Environment | Lo studio Eurac

Il lupo non fa paura

Gran parte degli altoatesini non ha timore a frequentare le zone in cui è presente il predatore. Gli allevatori: “Cittadini insensibili alle nostre difficoltà”.
Lupo
Foto: upi

Le apparizioni del lupo in Alto Adige si fanno sempre più frequenti (nel 2018 sono stati individuati 13 esemplari), riferisce la Provincia, ma nonostante ciò la paura non è di casa fra gli abitanti del territorio. Questo almeno è quanto emerge da uno studio dell’istituto Eurac Research che, puntualizzano i ricercatori, non ha la pretesa di essere esaustivo. Eppure qualche chiaro segnale c’è. Come ad esempio il fatto che la maggior parte degli altoatesini intervistati accetti la presenza del lupo nella propria area di residenza e non abbia paura di frequentare zone in cui il predatore è stato avvistato. 1.818 questionari, realizzati con la consulenza tecnica dell’Ufficio caccia e pesca di Bolzano, sono stati in tutto compilati.

 

“Lo studio - spiega Filippo Favilli, responsabile del progetto - è il primo contributo scientifico a un dibattito che ha toni molto emotivi. Ora si tratta di fornire informazioni e sostenere e accompagnare lo scambio tra tutti i gruppi di interesse. Questo e l’apertura al compromesso sono le basi per una gestione della fauna selvatica efficiente e di lunga durata”. Il questionario è stato sottoposto anche agli abitanti della Provincia di Trento: il 74 per cento dei  657 partecipanti allo studio sostiene di sapere quanti lupi vivano nel territorio provinciale. La maggior parte degli intervistati ha un atteggiamento positivo nei confronti del lupo e preferirebbe installare recinzioni e misure preventive piuttosto che abbatterlo. Quasi il 90 per cento vorrebbe ricevere più informazioni sul predatore. Circa la metà degli intervistati pensa che la presenza del lupo possa favorire la nascita di una nuova nicchia di turismo.

La solitudine degli allevatori 

Di tutt’altra opinione, difficile del resto potesse essere altrimenti, gli allevatori, cacciatori e rappresentanti del settore turistico di tutti i i comprensori altoatesini (46 in questo caso le interviste individuali condotte). Gli allevatori in particolare, emotivamente ed economicamente colpiti dagli attacchi al bestiame, assumono una posizione molto critica. La metà di loro infatti vedrebbe di buon occhio l’uso di misure di protezione, come i recinti, ma esprime dubbi sulla loro effettiva efficacia. C’è poi un altro dato degno di nota: “Gli allevatori hanno l'impressione di non ricevere sufficiente apprezzamento e sostegno da parte dei rappresentati delle istituzioni e della popolazione in generale - spiega Julia Stauder, ricercatrice di Eurac Research - A loro avviso, la gente della città è insensibile alle difficoltà che gli allevatori devono affrontare quotidianamente per mantenere in vita quelle tradizioni così importanti per il turismo. I danni provocati dal lupo e le proposte di soluzioni a loro parere poco collaudate sono la goccia che fa traboccare il vaso”. 

 

Posizioni discordanti sono invece quelle espresse dagli operatori turistici; metà di loro infatti teme effetti negativi sul turismo, mentre l’altra metà ha un parere neutrale o vede persino il ritorno del lupo come la chance di conquistare una nuova fetta di turismo. Nell’estate del 2018 Eurac ha svolto inoltre un sondaggio fra i turisti che scelgono l’Alto Adige per le loro vacanze. Quasi 400 persone provenienti da Germania, Italia, Austria e Svizzera. Il 60 per cento ha un atteggiamento positivo e si dice interessato ad attività all’aperto che riguardino il lupo. Il dibattito continua.