"Due fattori: metodo e vittoria"
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In vista dei playoff dell'ICE Hockey League che inizieranno domenica prossima 2 marzo alle ore 18.00 alla Sparkasse Arena di Bolzano abbiamo incontrato il coach biancorosso Glen Hanlon. Persona estremamente amichevole, trasmette carisma e leadership fin dalla prima stretta di mano. Ne è uscita una lunga chiacchierata sul campionato in corso e sul mondo dell'hockey in generale. Stasera intanto, dopo la partita Fehervar-Vienna si terrà il pick round, al termine del quale di conosceranno gli accoppiamenti dei quarti di finale in base alle scelte delle prime squadre.
SALTO: Buongiorno Coach Hanlon. La scorsa settimana si è conclusa la stagione regolare con il Bolzano al terzo posto. Come giudica il cammino fatto finora?
Glan Hanlon: Sono sicuramente soddisfatto di alcuni aspetti del nostro gioco. Abbiamo finito al terzo posto, a un punto dal secondo e a tre dal primo. È però ovvio che questo sia quel momento in cui ogni squadra guarda la propria classifica e dice: “Avremmo dovuto battere questa squadra, non è nemmeno nei playoff…”. Alla fine però penso che i top team si equivalgano abbastanza. Fin da inizio stagione avevo in mente che con 92-100 punti saremmo entrati nelle prime tre. Eccoci qui. Questo è importante.
Che Bolzano vedremo nei play off?
Penso che di base vedremo lo stesso Bolzano che avete visto qui per tre anni: abbiamo sempre parlato di difesa di squadra come sistema su cui costruire il gioco. Quest'anno siamo la squadra con meno gol subiti, il che significa molto per me. Lo dico anche in prospettiva playoff: adesso iniziano partite intense e a basso punteggio. Dobbiamo giocare al meglio il nostro sistema e segnare qualche gol in più. È molto importante che i nostri giocatori interpretino al meglio il sistema perchè giocare la fase difensiva non è pattinare, andare all'indietro. È attaccare, conquistare il disco. Per avere un gioco efficace dobbiamo essere organizzati e veloci nella zona difensiva per uscire velocemente.
Oggi (28 febbraio) si conoscerà chi tra Vienna e Fehervar sarà l'ottava squadra dei quarti di finale. Subito dopo la partita verrà effettuato il pick round per i quarti di finale. Il Bolzano avrà la terza scelta. Dovrebbero rimanere da scegliere Graz e Villach. Che valutazioni avete fatto?
Non credo sarà così semplice. Potrebbero esserci situazioni sorprendenti nei pick prima di noi. Abbiamo analizzato a fondo i vari scenari. Potrebbe essere che le squadre prima di noi scelgano per valutazioni diverse da quelle che sarebbero prevedibili. Per quanto riguarda noi ho le idee chiare. Ne abbiamo già palato apertamente con la squadra. Qualunque sia il nostro avversario dei quarti di finale dobbiamo solo applicare il nostro sistema di gioco al meglio, come se non conoscessimo chi abbiamo di fronte. Non dobbiamo cambiare la nostra natura per l’avversario che abbiamo di fronte. Sarebbe un errore e un vantaggio per lui.
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Come ci ha detto recentemente Luca Frigo, i playoff sono un altro campionato. Quasi un altro sport. È vero o è solo un modo di dire?
È vero. La penso così: ci sono due fattori di base su cui costruire una squadra. Il metodo e la vittoria. Ognio stagione ha i suoi ritmi. In questa stagione siamo partiti con la giusta calma nel training camp di agosto. Quello è il momento dello studio e della riflessione sul modello di hockey che giocherai. Lo devi fare con i giusti tempi. Questo è il processo, il miglioramento del gioco, dell’intesa, dei meccanismi. Con l’avanzare della stagione la vittoria diventa priorità rispetto a questo. Quindi una volta arrivati ai playoff il processo non c'è più, conta vincere. No si dice più “Ok, dobbiamo migliorare, dobbiamo lavorare su questo, dobbiamo fare quest’altro”. Ai playoff si dice “Vai e vinci le partite”. Un’altra cosa.
Si dice anche che nell'hockey alcuni giocatori siano da playoff e altri no. Una questione tecnica ma anche mentale. I giocatori del Bolzano sono da playoff?
La questione è che in stagione regolare ci sono 13 squadre. Ai playoff ne rimangono 8, poi 4… Mettiamola così, non voglio essere irrispettoso, ma alla fine squadre che in 48 partite hanno fatto 35 o 40 punti sono diverse da quelle che ne hanno fatti magari 95. Queste squadre sono per forza di cose più veloci e più efficaci… se si commette un errore, con loro si prende gol. Sono questi i team che incontreremo ai playoff, sia chiaro. Segneranno di potenza. Ci sarà per forza un gioco più fisico e credo che alcuni giocatori abbiano caratteristiche più adatte a questo gioco. Credo che saremo all’altezza.
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Pensa ci siano squadre favorite?
No, non credo che ci sia un gruppo di favorite sulle altre. Le otto che rimangono possono veramente farcela tutte. Lo avete visto anche qui a Bolzano. Quando la squadra ha vinto l'ultima coppa si era piazzata molto in dietro in stagione regolare. E poi ha vinto il campionato.
Il Bolzano ha iniziato la stagione in modo dominante, mentre nella seconda parte della stagione i risultati sono un po' calati. Cosa succede?
In realtà credo che questo sia legato più al calendario e all’andamento della regular season. L’inizio è stato certamente positivo con la vittoria netta con Linz alla prima giornata, ma successivamente il calendario non voglio dire fosse morbido ma certamente non avevamo le partite più difficili. Dopo la pausa di dicembre invece abbiamo giocato qualcosa come 13 partite in 26 giorni. È stato un calendario molto fitto e duro. Nel periodo natalizio abbiamo giocato in pochi giorni con Linz e due volte con Salzburg. Alla fine guardando la classifica la differenza tra noi e il sesto posto (Villach) è di soli 7 punti. Si tratta di 3 vittorie. Considerato quanto detto credo che siamo stati piuttosto costanti.
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Quest'anno la squadra ha avuto problemi con gli special team. Il Penalty Killing (PK) è migliorato nell'ultima parte della stagione, ma il Power Play (PP) sembra essere ancora un problema.
Abbiamo avuto un periodo davvero pessimo nel Penalty Killing tra novembre e dicembre. Nel PK in quel periodo siamo passati dal quarto posto a quasi l’ultimo. A metà dicembre abbiamo vinto ai rigori con Voralberg. È da quella partita che abbiamo messo un po’ in ordine il PK. Finiamo la regular season con la quinta miglior statistica. Potevamo migliorare ancora. Non c’è dubbio che prima di quella partita con Voralberg sono stati fatti degli errori di valutazione e scelte sbagliate di cui mi prendo la responsabilità. Erano decisioni mie. In merito al Power Play finiamo la stagione con il 19% o poco più. Avevamo iniziato intorno al 20%, volevamo però finire al 23-24. Ho pensato spesso di aver bisogno di qualche punto in più dal PP.
Alla fine penso che le percentuali abbiano veramente qualche importanza, ma il gioco va analizzato non solo coi numeri. Spesso si sottovaluta un altro fattore fondamentale: quando si fanno i gol. Si può essere già 5 a 2 e segnare, magari in superiorità, il gol 6, 7 e 8. Poco utile alla fine. Ci sono state poi partite dure ed equilibrate in cui abbiamo giocato bene 5 contro 5 ma la vittoria è venuta proprio con un gol in power play. Per le statistiche quei gol valgono uguale…. Quando facciamo l’analisi della partita diamo importanza anche a quando abbiamo ottenuto la superiorità e con quale punteggio in quel momento. Poi, certo, guardiamo anche le percentuali.Quando abbiamo intervistato Sam Harvey ci ha detto di stare attenti alle statistiche, perché possono essere una trappola.
Chi ama le statistiche, magari è primo nel power play, ma poi se si guarda meglio, si vede che non ha segnato contro le prime cinque squadre. Chissà se deve essere veramente contento. Perché alla fine non devi avere un gol in più nei power play. Devi avere un gol di più dell’avversario alla fine della partita.
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Una differenza evidente rispetto alle stagioni passate è il continuo cambiamento delle linee offensive. È un segno di difficoltà nel trovare un equilibrio?
No. È un segno di profondità e qualità del roster. Basta dire che quest’anno potenzialmente abbiamo sei centri: Finoro, McClure, Halewka, Mantenuto, Bradley e Christoffer. Per due anni abbiamo avuto giusto i quattro centri su cui costruire le quattro linee di attacco. Cambiare le linee può dare molti vantaggi perché si possono fare cose diverse sul ghiaccio.
Ma questo non è negativo per il feeling e gli automatismi tra i giocatori?
Non credo che sia così. È nella tradizione hockeistica nordamericana avere roster ampi ed è normale per ogni attaccante giocare con tutti i compagni di reparto. Non importa con chi giochi. Vai sul ghiaccio, fai il tuo lavoro al massimo con chiunque tu lo stia facendo. Devi essere nel posto giusto al momento giusto. Nel tempo abbiamo comunque costruito delle coppie più stabilizzate, centro - ala. Bradley gioca con Salinitri a sinistra, Helewka è ala sinistra con Christoffer centro, Frigo con Mantenuto. McClure ha giocato a lungo con Gazley, che però è stato fuori a lungo per l’infortunio alla mano per cui questa coppia è stata meno costante recentemente.
McClure a inizio stagione ha giocato anche ala destra.
Certo, abbiamo costruito il roster pensando anche a queste opzioni. Alla fine della passata stagione avevo parlato con Brad che mi ha detto di poter tornare senza problemi a destra, dove ha giocato gran parte della sua carriera. Lo abbiamo fatto per dei tratti della stagione, quando serviva. Durante la stagione ho poi deciso che la nostra squadra fosse migliore con lui al centro. Brad gioca ovunque serve. È questo che mi piace di lui ed è per questo che continuo a volerlo qui. Per Brad la squadra viene prima di tutto.
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Passando invece alla difesa, la situazione sembra più stabile. Rimarranno gli accoppiamenti degli ultimi mesi?
Il discorso con la difesa è un po’ diverso. Innanzitutto i difensori da schierare sono 6 e non 12. Con Enrico (Miglioranzi) settimo da inserire a rotazione al posto di Valentine e Seed, che facendo parte della PK unit hanno molti minuti sul ghiaccio. A inizio stagione Hults e Burque erano divisi. A metà stagione ho deciso di metterli assieme perché sono i due difensori maggiormente d’attacco e volevo costruire una griglia adatta per le situazioni in cui serve più pressione offensiva. Di Perna e Spornberger sanno pattinare e insieme ci danno grande solidità. Un’accoppiata robusta. Siamo soddisfatti.
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1985, Gan Hanlon portiere dei New York Rangers. Figurina originale autografata in occasione dell'intervista. Foto: collezione privata
Sam Harvey sta disputando una grande stagione. La scorsa partita, però, era fuori dal roster. Qual è la situazione? È tutto a posto?
Tutto secondo programma. Dopo la partita a Fehervar domenica 16, giocata da Sam, avevamo ancora solo la partita in casa di venerdì scorso con Innsbruck. Quella partita volevo la giocasse Jonny. È stato perfetto per dare una settimana di riposo a Sam e permettergli comunque questa settimana di rientrare nella routine di gioco/allenamento in vista dell’inizio dei playoff domenica.
Harvey ci ha detto che avere un ex portiere di livello top come lei come capo allenatore è un vantaggio. Una questione mentale e di feeling. Anche i suoi modelli di gioco e di allenamento sono legati al fatto che lei era un portiere?
Ho detto chiaramente in spogliatoio che non è così. Non è una battuta. Ho imparato come giocano i portieri e come allenarli quando giocavo io. E parliamoci chiaro, l’hockey di adesso e ancora di più il ruolo del portiere non si avvicinano neppure a quello che erano ai miei tempi. Praticamente siamo in un altro mondo. Certo, so come ci si sente da soli in mezzo a quei pali e sono a disposizione per un sostegno o una riflessione in proposito. Una cosa che aiuta tutti, sia tecnicamente che mentalmente, è avere due portieri di grande livello. Con JonniyVallini in squadra, con il suo record è di 20 vittorie e 3 sconfitte negli ultimi 2 anni, posso far giocare Sam esattamente le partite che penso debba giocare per essere al top per la successiva. Non ho mai problemi nella rotazione. È una squadra portieri perfetta, sono amici e si supportano a vicenda. E questo è molto importante.
Per concludere, qualche parola sull'hockey nordamericano. Il torneo 4 Nations Face Off è stato uno spettacolo straordinario. A differenza dell'all-star game è sembrato vero hockey. Ha seguito il 4 Nations?
Beh sì, ho fatto il possibile. La gran parte delle partite era a notte fonda, le ho guardate in differita. Mi è piaciuto molto ascoltare i giocatori e gli allenatori che avevano il microfono live. Mi è piaciuto moltissimo ascoltare John Cooper (allenatore del team Canada) prima in panchina e poi nei commenti post game. Mi è piaciuto anche sentire McDavid parlare in campo coi compagni di squadra e con gli avversari. Queste cose me le sono proprio godute. Questa nuova formula del 4 Nations al posto dell’all-star game mi sembra molto buona. Ha avuto grande successo in Nord America.
Lei è canadese di nascita e di passaporto, ma ha anche cittadinanza statunitense. È soddisfatto di come è andata la finale USA-Canada?
Si lo sono. Sono nato in Canada, lì sono cresciuto e lì è nato il mio hockey. Certo ho giocato e lavorato per molti anni in USA e sono anche cittadino americano. Sono legato a entrambe le nazioni e sono grato ad entrambe, ma se devo tracciare una linea di demarcazione e dire dove sono, dico sicuramente che faccio il tifo per il Canada.
A proposito di NHL. L'anno scorso ci ha detto di tenere per Vancouver. Stanno vivendo una stagione difficile. Al momento stanno lottando per la wild card. Pensa che riusciranno a raggiungere i playoff?
Potrebbero farcela. Ma sono di nuovo senza il loro portiere numero umo, Demko che è già stato fuori per buona parte della stagione. Potrebbe però rientrare a breve e questo significherebbe molto. Poi Petterson in attacco non sta giocando bene e in più hanno avuto problemi di spogliatoio tutto l’anno. J.T. Miller è stato ceduto per questo, ma i problemi sono rimasti, pare. Lo spogliatoio deve essere un luogo divertente e sereno, non si può avere a che fare con tensioni e problemi ancora prima di mettere i pattini. Dico di più, se si guadagnano 80 milioni o più si può trovare un modo per andare d’accordo. Anzi si deve!
Chi vincerà la Stanley Cup?
Domanda difficile a cui rispondere. Con il sistema del salary cap il livello è molto uniforme, difficile scegliere un favorito. Ma se dovessi davvero sbilanciarmi, odio doverlo dire, ma sarà Edmonton. Credo che alla fine sarà il portiere a decidere, ma loro hanno i due migliori giocatori del mondo in campo. (Hanlon si riferisce a Connor McDavid e Leon Draisaitl).