"Riecco il mito, riecco la leggenda"

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C’è Pippo Marchioro, che nell’anno del Signore millenovecentosettantasei ha portato il piccolo ‘grande’ Cesena in Europa. C’è Bruno Bolchi, che undici anni dopo a San Benedetto del Tronto – contro il Lecce di Carletto Mazzone – ha conquistato la promozione più iconica di sempre. C’è Pierpaolo Bisoli, che in sella al Cavalluccio ha arpionato addirittura tre promozioni a dir poco croccanti (due in A e una in B). E poi c’è anche (o soprattutto?) Fabrizio Castori. Massì, l’inossidabile Castori. L’inarrivabile Castori. L’inafferrabile Castori. L’eroe di Lumezzane 2004. Colui che, se non fosse intervenuto il Palazzo (pro-Toro), nell’anno del Signore duemilasei avrebbe portato il suo amato Cesena in Paradiso. Colui che, sette anni fa, dopo una remuntada da libro cuore – annientata poi da quel tragico fallimento ‘targato’ Lugaresi – riuscì a salvare quel Cavalluccio che tutti davano per spacciato. Colui che – udite udite – con 254 panchine in gare ufficiali resta l’allenatore bianconero con più presenze di sempre. Di sempre, eh. DI SEMPRE. Passano gli anni, cambiano le mode, cadono i governi, mutano le regole del mondo della pedata, ma il classe 1954 Castori è sempre lì. Lì. In tuta e scarpini. A vivere di pallone. A lottare con allenatori che hanno trent’anni in meno di lui. A cercare di riscrivere la storia. Ad inseguire salvezze miracolose. A mettere nel mirino record che sembravano irraggiungibili. Sì, irraggiungibili. Giunto lo scorso dicembre a Bolzano con la squadra ultima in classifica, l’Uomo di San Severino Marche in meno di quattro mesi è riuscito letteralmente a rigenerare un Südtirol a dir poco boccheggiante: se il campionato finisse ora, gli altoatesini (prossimi avversari del Cesena di mister Mignani), sarebbero incredibilmente salvi senza nemmeno passare dai play-out. Ma c’è di più. Molto di più. Perché Castori, con all’attivo ben 568 panchine cadette, è anche a un passo dal record assoluto detenuto da Guido Mazzetti (572). Ed allora non sorprendetevi più di tanto se tra dieci anni, con il calcio dominato da Var (sempre più) indigesti, palloni intelligenti e droni a dir poco futuristici, l’highlander Castori sarà ancora lì. Lì’. In tuta e scarpini. A riscrivere (ancora) la storia. La storia con la ‘s’ maiuscola. La storia che sa regalare emozioni indescrivibili. La storia che piace a noi. La storia che scalda i cuori. Dio salvi la Regina. E pure (anzi, soprattutto) quella leggenda vivente ‘chiamata’ Fabrizio Castori.
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Articolo e fonte
L'articolo di Flavio Bertozzi è stato pubblicato ieri (2 aprile) su RomagnaUno. Quest' altro articolo riprodotto da TuttoCesena uscì nel 2015 sul Fatto Quotidiano.