Politics | La reazione

Le autostrade e i 5 Stelle

Il ministero delle Infrastrutture per la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia per il crollo del ponte Morandi dell'estate 2018.
Danilo Toninelli
Foto: upi

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli è laconico: "Il Movimento 5 Stelle ritiene che, essendo venuto meno totalmente il rapporto di fiducia nei confronti di un concessionario che si è dimostrato incapace di gestire un bene pubblico, questo deve portare ad una evidente revoca della concessioni". Il concessionario di cui parla è Autostrade per l'Italia, messo sotto accusa dal ministero delle Infrastrutture dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova, nell'estate del 2018. «...le relazioni [degli esperti del MIT, ndr] fanno capire come il modello manutentivo applicato sul Ponte Morandi a Genova sia lo stesso applicato su tutti i 3mila chilometri" e così - secondo il titolare del ministero - "la revoca delle concessioni riguarda l'intera rete concessa".

Nei giorni in cui è stato abbattuto il Ponte Morandi, e cercando di conquistare un po' di spazio sui media, presi dall'offensiva elettorale continua di Salvini e della Lega sui migranti, i 5 Stelle hanno tentato la sortita sul tema autostradale. Secondo l'ANSA, che ha potuto visionare un abstract della relazione, il crollo del ponte ha comportato la mancata restituzione di un bene la cui custodia la concessione aveva affidato ad Autostrade per l'Italia, che era tenuta a restituirlo integro, e questo sarebbe il motivo per cui potrebbe configurarsi un grave inadempimento, che consente la revoca unilaterale della concessione.

Il crollo - recita un passaggio dell'abstract della relazione, citato da ANSA - lascia presupporre gravi lacune del sistema di manutenzione che si possono ritenere sussistenti su tutta la rete autostradale (molti ponti hanno stesso livello di rischio di quello di Genova!) e che pertanto giustificano che lo Stato abbia perso fiducia nell’operato di Aspi (da tenere conto che Autostrade per l'Italia ha già iniziato un forte intervento di manutenzione straordinaria dopo il crollo). "Secondo la commissione - spiega l'agenzia - sono inoltre nulle (o comunque non applicabili al caso) alcune clausole della convenzione che prevedono risarcimenti per risoluzione anticipata, anche se comunque aspi lo chiederà in sede contenziosa e non si può escludere che li ottenga".
 

 

"I termini della Convenzione prevedono, nella denegata ipotesi di revoca, il pagamento di un cosiddetto indennizzo che corrisponde al giusto valore della concessione, secondo i criteri contrattualmente previsti" ribadisce Autostrade per l'Italia (controllata da Atlantia, la holding di partecipazione della famiglia Benetton) in una nota, dopo le notizie di stampa sugli esiti della relazione della Commissione ministeriale insediata presso il Mit. "La sussistenza di tale obbligo di indennizzo, come riportato dalla stampa, è confermata anche dalla stessa relazione della Commissione" rileva la società.

"Autostrade per l'Italia dichiara di non aver ricevuto alcuna comunicazione in relazione al procedimento in corso e di aver appreso solo da notizie di stampa dell'esistenza e dei contenuti della relazione della Commissione ministeriale insediata presso il Mit" specifica la società, che per questo "contesta il metodo di diffusione alla stampa in modo pilotato e parziale di stralci di tale relazione, prima ancora che essa sia resa nota alla controparte, come è richiesto dal procedimento amministrativo in essere".

Siccome i Benetton hanno tantissimi avvocati, spero e sono convinto che la Lega non si aggiunga a questa lista infinita di avvocati strapagati dal concessionario Autostrade per l'Italia e quindi dalla famiglia Benetton, ma tuteli l'interesse pubblico che è stato evidentemente leso dall'assenza di gestione che ha provocato 43 morti

E se i sindacati - Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl - si dicono preoccupati "per le modalità con cui si sta svolgendo il dibattito sul tema delle concessioni autostradali che, prima dell'immane tragedia del crollo del Ponte Morandi, è stato assente a livello nazionale", i 5 Stelle temono l'atteggiamento dell'alleato di governo: "Siccome i Benetton hanno tantissimi avvocati, spero e sono convinto che la Lega non si aggiunga a questa lista infinita di avvocati strapagati dal concessionario Autostrade per l'Italia e quindi dalla famiglia Benetton, ma tuteli l'interesse pubblico che è stato evidentemente leso dall'assenza di gestione che ha provocato 43 morti" ha detto Toninelli.

Fonti di governo, citate dall'ANSA, sostengono che lo Stato nel caso di revoca non dovrà pagare ad Autostrade per l'Italia i soldi per i mancati guadagni, un indennizzo che è stato calcolato in oltre 20 miliardi di euro. Secondo Toninelli, che scarica la colpa sui politici di professione dei precedenti governi, la clausola sarebbe illegittima e - addirittura - incostituzionale.

È un caos, perché da una parte c'è il Toninelli che lotta, dall'altro quello che studia la proroga della concessione per l'A4 e l'A31, con la realizzazione della Valdastico Nord, e sembra non ricordare che quelle tratte sono gestite da una controllata spagnola di Atlantia, una sorella di Autostrade per l'Italia. Intanto, il ministero delle Infrastrutture non ha pubblicato la nuova Relazione relativa alla Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali (l'ultima fa riferimento al 2016). È il documento che permette di capire che contro i signori delle autostrade, quelli che hanno cumulato tra il 2009 e il 2016 un "tesoretto" pari a 8,85 miliardi di euro di utili, ci si dovrebbe muovere non solo per il crollo di un Ponte Morandi.