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Foto: Archivio del Quirinale
Culture | Presentazione

"La musica!,... la musica era la vita!"

“Ricordando Theresienstadt”: al Passaggio della Memoria di Bolzano suonano i musicisti della Gustav Mahler Jugendorchester.

Theresienstadt, ovvero il Ghetto di Terezin secondo la denominazione in lingua ceca, fu costruito dai nazisti a scopo propagandistico. Terezin era una sorta di città modello ad uso delle ispezioni della Croce Rossa e dei Media degli Stati neutrali, dove fu girato il film di Kurt Gerron “Der Führer schenkt den Juden eine Stadt“, in italiano “Il Führer dona agli ebrei una città”. Tra gli internati vi erano alcuni tra i migliori musicisti europei, come Pavel Haas e Gideon Klein, accanto a Karel Bermann, Carlo Taube, Jarel Reiner, Antonin Rubicek.

A Terezin i prigionieri potevano scegliere quali musiche suonare, allestirono Opere, concerti, con musiche popolari e di avanguardia, comprese quelle vietate nei territori sottoposti all'ordine nazista, come le opere di Zemlinsky, Schönberg, Haba, Mahler, Bruno Walther, e lo swing di Benny Goodman. Wagner non fu mai eseguito. L'orchestra e il coro degli internati sotto la direzione dell’ateo Rudolf Schächter eseguirono invece musica italiana per una preghiera cattolica in latino medioevale, il “Requiem” di Verdi, alla presenza di Adolf Eichmann. Il giorno successivo il coro fu deportato ad Auschwitz.

Qui a Terezin, dove anche nella vita quotidiana occorre vincere la materia con il potere della forma

Il compositore più illustre che operò a Terezin, anche come critico e organizzatore, fu Viktor Ullmann. Nel 1943 compose l’allegoria visionaria del regime hitleriano, “Der Kaiser von Atlantis, oder die Tod-Verweigerung”. “L'imperatore di Atlantide ovvero il Rifiuto della Morte” racconta del Regno dove nessuno muore, e tutti sono eternamente infelici, sudditi di Kaiser Overall. Scrisse Ullmann: “Qui a Terezin, dove anche nella vita quotidiana occorre vincere la materia con il potere della forma, dove qualsiasi cosa in rapporto con le Muse stride così aspramente con ciò che ci circonda, proprio qui si trova la vera scuola dei Maestri, se, come Schiller, si percepisce il segreto di ogni opere d'arte nel tentativo di annichilire la materia grazie alla forma, che è, probabilmente, la più alta missione dell'uomo, sia dell'uomo estetico, che di quello etico”. Ullmann morì nelle camere a gas di Birkenau. Per Greta Hoffmeister, cantante a Terezin, “La musica!, la musica... era la vita!”.

Eppure anche dove si realizzava l’Olocausto i prigionieri composero e suonarono anche per proprio volere, superando tutte le difficoltà, privazioni, e prevaricazioni della quotidianità
 


Ad Auschwitz invece, e negli altri campi di sterminio, nelle baracche, nei piazzali, al limitare delle camere a gas e dei forni crematori, risuonavano dagli altoparlanti e dalle orchestre dei detenuti le musiche care a Hitler e Goebbels.  Era la musica imposta, strumento di oppressione nelle più diverse occasioni. Eppure anche dove si realizzava l’Olocausto i prigionieri composero e suonarono anche per proprio volere, superando tutte le difficoltà, privazioni, e prevaricazioni della quotidianità. Facevano musica per alleviare la propria e altrui sofferenza, per realizzare una forma di resistenza spirituale, per offrire una testimonianza a favore delle future generazioni.
Anche nel Lager di Bolzano si faceva musica. Si sono conservati alcuni spartiti, tra questi quelli di due composizioni a firma del deportato Hermann Gurtler, una Sonata  per violino e pianoforte e un “Rigaudon” per pianoforte. Il brano solistico è inciso da Luca Schinai nel CD “Canti dai Lager /Musik aus dem Lager”, edito dalla Città di Bolzano e disponibile presso la Biblioteca Civica.Ricordiamo che al Campo di transito di Bolzano furono internate circa 11.000 persone, uomini, donne e bambini. Due terzi di coloro che passando da Bolzano furono inviati nei campi di sterminio non fecero ritorno a casa. 

 


Al Passaggio della memoria si ascolterà il Quartetto per archi n. 1 di Erwin Schulhoff, vittima dell’olocausto, e il Quartetto per archi n.8 Op. 110 di Dmitrij Šostakovich.  Nelle note di copertina dell'incisione del Quartetto Borodin si legge: "Il Quartetto Borodin ha interpretato questo lavoro per il compositore nella sua casa di Mosca, sperando nelle sue critiche. Ma Šostakovich, sopraffatto da questa bellissima realizzazione dei suoi sentimenti più personali, immerse la testa tra le mani e pianse. Quando finirono di suonare, i quattro musicisti impacchettarono silenziosamente i loro strumenti e uscirono dalla stanza."  Dmitrij Šostakovich aveva composto la musica in tre giorni del luglio 1960 a Dresda, dedicandola "alle vittime del fascismo e della guerra".