Politics | L'intervista

“Caramaschi, che delusione”

L’assessore Angelo Gennaccaro sulle occasioni perse del sindaco, il toto-alleanze per le comunali di Bolzano 2020, i leader assenti, e la “griffe” dell’ago della bilancia

salto.bz: Assessore Gennaccaro, è entrato nella “stanza dei bottoni” poco più che trentenne, dopo quasi 4 anni in giunta comunale, dica, la politica istituzionale è come se l’aspettava?

Angelo Gennaccaro: No, per niente. Credo che l’esperienza che ho vissuto io dovrebbero poterla fare tutti i cittadini così da capire come funziona davvero l’apparato amministrativo, perché dall’esterno non si ha spesso la reale percezione di quelli che sono gli effettivi tempi tecnici e le regole del gioco che occorre seguire per passare dalla volontà di fare una determinata cosa, anche potenzialmente semplice, a realizzarla nel concreto. Il ruolo politico consiste nel mediare con la macchina amministrativa fatta di norme e regolamenti comunali, ma anche provinciali e statali, con cui bisogna confrontarsi ogni giorno. Oggi il politico conta poco, se accanto alla mia firma su un documento non c’è anche quella di altri due funzionari io non sposto nulla sullo scacchiere cittadino.

Ha incontrato qualche difficoltà nel gestire le sue competenze?

Inevitabilmente sì, soprattutto per la scarsa disponibilità di risorse umane, penso per esempio alle politiche giovanili, un settore che in Comune prevede un solo impiegato e un direttore d’ufficio, Stefano Santoro, che pur essendo indubbiamente un “buon motore”, deve però dedicarsi anche all’ambito famiglia, donna e promozione sociale. E quindi è chiaro che la possibilità di programmare e realizzare progetti, avendo di fatto un solo “braccio operativo”, si complica di molto. Nel settore dello sport, che è un’altra mia competenza, in municipio lavorano quattro persone che devono occuparsi di tutto, dalla gestione degli impianti sportivi alle relative gare per l’assegnazione. Se vuole saperlo il problema è che l’amministrazione comunale ha sempre derubricato lo sport a questione prettamente amministrativa, io ho voluto e cercato di dargli invece un’impronta più sociale, nell’ottica dell’aggregazione, valorizzando anche il ruolo delle associazioni. La sfida per me è stata ottimizzare le stesse risorse per cercare di fare di più, ma diventa difficile quando gli impiegati si contano sulle dita di una mano. 

A Caramaschi abbiamo dato fiducia 4 anni fa, si è dimostrato un sindaco molto preparato sul piano amministrativo ma poco propenso a lavorare in gruppo e alla condivisione. La politica del “faso tuto mi” non è la mia politica. E questo modus operandi non ha dato a chi gli stava intorno la spinta per crescere.

Una delle sue battaglie politiche personali è l’abolizione delle circoscrizioni, notizie dal fronte?

C’è un dialogo ancora aperto con i partiti, il concetto che vorrei far passare è che 25 anni fa le circoscrizioni avevano ragione di esistere nella loro funzione di filtro fra l’amministrazione comunale e la cittadinanza, mentre oggi con tutti i nuovi strumenti tecnologici sono diventate inutili. Se vogliamo tenerle dobbiamo quantomeno portare un cambiamento. I consiglieri di quartiere vengono eletti attraverso le liste partitiche, ma abbiamo il coraggio di trovare una modalità per amministrare queste circoscrizioni sganciata dai partiti? Abbiamo la forza e la volontà di dire che i quartieri non devono essere dei piccoli feudi partitici e pensare a una lista unica di cittadini, per esempio? Di far votare i giovani sotto i 16 anni? Di coinvolgere i nuovi cittadini? Sogno un esperimento di partecipazione reale e allargata a chi vive davvero il quartiere, ma ahimè ci sono ancora troppi interessi politici di mezzo che impediscono di uscire dallo status quo.

Il momento più buio del suo mandato?

Non c’è stato forse un momento preciso, ma piuttosto un’amara presa di coscienza a un certo punto, per il fatto che non si sia costruita una squadra all’interno della maggioranza, e non è quello che mi sarei aspettato da questa esperienza di governo cittadino. A Caramaschi abbiamo dato fiducia 4 anni fa, si è dimostrato un sindaco molto preparato sul piano amministrativo ma poco propenso a lavorare in gruppo e alla condivisione. La politica del “faso tuto mi” non è la mia politica. E questo modus operandi non ha dato a chi gli stava intorno la spinta per crescere. Intendiamoci, abbiamo una macchina amministrativa a Bolzano che funziona, tutti noi, anche su stimolo di Caramaschi, abbiamo rinsaldato il dialogo con i dirigenti comunali che si era un po’ allentato nella precedente amministrazione. È una macchina rodata, perciò anziché fossilizzarsi ogni volta sulla piccola questione, sarebbe stato appropriato muoversi anche nel solco di una visione più ampia, che è quello che un vero leader dovrebbe fare. 

In un’intervista rilasciata un anno fa a salto.bz, disse che il suo gruppo, Io sto con Bolzano, sosteneva fortemente Caramaschi e che se avesse deciso di fare il secondo mandato sarebbe stato “un candidato da sostenere”. Oggi dice l’esatto contrario.

Perché la delusione è profonda. A lei sembra normale che spesso debba venire a sapere le cose che riguardano la città dai giornali prima che dal mio sindaco? Il rispetto dei ruoli ci vuole. Siamo partiti con grandi aspettative, io mi sono quasi consegnato nelle mani di Caramaschi, anche perché si era dichiarato uomo di centro, civico, e quindi vicino alla mia area politica, ma non è stato in grado di unire, e non ha voluto fidarsi di noi, di chi gli stava a fianco. Per gelosia? Per timore di “complotti sotterranei”? Non so dirlo, quello che so è che oggi non mi sento di dire che sosterrò Caramaschi per un secondo mandato. Del resto ricordiamoci che noi lo abbiamo appoggiato da autonomi e indipendenti, lui non era certamente il nostro candidato sindaco.

Si era candidato lei infatti, ci riproverà ancora alle comunali del 2020?

È presto per dirlo, mi sono candidato due volte, nel 2015 e 2016, farlo una terza mi sembrerebbe ridondante, ma niente è ancora deciso. Posso dire però che il mio auspicio è quello di andare a rafforzare un’ala civica e di centro. Riuscire ad aggregare la mia lista ad altre, un lavoro che peraltro stiamo già facendo, coinvolgendo diverse personalità della società civile.

 

 

Qual è la sua percezione sul livello di soddisfazione della cittadinanza rispetto all’operato di quest’amministrazione?

Direi positiva, anche perché rispetto al passato si fa molto, gli impulsi dati sono numerosi. Dall’altra parte, tornando sul ragionamento politico, questo modo di fare di Caramaschi è in parte responsabile dell’assenza di dibattito che si è venuta a creare all’interno dei partiti, perché va bene concentrarsi sul lato amministrativo, ma il nostro ruolo di politici ci impone, ognuno secondo la propria sensibilità e il proprio collocamento politico, di intercettare e cercare di dare seguito alle richieste che arrivano da fuori, dai cittadini. Dobbiamo riappropriarci del valore della politica e quindi dell’ascolto.

Per l’areale ferroviario il nodo politico è capire ora chi risponderà alla manifestazione di interesse. Mi auguro che qualcuno si faccia avanti perché i soldi che occorrono per il progetto sono molti e se, per puro caso, non si dovesse presentare nessuno, significa che il lavoro fin qui dettato si rivelerà un fallimento. L’intera operazione potrebbe diventare in un momento un boomerang

Caramaschi ha inanellato nell’ultimo periodo una serie di vittorie sul piano politico però, il voto in consiglio sull’areale ferroviario, il superamento dello scoglio della sfiducia, il daspo urbano (anche se a fatica). Non contano?

In quanto al daspo rispetto al caos politico che si è creato intorno alla questione è un passo che si sarebbe potuto evitare. Io ho votato a favore della delibera perché ritengo sia uno strumento in più a disposizione dell’amministrazione ma le stiamo dando troppa importanza e non si dovrebbe far passare ai cittadini il messaggio che questo provvedimento sia risolutivo rispetto alla situazione attuale. Perché non abbiamo fatto altro che spostare il problema da una parte all’altra della città. Per quel che riguarda la mozione di sfiducia non ho visto un reale pericolo di caduta della maggioranza, mentre per l’areale il nodo politico è capire ora chi risponderà alla manifestazione di interesse. Mi auguro che qualcuno si faccia avanti perché i soldi che occorrono per il progetto sono molti e se, per puro caso, non si dovesse presentare nessuno, significa che il lavoro fin qui dettato si rivelerà un fallimento. L’intera operazione potrebbe diventare in un momento un boomerang. Diciamo che abbiamo vinto una partita, sebbene sia dei funzionari il vero merito, ma il campionato non è finito. 

E le future alleanze? Per dirne una, se Caramaschi dovesse incassare l’appoggio del Team Köllensperger brucerebbe i ponti con la Svp.

Caramaschi è in un cul de sac. Se noi di Io sto con Bolzano ci tiriamo fuori gli resta il Pd, e chi altro? Imbarca i Verdi dal primo turno? La Svp ha già detto che con gli ambientalisti non vuole più governare. Se però al ballottaggio Caramaschi si presenta con i Verdi e la Svp deciderà comunque di salire a bordo, gli ecologisti detteranno forti condizioni. E poi c’è Team K che preclude appunto il rapporto con la Stella alpina. Caramaschi è uno che si muove se ha carte buone in mano e di certezze non ne ha. Punta, confidando anche nel buon rapporto costruito con il presidente Kompatscher, al sostegno della Volkspartei al primo turno, e questo è altamente improbabile.

Ma c’è secondo lei, nell’arena politica cittadina, un avversario che possa battere Caramaschi?

Attualmente no, non c’è nessuno. Non so chi tirerà fuori dal cilindro il centrodestra. 

Un nome che circola è quello del leghista Maturi, potrebbe essere il designato antagonista ora che la presidenza della Commissione dei Sei potrebbe non tenerlo più così impegnato?

Io credo che l’elezione del sindaco sia molto “personale”, i cittadini ti votano se hai dato delle risposte e le logiche nazionali contano relativamente. In consiglio comunale non vedo un leader dell’opposizione. Non sono riusciti a costruire una figura di spessore politico da impiegare alle prossime elezioni. Spero però che troveranno un candidato all’altezza che possa portare degli argomenti, delle visioni politiche così da alzare il livello del dibattito in città.

 In consiglio comunale non vedo un leader dell’opposizione

E lei punta a essere l’ago della bilancia, data la sua capacità di fare alleanze a destra o a sinistra, a seconda delle convenienze?

Io per, natura politica, non escludo nessuno a priori se il programma e il candidato sono validi. Diciamocelo: cos’è cambiato in Provincia con il leghista Vettorato assessore alla cultura rispetto a quando c’era Tommasini del Pd? Li separano gli slogan, tutto qui. E ne dico un’altra: oggi è il Movimento 5 stelle il nuovo vero partito centrista. Ragionando naturalmente in scala, quando lo faccio io l’ago della bilancia sono il democristiano opportunista e i 5 stelle sono quelli che aprono il parlamento come una scatoletta di tonno? Ecco, e allora torniamo al discorso che la mediazione è la chiave di tutto. La mia idea della politica è uno spazio franco dove trovare la convergenza fra le posizioni. Il grigio, non il bianco né il nero.