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Successo o disfatta?

L'assessore e la sovrintendente giudicano molto positivi i risultati dei test INVALSI di quest'anno, ma le cifre raccontano un'altra storia.

Durante l'ultimo conflitto mondiale i comandi militari italiani avevano l'abitudine di usare, nei loro bollettini quotidiani, l'espressione "le nostre forze armate si sono attestate su posizioni prestabilite" che, pubblicata sui giornali o trasmessa via radio, fu rapidamente decifrata da chi  ascoltava: significava un'altra ritirata precipitosa davanti alle forze del nemico. Il paragone viene, inevitabile, alla mente leggendo il comunicato stampa con il quale vertici della scuola italiana dell'Alto Adige hanno commentato stamane la diffusione dei primi dati sulle prove INVALSI di  quest'anno e nel quale si dice che "I primi risultati di quest'anno in italiano e matematica riflettono una buona tenuta del sistema scolastico altoatesino di lingua italiana".

Volendo credere ai toni più che soddisfatti, quasi trionfalistici, della nota diramata dall'assessore competente e dalla sovrintendente scolastica, la scuola italiana dall'Alto Adige uscirebbe promossa con lode da questo controverso ma importante esame. Se però si guarda la situazione con obiettività e si osservano le statistiche pubblicate sul sito INVALSI, si possono fare anche considerazioni meno entusiastiche.

Iniziamo con una proposizione di carattere generale: la scuola italiana dell'Alto Adige, per le strutture di cui dispone, sicuramente all'avanguardia, non solo livello italiano ma europeo, per il trattamento economico che la provincializzazione della scuola ha assicurato al personale insegnante e dirigente, per il fatto di essere concentrata quasi totalmente in centri urbani di dimensioni medie, senza la dispersione periferica che affligge invece la scuola tedesca e quella della vicina provincia di Trento, dovrebbe essere capace di assicurare ai suoi utenti una formazione al top rispetto non solo al resto d'Italia, ma all'intero continente.

Da anni chi segue il dibattito sulla scuola sente ripetere sino allo sfinimento che i problemi che affliggono questo settore in Italia sono dovuti alla mancanza di strutture idonee (si pensi alle carenze abissali nel campo delle dotazioni informatiche, per non parlare dello stato pietoso in cui versano molti edifici scolastici specialmente nel centro sud del nostro paese), al fatto che gli insegnanti sono sottopagati, alla scarsa organizzazione generale.

Tutti questi fattori, in provincia di Bolzano, non sono nemmeno lontanamente immaginabili. Eppure, nel loro comunicato, l'assessore competente e la sovrintendente parlano di "complessità che la scuola italiana dall'Alto Adige deve affrontare". Dato che il fattore costituito dalla presenza di alunni provenienti da famiglie d'immigrati non è certo superiore a Bolzano a quello esistente a Trento o in altre zone del nord-est, per non parlare delle regioni del centro-sud Italia, si deve supporre che le complessità si riducano al maggior impegno nell'insegnamento della seconda lingua.

Bastano quelle poche ore di tedesco in più per giustificare risultati ormai costantemente inferiori a quelli registrati nelle province nelle regioni vicine?

Proviamo a cercare una risposta nelle cifre. Nei test INVALSI di quest'anno è soprattutto la scuola primaria (cioè le vecchie elementari) in lingua italiana dell'Alto Adige a uscire ancora una volta mortificata. In seconda elementare la prova d'italiano fa registrare un punteggio di 195, rispetto ai 205 punti di Trento e ai 198 del nord-est. È il risultato peggiore d'Italia assieme a quello della Sardegna. Fanno meglio di noi regioni come  Calabria, Puglia, Basilicata che non possono contare nemmeno lontanamente su un sistema scolastico così ricco come il nostro. Non molto migliore la situazione per la matematica, sempre in seconda elementare con un punteggio di 200, rispetto ai 209 punti di Trento e in linea, però, con la media nazionale e con quella del nord-est.

Se dalla seconda passiamo alla quinta elementare, le cose non migliorano di molto. In italiano gli studenti altoatesini meritano 197 punti rispetto ai 206 di Trento e restano sotto la media nazionale e quella del nord-est. Sono un po' più bravi in matematica, ma i loro 201 punti sono ben lontani dai 213 punti dei coetanei di Trento e restano sotto la media delle regioni del nord-est. Se dalle elementari passiamo alle medie (usiamo le vecchie denominazioni per farci capire meglio) gli  studenti del terzo anno si avvicinano in effetti, con i loro 205 punti, ai 208 punti dei colleghi di Trento, nella prova d'italiano, mentre in matematica risultano staccati con 204 punti rispetto ai 210 dei trentini e ai 209 del nord-est. Infine il secondo anno delle scuole superiori. Anche qui in effetti la scuola italiana dall'Alto Adige ottiene un punteggio, 204, superiore alla media nazionale ma gli studenti trentini ottengono 219 punti e la media del nord-est e di 210 punti. In matematica di studenti altoatesini possono vantare un risultato discreto: 211 punti, ben superiore in effetti a quello della media nazionale, sempre fissata a 200 punti, ma va pur detto che a Trento il risultato è di 220 e che quello delle regioni del nord-est è fissato a 212 punti.

Nella loro nota ufficiale, l'assessore e la sovrintendente esprimono tutta la loro soddisfazione per il fatto che i risultati siano migliorati rispetto agli ultimi anni e che la scuola italiana dell'Alto Adige riesca a recuperare alle medie e alle superiori il divario con la media nazionale che manifesta nella scuola primaria di primo grado ovverossia alle elementari. Chi si contenta gode, ma resta l'interrogativo di fondo: com'è possibile che una struttura scolastica dotata in partenza di tutti gli elementi possibili ed immaginabili per assicurare ai suoi utenti livelli formativi di assoluta eccellenza, debba arrancare, per usare un paragone ciclistico, in mezzo al gruppo, senza la minima speranza, almeno per ora, di poter agguantare i vicini di Trento, dai quali forse sarebbe il caso di cominciare a copiare qualcosa.
 

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Palaia Renato Thu, 07/09/2015 - 22:44

Esemplare l'analisi di Ferrandi, che mette a nudo una realtà della scuola italiana della provincia di Bolzano niente affatto esaltante. L'esultanza delle autorità competenti in materia ha il puro sapore di una manipolazione politica della situazione. Ma questo non ci sorprende: è uno sport molto praticato quello dei nostri amministratori di attribuirsi meriti, che non esistono fattivamente. La nota più importante riguarda l'inferiorità della scuola italiana del Sudtirolo rispetto a quella trentina: Trento nel campo dei servizi sociali ha superato Bolzano a parità di strutture disponibili. C'è di che riflettere, invece di esultare a vuoto !!

Thu, 07/09/2015 - 22:44 Permalink
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Valerio Borghesi Fri, 07/10/2015 - 14:58

Però non bisognerebbe tener conto del fatto che qui in AA/ST nelle elementari italiane si fanno 4 ore settimanali contro le 7/8 delle elementari nel resto del Paese, anche perché in compenso fanno 6 ore di tedesco, che nel resto del Paese non ci sono (oltre ovviamente le 2 di inglese)?

Fri, 07/10/2015 - 14:58 Permalink