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Cittadini italiani

Cécile Kyenge è il primo ministro di colore nella storia della Repubblica italiana. A lei sono affidate le speranze di varare una riforma della legislazione sulla cittadinanza che ponga fine a molte pratiche discriminatorie.

Cécile Kyenge occupa un posto particolare nella squadra di governo composta da Enrico Letta. Ecco come il Corriere della Sera (28 aprile 2013) ne ha tracciato il profilo: “Medico oculista di Castelfranco Emilia, è stata responsabile per il Pd dell’Emilia Romagna per le Politiche dell’immigrazione. Fondatrice della rete Primo Marzo per la promozione dei diritti dei migranti.  Eletta due mesi fa al Parlamento, un leghista di Modena, Francesco Bellentani, ha scritto senza vergogna su facebook: dovremo uccidere almeno 20 di loro”. A questo breve ritratto era premessa un’altra definizione: “Cécile Kyenge è cittadina italiana”.

Fernando Biague, brissinese, originario della Guinea Bissau, dottore di ricerca in Psicologia sociale e presidente del Centro di Ricerca e Formazione sull’Intercultura di Bressanone, conosce personalmente il nuovo ministro e ha accettato di condividere con noi alcune considerazioni su questa piacevole novità politica. E sui cambiamenti che dovrebbe portare.

Dottor Biague, dove ha conosciuto Cécile Kyenge?
Fernando Biague: Ci conosciamo da più di un anno. La direzione nazionale del Pd presentò a Roma i cosiddetti “nuovi italiani” inseriti nelle liste del partito. È stato proprio Enrico Letta a presentarci.

Che impressione le fece?
È una donna molto determinata, si occupa di politica da molto tempo, è stata anche consigliere provinciale a Modena, e il suo impegno nei confronti dei migranti l’ha portata a diventare la presidente dell’importante iniziativa denominata “Primo Marzo”.

Di che tipo di iniziativa si tratta?
È una rete di comitati locali, associazioni, camere del lavoro impegnate nell’antirazzismo e nella promozione dei diritti umani. Si tratta di un’iniziativa alla quale non sono invitati a partecipare solo agli immigrati, ma tutti quegli italiani consapevoli del contributo sociale, culturale ed economico che portano gli stranieri.

Quali sono a suo avviso le priorità che dovrà affrontare nel suo lavoro di ministro?
La cosa più importante da fare è cercare di raccogliere il consenso su un disegno di legge che possa favorire l’ottenimento della cittadinanza agli stranieri nati in Italia o che hanno compiuto un intero ciclo scolastico. Ma soprattutto sarebbe importante che riuscisse a fare subito qualcosa per eliminare una vera e propria vergogna.

Quale?
L’esistenza dei CIE, i centri di identificazione ed espulsione. In pratica dei luoghi di detenzione, anche se chi ci finisce dentro è chiamato “ospite”.

Questo comporterebbe anche il definitivo superamento della legge Maroni, che ha proposto l’equiparazione dello status di “migrante illegale” a un crimine.
Sì, penso che sia necessario rifiutare quella legge proprio alla radice, nel suo presupposto. Una persona che si trova sul nostro territorio perché magari scampata a situazioni di grande difficoltà, magari a una guerra o comunque in cerca di nuove prospettive di vita, non può essere considerata alla stregua di un criminale. Anche perché è proprio facendo così che poi molte persone finiscono nel giro della criminalità.

Una volta rilasciate per essere rimpatriate?
Certo, dopo aver trascorso un periodo di “detenzione” nei CIE, a queste persone viene imposto di lasciare il paese, ma di fatto nessuno si occupa di controllare che poi ciò avvenga davvero. In questo modo le probabilità di passare dallo status di illegalità alla pratica effettiva di azioni illegali diventa molto più alta.

Secondo lei cosa dovrebbe dunque fare, essenzialmente, questo governo?
Prima di tutto questo governo dovrebbe intervenire per dare lavoro e dignità a tutti i cittadini italiani. Anche a quelli “nuovi”.