen allzu redundanten) Botschaften an die Wählerinnen und Wähler gezielt und im Bewusstsein von deren Wirkung losschickt. Als gewiefter Politiker gibt er die harte politische Konfrontationslinie der Regierung vor, während Di Maio manchmal schon gegenüber der EU-Kommission einlenken möchte. Der Effekt ist, dass die politischen Ziele dieser Regierungskoalition dauerhaft im Fokus der Öffentlichkeit gehalten werden können. Derzeit wird scheinbar stur am Budgetentwurf festgehalten und ein ganzes Arsenal an Verunglimpfungen der EU verschossen. Dafür gibt es einen einfachen Grund, den Prof. Palermo im Interview auch nennt: Das Defizitverfahren zieht sich in die Länge. Wenn die Märkte Italien nicht unter Druck setzen, können die Verhandlungen mit der EU erst mit der nächsten EU-Kommission geführt werden. Die Einleitung des Verfahrens ist der Ausgangspunkt eines Streitfalls, der noch mit kleinen Kompromissen zu einem positiven Ende kommen kann. Strategisch gesehen kann also das Bündnis M5S-Lega das patriotisch-souveränistisch aufgepeppte Aufmucken gegen die diskutable 3-Prozent-Regel bis zur EU-Parlamentswahl fortsetzen - und muss es tun, um daraus Kapital schlagen zu können! Salvini besitzt genügend politischen Schliff, um erst dann Flexibilität zu zeigen, wenn er diese Auseinandersetzung bis zum Gehtnichtmehr in politischen Konsens umgemünzt hat. Gelingt es nicht, das EU-Parlament zu majorisieren, so wird er zumindest in Italien eine politische Vormachtstellung erhalten, die seinen Führungsanspruch gegenüber M5S und Forza Italia unangreifbar macht.

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