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"Il conflitto linguistico non c'entra"

Annibale Salsa, antropologo, interviene alla conferenza stampa di Süd-Tiroler Freiheit sull'eliminazione dei toponimi italiani: "Ci sono le basi storico-culturali".
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Foto: da Youtube
Alla conferenza stampa di ieri (lunedì, 21 agosto) di Süd-Tiroler Freiheit sull'eliminazione dei toponimi italiani è intervenuto un ex professore di filosofia e antropologia culturale dell'Università di Genova, nonché presidente emerito del CAI, il Club Alpino Italiano, Annibale Salsa.

Il partito di Cristian Kollmann ha appena lanciato un'iniziativa per raccogliere 1000 firme a favore dell'eliminazione degli Ortsnamen creati da Ettore Tolomei, l'uomo di Mussolini che ha avuto il compito di italianizzare a forza la cultura sudtirolese di lingua tedesca nei giorni del buio ventennio del fascismo italiano, compreso sostituire e tradurre i nomi in tedesco.

Annibale Salsa ha condotto studi sulle popolazione alpine, sulle loro trasformazioni e lo spaesamento/Fremdheit a cui sarebbero andate incontro, sia dal punto di vista psicologico che psicanalitico.

Dall'altra parte del campo c'è Alessandro Urzì, consigliere provinciale di Alto Adige nel Cuore, che specifica in un comunicato stampa: “In autunno lanceremo una contro campagna informativa anche in lingua tedesca” contro il “monolinguismo” propugnato da Annibale Salsa.

salto.bz: Professor Salsa, ieri lei ha partecipato a un'iniziativa di Süd-Tiroler Freheit e molti hanno pensato che si fosse schierato con i secessionisti di Kollmann.

Annibale Salsa:Il mio è un punto di vista scientifico-culturale, il mio è un apporto neutrale al tema, di carattere etno-linguistico, non partitico e ancora di più politico in senso stretto del termine. Non mi sono schierato con o contro nessuno, semplicemente è da anni che porto avanti le mie motivazioni basate su studi scientifici e antropologici. Non ho di certo interessi, io sono cresciuto nel nord-ovest, con il Sudtirolo c'entro poco ma da 50 anni studio le trasformazioni delle popolazioni alpine, tra cui quelle presenti nella vostra terra.

Alessandro Urzì, consigliere provinciale di un partito del centrodestra sudtirolese, ha detto che lancerà una contro campagna informativa, l'ha tacciata di essere un sostenitore del monolinguismo, anti-italiano e ingenuo.

Ma bisogna vedere che basi ha per per dire certe cose, di sicuro è nient'altro che uno sfogo ideologico che riversa tutto il discorso in uno sciovinismo linguistico perpetuo. Urzì scambia il bilinguismo con la toponomastica, è un errore da non fare assolutamente! Io sono uno strenuo difensore del multilinguismo da tempi non sospetti, d'altronde nell'arco alpino non si è mai parlata una sola lingua a seconda dai territori ma c'è sempre stata un'incredibile contaminazione e mescolanza si culture e lingue. La toponomastica è il nome dei luoghi e si attestano quelli storicamente e culturalmente validi.

Quindi la sua motivazione non ha alcun carattere di tipo linguistico ma è intenta a tesaurizzare il nome dei luoghi, a prescindere dai conflitti a bassa intensità di questa terra?

Esatto, il conflitto linguistico non c'entra niente, c'entra l'analisi storico-culturale, perché se vogliamo proprio stare a vedere i nomi più antichi sono quelli ladini. Quella di Urzì rimane una visione nazionalistica, io ho anche criticato la tedeschizzazione attuata nel corso dell'Ottocento in Trentino.

Alcuni ritengono che l'eliminazione della traduzione italiana del luogo possa invece creare più spaccature tra i gruppi linguistici.

Certo, perché ognuno porta acqua al proprio mulino, è una discussione stomachevole. Provi a fare questi discorsi in Valle d'Aosta o in Svizzera, le rideranno in faccia, hanno superato da anni questa cosa, anteponendo la praxis alla polemica. In Svizzera ci sono italofoni e francofoni e via dicendo, non la solita e insensata contrapposizione italiano contro tedeschi che abbiamo qui, perché i nati in Sudtirolo sono tutti italiani, alcuni italofoni, altri tedescofoni eccetera, come gli svizzeri sono tutti svizzeri solo di madrelingua diverse.

Dai suoi studi ho potuto notare che a suo avviso non è la lingua a determinare l'autogoverno di alcuni territori alpini, o la tutela delle minoranze linguistiche, ma allora cosa?

Assolutamente! L'autogoverno alpino dipende da una base antica di regole, di origine medievale e di carattere economico-sociale e giuridico, non linguistico, le regioni alpine sono sempre state plurilingui. Un antropologo non può cadere in queste trappole.

Quindi basare buona parte dell'autonomia sulla lingua non è corretto?

No, le basi sono altre e infatti ci fu un errore clamoroso nell'accordo De Gasperi-Gruber nel concedere l'autonomia anche al Trentino puntando solo sull'aspetto linguistico, specificando nella conferenza di Parigi che erano presenti minoranze linguistiche anche in quel territorio, nonostante De Gasperi fosse pienamente conscio della situazione. L'autonomia del Trentino è legittimata da altro, come ho già detto prima. E comunque se Urzì volesse confrontarsi in un dibattito, io sono qui.

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Paolo Carbone Tue, 08/22/2017 - 15:01

E’ vero che Salsa dà un apporto scientifico e antropologico, ma allora che lo dia in ambito accademico, non in un’iniziativa politica a servizio di una formazione estremista, con il rischio (evidente) di essere strumentalizzato.

Tue, 08/22/2017 - 15:01 Permalink
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Paolo Carbone Thu, 08/24/2017 - 08:26

Quest’ultima frase di Terbamat mi piace particolarmente.” Se è vero che molti italiani faticano ancora ad esprimersi in tedesco, andiamo a vedere quanti tedeschi parlano volentieri e fluidamente con un italiano in tedesco.”
Io quando sono su e ogni tanto tento di parlare tedesco con i locali, mi sento sempre quasi rispondere in italiano, salvo in alcune valli dove in pratica non parlano che tedesco (ma allora la difficoltà diventa mia perché mi si rivolgono in dialetto e son dolori….).

Thu, 08/24/2017 - 08:26 Permalink