Culture | SALTO Gespräch

Lidia, tra fumetto e potere delle parole

Il linguaggio, la violenza di genere e la resistenza sono i temi del nuovo libro di Valentina Stecchi, in cui dialoga con Lidia Menapace. “Ognuno può cambiare la società”
Lidia
Foto: Valentina Stecchi
  • Sembra un sogno pensare che siano le parole a plasmare la società in cui viviamo. Ed è proprio in un sogno che Vale, la protagonista del nuovo libro di Valentina Stecchi, incontra Lidia Menapace. Abbiamo intervistato la nota vignettista bolzanina partendo dal suo nuovo libro "Lidia", nel quale si immerge in un profondo dialogo con la politica che per decenni è stata un riferimento della sinistra italiana sul tema del femminismo e del linguaggio. 

    SALTO: “Il suo nuovo libro è un dialogo con Lidia Menapace, come mai ha scelto questa figura?”

    Era da un po’ che volevo lavorare su una graphic novel, un tipo di prodotto editoriale su cui non avevo mai lavorato, avendo utilizzato sempre strisce e vignette. Non mi ero mai buttata su una storia completa e complessa e covavo da tempo questo desiderio. Volevo però che la mia prima esperienza di questo tipo fosse qualcosa di utile, sono dell’idea che l’arte non possa essere solo piacevole esteticamente ma che debba avere un’utilità ed un impegno sociale. Nel mio lavoro porto avanti questa filosofia quotidianamente. Mi piaceva l’idea di trattare una figura femminile trasversale, che potesse essere ispiratrice per diverse generazioni e che potesse interessare su più piani. Cercavo anche una personalità che fosse affine alle tematiche che già porto avanti con le mie illustrazioni come il femminismo, la non violenza, l’inclusione. Mi è venuta l’idea di Lidia Menapace perché mi ha sempre intrigata, ho iniziato a leggere e a studiare di lei per interesse personale. Mi sono tuffata in questo personaggio, volevo partire dal micro, cioè dalla mia città, Bolzano, per arrivare al macro. Non l’ho conosciuta ma volevo avere delle immagini vive di lei, quindi ho iniziato ad intervistare chi invece l’ha incontrata, ho letto, ascoltato sue interviste e guardato video. Questo mi ha permesso di non avere un’immagine evanescente ma di creare una figura vivida. Inizialmente mi sono rivolta ad Anpi Bolzano per raccogliere questo tipo di materiale, in particolare a Guido Margheri, che mi ha messo in contatto con chi l’ha conosciuta. 

  • Estratto: L'incontro tra Vale e Lidia sul divano Foto: Valentina Stecchi

    Come nasce, all’interno del libro, il dialogo con Lidia Menapace?

    Il libro parte con una giovane ragazza, Vale, che sta facendo zapping sulla tv, quando inizia un programma in cui viene intervistata Lidia Menapace. Nel guardare l’intervista la ragazza si addormenta e sul divano al suo risveglio si trova davanti Lidia. Ho scelto un ambiente onirico perché volevo astrarre lo scenario, volevo che lo sfondo che accompagna il dialogo fosse mutevole, che permettesse alle due protagoniste di trovarsi in posti diversi. Mi piaceva anche l’idea che il dialogo diventasse in fretta intimo tra le due, senza un contesto temporale e spaziale. Il sogno è stato un escamotage narrativo utile. Inoltre, sono affezionata alla dimensione onirica, penso che attraverso i sogni si tirino fuori un po’ gli aspetti latenti, e mi sembrava un bel luogo dove incontrare una maieuta, un’ispirazione. 

  • Quale pensa sia l’aspetto più rilevante della figura di Lidia Menapace oggi?

    Difficile dirlo. È stato un insieme di caratteristiche quello che mi ha attirato di questa figura. Volevo una donna che fosse stata attiva, importante, il femminismo è stato il primo tema che mi ha attirata a lei. Volevo anche una figura femminile visionaria e moderna, la cosa che più mi ha spinto a sceglierla è stata la sua attività in diversi ambiti. Non era solo femminista, era partigiana, era attiva a livello di cittadinanza e questa cosa mi ha ispirata perché ritengo importante attivarsi a livello personale sulle questioni che ci riguardano tutti e lei lo ha fatto in prima linea. È anche il massaggio del fumetto stesso: ognuno con le sue capacità può attivarsi e portare avanti dei temi e dei valori che possono cambiare in positivo la società. 

  • Vignetta: Lidia Menapace e le sue parole Foto: Valentina Stecchi

    Nel libro viene affrontato il tema del femminismo in relazione con quello della resistenza, in che modo sono collegati?

    All’interno di questo fumetto si esce dal concetto di “sintesi”, che Lidia sosteneva essere l’unica parolaccia italiana. La sintesi elimina, cancella, riduce all’uno, che spesso è maschile, anche nel linguaggio. Il collegamento è questo. Quello che oggi sappiamo sulla resistenza, e che ci è narrato spesso come eroismo e non tanto come esigenza legata ad un contesto, è che le donne hanno avuto un ruolo fondamentale. Sono state loro, per esempio, ad occuparsi della comunicazione, dei rifornimenti; è una parte sommersa della resistenza di cui solo adesso stiamo iniziando a parlare. 

  • Il tema del femminismo è molto collegato quindi con la resistenza perché è stato davvero un momento di parità di genere e le donne hanno potuto parlare, esprimersi e mettersi in prima linea. È stato l’inizio di quello che è l’emancipazione femminile, quindi per me il collegamento è nato spontaneamente. Il concetto del voto alle donne nasce un po’ in quegli anni. Purtroppo, dopo la liberazione, quando ci fu il momento di marciare per le strade, fu sconsigliato alle donne di farlo, perché non stava bene che una donna fosse così “promiscua”, che fosse stata fuori di casa, con degli uomini, non era concepibile. 

    Questo libro parla anche della consapevolezza e del linguaggio come modo di cambiare il mondo e combattere le discriminazioni, un tema sicuramente caldo in questo periodo storico. Come si è avvicinata a questo tema presente anche in altri suoi lavori? 

    È stata una consapevolezza che ho maturato con il tempo. È nata con l’assorbire la realtà circostante. Non ho mai apprezzato questa divisione tra maschi e femmine per come dovrebbero essere; da bambina sono sempre stata definita un maschiaccio, il fatto di appartenere al genere femminile e di riconoscermici ma nonostante questo essere etichettata come fuori dalla normalità mi ha sicuramente avvicinata alla tematica. Da queste riflessioni personali ne sono nate altre che sono maturate anche attraverso gli input che tutta la realtà ci dà. Ho letto molto, ma una delle riflessioni più importanti l’ho fatta a partire dall’esperienza lavorativa in ambito sociale con l'associazione La strada - Der Weg. Il fatto di dover riflettere, per alcuni progetti, sulla violenza di genere mi ha spinto ad approfondire il tema anche in relazione alla comunicazione, al dover mandare un messaggio. In questi giorni, visto l’ultimo femminicidio, è giustamente chiamata in causa la piramide della violenza. Io sono andata a ritroso in questa piramide, volevo capire perché esiste la violenza di genere e cercare di scardinarla dal fondo, ossia dal linguaggio sessista, dalla battutina, dallo sminuire. Anche il mio lavoro di vignettista e fumettista ha avuto un peso. All’interno del giornalismo, che è un ambiente prettamente maschile, esporsi sulle tematiche di attualità e sociali è una novità per le donne, a cui possiamo accedere grazie alle lotte di altri. Il fatto di avere la possibilità di fare questo lavoro che ti permette di esprimere la tua opinione e di non stare zitta. Sono partita da una riflessione mia personale che è stata latente quando ero piccola, poi si è sviluppata, crescendo, in una sorta di consapevolezza  che mi ha portato a cercare in altre figure le parole che non avevo. 

  • Vita da Vignetta: Nella vignetta sono presenti le due protagoniste delle opere di Stecchi, Vale e Nina. Vale è la figura esterna razionale che si confronta con mondo reale, Nina invece rappresenta la “vocina interiore”. Foto: Valentina Stecchi

    Ci racconta il processo editoriale e creativo dietro a questo libro?

    Questo è il mio primo libro con una casa editrice nazionale, People, prima ho pubblicato con autoproduzioni o piccole case editrici e pensavo che raggiungere una diffusione nazionale fosse un obiettivo irraggiungibile. Però avevo questa idea legata alla figura di Lidia Menapace che ritenevo buona, quindi ho iniziato a lavorare come se non ci fosse un domani per fare uscire questo libro, ho pensato anche di autoprodurlo purché uscisse, inizialmente pensavo ad una diffusione tendenzialmente locale. 

  • Sono arrivata a pagina 40 circa del fumetto per un’esigenza ma senza ancora preoccuparmi di come sarebbe stato stampato, avevo semplicemente preso contatti con ANPI. La svolta c’è stata quando, con il mio compagno, ho deciso di andare al Salone del libro di Torino 2023 ed ho pensato di portarmi anche le tavole. Seguivo diverse case editrici, tra cui People, che mi piaceva molto per il suo animo legato alla resistenza, all’antifascismo, al femminismo, tematiche a me vicine. Sono andata al loro stand nel salone e, mentre compravo due borsine, gli ho detto che avevo un progetto editoriale su Lidia Menapace. A sentire il nome le tre persone presenti, tra cui Giuseppe Civati,  hanno interrotto quello che stavano facendo per chiedermi delle informazioni, incuriosite dall’idea di una graphic novel su questa figura. Hanno sfogliate le mie tavole e mi hanno semplicemente detto “Facciamolo, riesci a finire per Settembre?”. Sono tornata a Bolzano incredula, ancora non mi sembrava vero. Ci siamo continuati a sentire, nel frattempo ad agosto ho terminato il libro ed oggi eccolo. È stato tutto abbastanza veloce, anche se in realtà io ho iniziato a lavorare a questa graphic novel da ottobre dello scorso anno. Il fatto che io ci credessi molto e la collaborazione con Anpi e Poeple mi hanno permesso di avere una diffusione più ampia. Il mio desiderio era che girasse tanto perché lo scopo del libro è informare. 

  • Copertina di "Lidia": Foto: Valentina Stecchi

    A questo proposito le presentazioni saranno diverse, dove?

    Sono partita settimana scorsa da Novara, sono recentemente stata a Verona mentre il 7 dicembre sarò alla Biblioteca civica di Bolzano con Anpi, Alessandra Spada e GEA. Ho voluto che una parte del mio ricavato di questo libro andasse ad una associazione che si occupa di tutelare le donne, l’associazione cambierà ogni anno ma ho voluto che la prima fosse GEA perché le seguo, sono sempre presenti alle manifestazioni e sono molto in gamba. Ci sarà anche una presentazione al Frauen Museum di Merano il 14 dicembre ed alla Nuova Libreria Cappelli il 12 di Gennaio a Bolzano. Ne sto fissando altre in giro per l’Italia, sarò a Roma, Torino, Milano, Gallarate, Colleferro, Asti, Monopoli.