Culture | ARCHITETTURA

Riflessioni sull'architettura monumentale

Due monumenti in Trentino-Alto Adige sono lo spunto per una breve riflessione critica.

 Monumenti bellici: Riflessioni sull'architettura monumentale

„Solenne e di notevole impatto scenografico, il Mausoleo dedicato all'uomo che lottò per l'italianità di Trento è stato costruito nel 1935 da Ettore Fagioli, architetto veronese […]“ Con queste parole il sito ufficiale del comune di Trento presenta il suo monumento, dedicato a Cesare Battisti, eretto in epoca fascista pochi anni dopo quello di Bolzano. Il percorso espositivo “BZ '18–'45. un monumento, una città, due dittature” propone un approccio critico al simbolo dell'italiantità che Mussolini volle a Bolzano. Originariamente l'arco di trionfo, progettato dall'architetto Marcello Piacentini, doveva essere dedicato a Cesare Battisti. Di questa prima idea rimane memoria nell'erma raffigurante il volto dell' irredentista trentino ma, a causa del rifiuto della vedova, si decise successivamente di celebrarvi la vittoria italiana. 

Chiedendoci perché alcuni monumenti sono comunemente accettati in quanto memoria storica, mentre di altri, considerati scomodi e imbarazzanti, si è addirittura proposto l'abbattimento, la vicenda dei due edifici pare emblematica: se quello di Bolzano fosse intitolato a Battisti sarebbe accolto più serenamente dalla popolazione locale. É così? Una corona marmorea sorretta da sedici colonne stilizzate a Trento, un arco di trionfo contornato da quattordici colonne littorie e adornato di effigi militari, asce, volti di soldati e fregi nazionalisti a Bolzano. Sono gli aspetti formali a determinare un impatto simbolico differente? 

Cerchiamo di approfondire ampliando il campo di indagine. Che significato ha, e ha avuto, in architettura il monumento. L'etimologia ci riporta al verbo latino monere, che significa ricordare, ma anche far sapere. Nel corso dei secoli pensatori e architetti hanno affrontato l'argomento arrivando a considerazioni diverse tra loro. 

Adolf Loos affermava che “solo una piccola parte dell'architettura appartiene all'arte: la tomba e il monumento.“ Anche Aldo Rossi parlava del tumulo nella foresta, segno tangibile che racconta la storia […] al di la della dimenticanza. Per loro il monumento sembra farsi carico di un bisogno innato dell'essere umano, quello di voler superare la condizione mortale. Il mausoleo trentino, ad esempio, celebra la memoria di Cesare Battisti nel tempo. 

Ma lo stesso Aldo Rossi ci porta oltre scrivendo che “il monumento, superato il rapporto con la storia, diventa geografia [...]”. Entrano in gioco lo spazio e con esso la forma che per Rossi permane anche oltre la funzione per cui un edificio è stato costruito. Nel suo L'architettura della città amplia l'accezione della parola monumento parlando di elemento primario, una costruzione che, a differenza di case e negozi - l'area residenza, ha la capacità di accentrare le vicende urbane. Ne sono un esempio le cattedrali gotiche, attorno alle quali si sono densificate e consolidate molte città europee. Il monumento bolzanino può essere considerato un elemento primario? La sua recinzione ne ha fatto, fino alla recente apertura del centro di documentazione, un'isola sterile incapace di dialogare con il contesto urbano. 

Posizioni critiche di stampo diverso hanno invece evidenziato le problematicità insite nelle costruzioni monumentali e commemorative.  

Lo studioso di estetica Roberto Masiero parla di una “crisi retinica” avvenuta nel periodo tra i due conflitti mondiali. Con essa intende la crisi dell'estetica come era intesa prima del 1914. “L'arte diventa proclama, manifesto, arma [...]”, contemporaneamente la tecnica aveva reso possibile la costruzione di forme totalmente nuove - la torre Eiffel, un monumento? Da queste possibilità tecnologiche il Movimento Moderno in architettura trae spunto per una nuova estetica razionale che supera la tradizione eclettica e Beaux Arts di fine Ottocento. Ma non si tratta di un'evoluzione lineare, le contraddizioni del pensiero aprono solchi, come quello del fascismo italiano e del nazionalsocialismo tedesco. Solchi nei quali si adagiano le estetiche assoggettate al potere di cui sono espressione lo stile littorio e quello del Reich nazista approfondite nel libro “Albert Speer e Marcello Piacentini. L'Architettura del totalitarismo negli anni trenta” di Sandro Scarrocchia. 

Eppure, rimanendo nell'ambito dell'estetica, l'inquietudine di alcune opere di De Chirico suscitano in molti di noi una certa fascinazione. Prendiamo, ad esempio, La Torre Rossa, dipinto esposto in questi giorni a Bolzano in occasione della mostra Soleil Politique. La semplicità delle forme, la drammaticità delle ombre, la nettezza delle linee ricordano l'architettura fascista. D'altronde già Piranesi nelle sue incisioni rappresenta il sublime, quella sensazione vertiginosa a metà tra ebrezza e timore provocata nell'osservatore dalle spoglie delle grandi architetture del passato.

In occasione di una celebre mostra del MoMa nel 1932 al Movimento Moderno fu accostato il termine International Style, termine che propriamente si riferisce all'aspirazione di questa corrente architettonica ad un'universalità formale ed estetica. Tuttavia ogni estetica con tendenze universaliste ha in sé degli elementi assolutisti. Per questo motivo, nel caso italiano, è difficile tracciare un confine netto tra razionalismo - espressione italiana del Movimento Moderno - e stile fascista. A Bolzano questa differenza si palesa nella diversità formale e stilistica tra l'edificio ex Gil, oggi Eurac, e il monumento piacentiniano.

Il critico Sigfried Giedion con il suo saggio “Nine points on monumentality” ha approfondito ulteriormente il problema della rappresentazione. Secondo il suo pensiero né la Nuova Tradizione - come l'architettura del littorio - né il Movimento Moderno riescono, quando ci provano, a rappresentare le aspirazioni del popolo. 

Un altro importante passaggio critico è l'opera del collettivo radicale fiorentino Superstudio. Ne “Il Monumento Continuo” è presentata una visione distopica della modernità in cui un unica forma, razionale, moderna, cartesiana pervade le nostre case, le nostre città, i nostri paesaggi.

L'artista Gabriele Mastrigli indaga questa posizione nella sua opera “La vita segreta del monumento continuo” riproponendo un'installazione di Superstudio esposta quest'anno alla Biennale di Architettura di Venezia. Davanti ad un pannello recante la citazione biblica in cui la moglie di Lot dice che ”l'architettura sta al tempo come il sale sta all'acqua”  le riproduzioni in sale di monumenti storici si sciolgono sotto uno stillicidio di gocce d'acqua. L'impermanenza fisica delle costruzioni sta a rappresentare la transitorietà del pensiero?

Questo breve elenco di posizioni critiche nasce dal desiderio di indagare, seppure in forma di bozza, il legame tra pensiero, forma e contenuto che nei monumenti si è fatto architettura e di capire come questo legame è stato interpretato nel tempo in funzione delle convinzioni dominanti.