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Giornalismo e muri

Mancati rinnovi dei contratti a termine nei dorsi locali del Corriere della Sera, prosegue lo sciopero. In 25 fanno causa all’azienda.
Giornalismo
Foto: upi

“Mi aspetta un lavoro pazzesco”, aveva detto Urbano Cairo dopo aver “conquistato” Rizzoli-Corriere della Sera nel 2016. Oltre un anno dopo lo scenario è tutt’altro che confortante: nuove e restrittive regole su tutti i tipi di contratti a termine hanno infatti convinto i comitati di redazione di Corriere del Trentino, Corriere dell'Alto Adige, Corriere Fiorentino, Corriere del Veneto e Corriere di Verona, e Corriere di Bologna a entrare in sciopero per esprimere la propria solidarietà ai colleghi precari. La protesta, nello specifico, è contro la decisione dei vertici di non rinnovare i contratti a tempo determinato che abbiano superato i sei mesi di durata. Nel frattempo 25 dipendenti (non solo impiegati dei dorsi locali) hanno intentato causa all’azienda.

Le regole stabilite “rischiano di minare non solo il destino dei colleghi oggi legati a queste tipologie di contratto, ma anche i fisiologici meccanismi di avvicendamento all’interno della redazione e, con essi, il ruolo che spetta al direttore. La scelta di limitare a 5 mesi e 25 giorni all’anno la durata dei contratti a termine annunciata giovedì (21 settembre, durante il tavolo di confronto nella sede della Fieg a Roma tra l’azienda e i Cdr dei dorsi locali del Corriere della Sera, ndr) ha infatti il solo obiettivo (dichiarato) di aggirare il cosiddetto ‘diritto di precedenza’ in caso di assunzioni a tempo indeterminato che vengano effettuate nei successivi 12 mesi”, si legge nel comunicato del comitato di redazione del Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige.

Non solo. Tali regole - prosegue la nota - “varranno anche per i posti di lavoro da sempre in pianta organica e con la responsabilità di un intero settore del giornale, senza eccezioni nemmeno nel caso in cui quei posti risultassero ormai da tempo già coperti da una lunga serie di contratti a termine. Applicato alle realtà di Trento e Bolzano, significa che ogni 5 mesi e 25 giorni due giornalisti su sette a Trento e due giornalisti su sette a Bolzano saranno colleghi ‘nuovi’ che non conoscono le redazioni e, esaurito il mercato locale, il territorio. Questa modalità di assunzione, che ad oggi non è nemmeno dato sapere quanto durerà, manifesta innanzitutto l’assoluta indifferenza per i destini personali di colleghi che lavorano con noi ormai anche da 11 anni, professionisti che hanno maturato competenza giornalistica e conoscenza del territorio, che per questa ‘colpa’ vengono ora allontanati. Rende inoltre materialmente impossibile ai colleghi rimasti con contratto a tempo indeterminato la realizzazione del giornale. Le redazioni di Trento e Bolzano, spiazzate da una decisione che in prospettiva rischia di minare lo stesso prodotto editoriale e che mal si coniuga con le speranze di rilancio e solidità che il presidente Urbano Cairo aveva acceso, lunedì si asterranno dal lavoro per la seconda volta in pochi mesi, ossia per la seconda volta in quattordici anni di vita delle due testate. Chiediamo alla Fnsi di attivarsi perché vengano al più presto ristabilite condizioni di lavoro accettabili”.

"L’azienda ci ha fatto chiaramente capire di non essere interessata a investire sulla qualità del prodotto"

Silvia Fabbi, del comitato di redazione del Corriere dell’Alto Adige, commenta così la situazione contingente ai microfoni di Radio NBC: “L’azienda ci ha fatto chiaramente capire di non essere interessata a investire sulla qualità del prodotto, nello specifico della nostra situazione abbiamo avuto tre persone con qualifica che se ne sono andate, chi per dimissioni, chi per distacco, a Milano, lasciando scoperti posti in organico che, anziché essere rimpiazzati da colleghi con la stessa qualifica e la stessa esperienza sono stati sostituiti da persone alle prime armi nei casi peggiori, in altri casi da praticanti che per quanto capaci e interessati a imparare il mestiere non possono garantire la stessa prestazione rispetto a un giornalista con 13 anni di esperienza all’interno di una redazione. Per noi questo è un fatto inaccettabile e un depauperamento assoluto della qualità del giornale, non possiamo accettare un trattamento del genere a maggior ragione perché in aperta lesione dell’articolo 6 del contratto giornalistico”, e dunque ignorando di fatto le richieste del direttore in merito all'ampliamento dell'organico.

Solidarietà è stata espressa, oltre che dalla Federazione nazionale stampa italiana (FNSI) e Associazioni regionali di Stampa, dai media locali e dalla Cgil Alto Adige che in una nota afferma: “Comprendiamo le ragioni della protesta delle due redazioni, che incrociano le braccia per tutelare la qualità del loro lavoro e, dunque, della nostra informazione. Va dato atto all'impegno di queste due redazioni che cercano di contrastare un piano che, al solo scopo di ridurre il costo del lavoro, condanna all'incertezza e all'instabilità validi professionisti che da anni collaborano con i cronisti e le croniste della redazione. È anche grazie alla loro professionalità, alla cura e alla sensibilità con cui danno voce ai nostri territori che il Corriere del Trentino e dell'Alto Adige in questi anni hanno rappresentato un valido strumento di informazione, che ha fornito ai lettori una copertura obiettiva, completa ed equilibrata dei fatti”.