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La falda fa sempre paura: quota 95 cm

Il Comitato di quartiere è composto da persone di provenienze politiche diverse. "Remiamo tutti nella stessa direzione, il problema va risolto".
Fabrizio nicolini comitato sinigo falda
Foto: (Foto: salto.bz)

Sinigo è un Comune mancato. Se si guarda la cartina si capisce che definirlo un quartiere di Merano, il cui centro dista qualche chilometro, è un po’ una forzatura. L’abitato ha le dimensioni e il numero di abitanti del paesone: tutti conoscono tutti. Chi abita qui scruta il cielo con occhi diversi dagli altri. La pioggia non rovina solamente una giornata al Lido o la gita in montagna. Se piove intensamente per un’intera giornata in cantina ci si deve andare con gli stivali e se si apre uno squarcio nell'asfalto subito si pensa all'acqua che c'è sotto.

 

Ma nessuno a Sinigo accetta lo status di “alluvionato a vita” come un destino ineluttabile. La soluzione, un tempo, c’era: una rete di canali costruita nel Ventennio che convogliava le acque verso l'Adige, ma il sistema è stato imprudentemente smantellato, probabilmente senza malafede, ma per un eccesso di superficialità e miopia. E di tanta, troppa fretta. Negli anni Novanta centinaia di famiglie premevano per avere una casa in cooperativa e sono state accontentate. Per costruire le abitazioni (come si è già visto) canali per il deflusso dell’acqua sono stati coperti, interrati o intubati. Sotto ad un condominio sono stati perfino costruiti dei garage nonostante le prescrizioni lo vietassero, e ora parecchie carte con le varie autorizzazioni non si trovano più. Per andare avanti, in sintesi, ora bisogna tornare indietro e, cioè, ricostruire una rete di canali sul “modello fascista” come indicato dallo studio geologico Patscheider & partner. Ma come si vedrà in un secondo articolo, “per vedere la luce in fondo al tunnel – spiega il geologo del Comune Nikolaus Mittermair - una volta accantonati i fondi (circa 2 milioni, ndr)  ci vorranno non meno di 5 anni per completare i lavori, e non è detto che siano sufficienti per risolvere il problema”. Realisticamente, quindi, per vedere finita la costruzione dei canali passeranno circa 7 anni. Un'eternità. Il timore del tecnico, inoltre, è che rispetto a 100 anni fa, il livello della falda sia comunque considerevolmente più alto, come un po’ ovunque, a causa dei cambiamenti climatici. E che quindi gli interventi di ripristino potrebbero anche non bastare. Per il Comitato di quartiere di Sinigo, dunque, la battaglia sarà ancora molto lunga.

A combatterla ci sono esponenti di tutti gli schieramenti. Non è un mistero che Sinigo, per decenni feudo democristiano, da tempo sia diventato serbatoio di voti per la destra. Ma dell’organismo fanno parte varie anime e tutti i componenti, almeno apparentemente, remano nella stessa direzione, come dovrebbe essere nei luoghi dove si può dare forma e sostanza all’impegno civico. “Loro sono di destra – spiega Fabrizio Nicolini - … indicando la presidente Melanie Franzelin, il vice Pietro Cortesia e la ex presidente Paola Zampieri – ma ci sono esponenti di tutti gli schieramenti e io sono di sinistra ma ormai sono diventato anarchico" - aggiunge, ridendo. Può essere che la presenza di un estraneo abbia, come normale, influenzato le dinamiche interne, e sicuramente nell’organismo non mancheranno le discussioni accese, ma l’impressione è che davvero nel Comitato si faccia prevalere l’interesse comune. Se poi qualcuno avrà un tornaconto politico elettorale, è nella natura delle cose, nulla di cui meravigliarsi. Nicolini e altri cittadini che partecipano alle riunioni, inoltre, non fanno neppure parte del comitato. Danno una mano dall'esterno.

In uno dei post di Facebook della pagina del Comitato è scritto chiaro: “La falda non ha colore politico e non guarda in faccia a nessuno. Aiutiamoci a fare le giuste scelte per salvaguardare Sinigo, i suoi abitanti e il valore degli immobili. Il dissesto idrogeologico è ormai realtà ed è stato certificato da uno studio tecnico scientifico commissionato proprio dal Comune di Merano. Quindi la "nuova" bonifica idraulica dovrà essere la priorità assoluta della prossima Giunta Comunale. Sosteniamo il Comitato di Quartiere nelle prossime importanti iniziative per il ripristino della sicurezza dei cittadini e del territorio. Già in passato l'unità, la tenacia e il coraggio dei sinighesi hanno strappato questo territorio alla palude, facciamolo di nuovo, senza divisioni, insieme...". Facile a dirsi, e per ora, sembra, anche a farsi. “Tra di noi – spiega Franzelin – c’è rispetto, abbiamo tutti interesse a fare in modo che la situazione per chi abita qui migliori. Se non migliora ci perdiamo tutti. Si pensi al valore delle case, chi comprerebbe oggi sapendo che un po’ ovunque la situazione va peggiorando?”.  

Negli anni i membri del comitato hanno fatto un gran lavoro. Hanno un archivio di quadernoni in cui sono custoditi, divisi per tematica, tutti gli articoli di giornale e i documenti dei vari enti pubblici. Tutti conoscono ogni foglio a menadito. Uno dei consiglieri parla dell’idrovora trasformata in casa, e, come se si andasse su Google, dopo 3 secondi Melanie allunga gli articoli sul tema. Un altro cittadino parla del canale scomparso ed ecco che subito arriva la lettera del Consorzio di bonifica del tal giorno.

 

Dopo un’ora e mezza di aneddoti, di dati, di ritagli, e di temi per una quindicina di articoli, Fabrizio fa da guida per un mini tour verso Borgo Vittoria, la piazza costruita durante il Fascismo nella quale oggi, assieme alla zona di via Fermi, si registrano i problemi maggiori. “Pronto per vedere una cosa che potrebbe essere un po’ scioccante”? Fabrizio apre la botola dei contatori di due condomini. L’acqua è lì, vicinissima. Prende il metro: 95 cm. “Si immagina – dice, girandosi verso l’abitazione – che cosa vuol dire per le fondamenta della mia casa costruita nel Ventennio?”. Gli edifici in questione furono costruiti senza cantine ed è proprio qui che nel 2012 si prese per la prima volta coscienza del problema falda. “Un giorno apro la botola - racconta Nicolini - e vedo tutto pieno d’acqua, pensiamo ad una perdita. Svuotiamo tutto ma non vediamo nessuna perdita. Il giorno dopo, senza che piovesse una goccia, l’acqua aveva raggiunto il livello del giorno precedente. Fu in quel momento che capimmo che qualcosa non andava per il verso giusto”. Subito dopo partirono le prime interrogazioni dell’allora consigliera Vanda Carbone. Nove anni e decine di interrogazioni (di tutti gli schieramenti) più tardi, la situazione è ancora la stessa.

 

Il Comitato ora ha gioco facile a puntare genericamente il dito contro “la politica” dal momento che gli errori compiuti tra la fine degli anni Novanta e oggi sono talmente tanti e talmente grandi che quasi non ci si crede. Errori fatti da chi? Le responsabilità sono diffuse e diluite nel tempo, ma, volendo, neanche troppo difficili da definire. Perché se anche se in Comune sono state fatte sparire diverse carte (sembra incredibile ma è tutto documentato) ci sono canali interrati che nella vulgata vengono chiamati con il nome di politici che hanno governato la città 10-15 anni fa. Non si parla cioè di epoche lontanissime in cui la cura del territorio era un concetto campato in aria. Stabilire la catena di responsabilità, comunque, non è la priorità di oggi, visto che si è pure in campagna elettorale (si vota a settembre). La cosa più importante è capire quanto tempo ci vorrà per rimediare agli errori del passato. E per chi abita a Sinigo le notizie non sono purtroppo buonissime.