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Politics | Accadde domani

Come ti smonto la riforma

I 5Stelle all’assalto della legge Urzì-Kompatscher. L'iter legislativo avrà il suo avvio nei prossimi giorni con il passaggio politicamente molto rilevante nella Commissione Affari Costituzionali della Camera.
  • Tra qualche giorno, alla ripresa dell’attività parlamentare, inizierà anche il cammino della legge di riforma costituzionale, elaborata dopo un lungo confronto tra Governo e Südtiroler Volkspartei, che mira a ripristinare le competenze erose dalla giurisprudenza della Consulta dopo il 1992 e a definire nuovi ambiti di competenza per le due Province.

    L’iter legislativo, che si compone come noto di due letture da parte dei due rami del Parlamento, avrà il suo avvio con un passaggio che forse è tra i più rilevanti dal punto di vista politico, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera. Qui verranno a definirsi le posizioni delle varie forze politiche e qui potranno essere assunti dai commissari anche i pareri di esperti e soggetti in qualche misura coinvolti nel processo di riforma. Uno degli strumenti in base ai quali si articolerà il dibattito saranno sicuramente gli emendamenti al testo di legge governativo presentati dalle forze politiche. Quelli già depositati sono racchiusi in un fascicolo e possono essere fatti risalire a due soggetti politici: il gruppo dei deputati 5Stelle e la deputata trentina del PD Sara Ferrari. Analizzare il testo di queste proposte può aiutare a capire quali saranno i temi del dibattito che inizierà in Commissione per poi trasferirsi nel plenum della Camera per la prima votazione del testo.

  • Gli emendamenti dei 5Stelle

    La maggior parte degli emendamenti presentati è stata elaborata, come detto, dal gruppo dei deputati 5Stelle e tutti i vari testi sono firmati collegialmente dai quattro componenti del gruppo coordinato dall’onorevole Alfonso Colucci. 

    L’approccio politico è di severa critica all’impalcato della riforma e lo dimostra in maniera lampante il primo tra gli emendamenti presentati che prende di petto quello che un punto nodale della legge costituzionale concordata tra Governo e SVP e che riguarda la cosiddetta gerarchia delle fonti legislative cui possono e debbono sottostare le normative emanate in base all’autonomia provinciale. È un tema sul quale si è discusso parecchio in fase di elaborazione della legge con i “desiderata” di Bolzano accolti solo in parte restando ferma la subordinazione dell’autonomia ai cosiddetti interessi nazionali. I 5Stelle vanno oltre ed ecco cosa propongono la loro emendamento: “

    …..le parole: «In armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali» sono sostituite dalle seguenti: «In armonia con la Costituzione e i principi generali dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con il rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e dagli obblighi internazionali e degli interessi nazionali» e dopo le parole: «nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica» sono inserite le seguenti: "e del principio solidaristico volto ridurre le disparità territoriali e promuovere il benessere di tutte le regioni.».

    In pratica il riferimento agli obblighi internazionali viene ulteriormente specificato con un richiamo diretto all’ordinamento UE.

    Il passaggio forse più politicamente rilevante è però quello che aggiunge all’elenco delle fonti normative cui la potestà autonoma delle Province di Trento e Bolzano e della Regione deve adeguarsi anche il principio solidaristico che mira a ridurre le disparità territoriali e a promuovere il benessere di tutte le regioni. 

    Si tratta di un richiamo diretto a quel principio di solidarietà tra regioni ricche e povere che è al centro della polemica agitata dai 5Stelle ma anche dal PD contro il progetto di autonomia differenziata per alcune regioni del centro-nord portato avanti dalla Lega. Ora il riferimento fa capolino anche come criterio per limare l’autonomia speciale del Trentino Alto Adige.

    Il secondo emendamento dispone la soppressione del passaggio nel quale tra le competenze primarie delle Province è inserita la “disciplina dei rapporti di lavoro e della contrattazione collettiva:

    Come si ricorderà questa è una delle richieste di antica data fatta da Bolzano e Trento per poter regolare in loco il mercato del lavoro. Viene chiesta anche la soppressione di un altro passaggio con riferimento dalla categoria di norme cui deve conformarsi la legislazione autonoma.

    Con l’emendamento successivo si entra nel settore cruciale dell’urbanistica. Lo Statuto attualmente in vigore dall’articolo 8 comma 5, assegna a Trento e Bolzano la competenza su “urbanistica e piani regolatori”. La proposta del Governo sostituisce questa dizione con una più articolata: “governo del territorio, ivi compresi urbanistica, edilizia e piani regolatori”. I 5Stelle chiedono che questa dizione sia cassata, lasciando solo il generico riferimento al “governo del territorio”. 

    Altri tagli di un certo rilievo politico sono quelli previsti dagli emendamenti successivi, con i quali, dal disegno di legge costituzionale, sono cancellate le disposizioni che attribuivano alle Province competenze in materia di gestione del ciclo dei rifiuti e riportiamo testualmente “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica”.

    Qui non occorre neppure sottolineare il fatto che la proposta di soppressione del passo in questione sottrarrebbe a Bolzano e Trento una delle nuove competenze più attese e richieste.

    Il comma i del disegno di legge regola le procedure per l’elezione del consiglio provinciale di Bolzano con l’abbassamento da quattro a due degli anni di residenza necessari per l’esercizio del diritto di voto attivo. I 5Stelle propongono di aggiungere un comma nel quale si prevede l’obbligo di costituire l’Ufficio di Presidenza del Consiglio con la rappresentanza di tutti i gruppi politici. 

    Gli emendamenti successivi introducono un tema caro ai 5Stelle: quello dei referendum, per i quali si prevede la possibilità di raccolta digitale delle sottoscrizioni. Viene abbassato ad un centesimo degli elettori il numero sufficiente a chiedere il referendum sulle leggi approvate, entro tre mesi dalla loro promulgazione. 

    Un emendamento sul quale converge assieme ai deputati 5Stelle anche Sara Ferrari del Pd è quello che blocca il passaggio dai Consigli provinciali alle rispettive Giunte della potestà di decidere l’impugnazione di leggi statali lesive delle prerogative autonomistiche e dei diritti delle minoranze (articolo 98 dello Statuto). 

    I deputati del partito di Antonio Conte si soffermano con un emendamento anche sul tema del meccanismo che regola la possibilità di intervento delle assemblee locali su un testo di modifica dello statuto approvato in prima lettura dalle Camere: Ci si limita a cancellare il termine "intesa" sostituito da quello di “deliberazione su testo conforme”. La questione viene ripresa poi in modo molto più ampio da Sara Ferrari del PD come vedremo poco più sotto.

    Sempre allo stesso comma i 5Stelle sferrano un altro attacco al modello SVP chiedendo la cancellazione di una frase significativa:” …fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti”, quasi a voler rimarcare che nulla può ostare ad un ripensamento sugli istituti autonomistici in vigore nel 1992 o successivamente.

    Con un emendamento successivo viene introdotta la possibilità di sottoporre le modifiche statutarie a referendum su base regionale, mentre resta esclusa l’ipotesi di sottoporle a referendum su base nazionale.

  • Gli emendamenti di Sara Ferrari (PD)

    Passiamo ora all’esame delle varie proposte presentate dalla deputata Ferrari.

    Il primo emendamento depositato dalla rappresentante del Pd mira alla parità di genere e così recita: “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive

    Un secondo emendamento prevede la possibilità per la Regione (non sono nominate le Province) di stringere accordi internazionali. Come detto sopra, Ferrari si affianca ai 5Stelle nel voler eliminare la modifica prevista nel disegno di legge e in base alla quale spetterebbe alle Giunte Provinciali e non ai Consigli come ora il compito di impugnare le leggi statali per violazione dello Statuto o dei diritti delle minoranze.

    Con l’emendamento successivo si entra in uno dei campi più delicati e politicamente rilevanti dell’intera operazione: quello delle procedure da adottare in caso di modifiche dello Statuto. Si parte dall’attuale formulazione che, all’articolo 103 dello Statuto prevede solo che si adotti la normale procedura prevista per le leggi costituzionali, anche su proposta dei consigli provinciali e regionali, ma con l’esclusione della possibilità di sottoporre la legge di modifica approvata al referendum confermativo.

    A questo sistema la legge di riforma varata dal Governo Meloni con l’assenso SVP propone di apportare il seguente cambiamento: “I progetti di modificazione del presente Statuto sono sottoposti a intesa adottata a maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio regionale e dei Consigli provinciali sul testo approvato in prima deliberazione dalle Camere. Ove l'intesa non sia raggiunta entro il termine di sessanta giorni, le Camere possono adottare le modificazioni con la maggioranza assoluta dei propri componenti nella seconda votazione, fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti.” 

    Come abbiamo visto i 5Stelle chiedono di cancellare del tutto il riferimento ai livelli di autonomia raggiunti. Ferrari propone invece un meccanismo del tutto diverso per regolare il conflitto: 

    Ecco il testo integrale dell’emendamento: “Qualora sia manifestato il diniego ovvero sia resa una determinazione con contenuti diversi rispetto al testo approvato dalle Camere in prima deliberazione, su richiesta del Governo o del Presidente della Regione o di una Provincia, il Presidente del Senato insedia una commissione di convergenza composta da due rappresentanti per ciascuna Camera e da un rappresentante per il Consiglio regionale e per ciascun Consiglio provinciale, designati dai rispettivi Presidenti, con il compito di definire un testo condiviso. La Commissione è presieduta da un componente nominato dal Presidente del Senato e delibera all'unanimità. Il testo condiviso equivale all'intesa prevista dal primo periodo del presente comma ed è approvato dalle Camere nella seconda votazione ai sensi dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione. Non si fa luogo alla seconda votazione in mancanza dell'intesa prevista da questo comma.”

    Un ultimo emendamento della rappresentante PD riguarda infine la bocciatura della proposta di incaricare le Commissioni dei 6 e dei 12 di armonizzare la legislazione nazionale con quella locale.

  • Dibattito al via

    Gli emendamenti che abbiamo cercato in qualche modo di illustrare saranno tra gli elementi di cui si discuterà, in Commissione e poi in Aula nei prossimi giorni. Di essi verranno precisati anche le posizioni dei singoli partiti. 

    Il Capogruppo 5Stelle Onorevole Colucci ha voluto precisare, inviandoci il fascicolo, che in caso di mancata accettazione dei loro emendamenti verrà espresso voto contrario all’intera riforma. Da capire l’atteggiamento delle altre opposizioni. Del gruppo PD in Commissione Affari Costituzionali fa parte tra l’altro la segretaria del partito Elly Schlein che sarà chiamata quindi a misurarsi in prima persona con l'intera faccenda. Il testo dovrebbe invece, salvo sorprese, trovare il consenso dei partiti di maggioranza. 

    Relatore, come noto, è il deputato Alessandro Urzì che, in Commissione, ricopre tra l’altro anche l’incarico di capogruppo del suo partito. A lui quindi il compito di pilotare il dibattito di questa prima complessa fase verso la prima votazione alla Camera. Ne seguirà un’altra a distanza di almeno sei mesi ed altre due dovranno essere espresse dal Senato. Un elemento di grande importanza da tener presente: è necessario che il testo, dopo la prima votazione rimanga sempre lo stesso per evitare di dover tornare alla casella di partenza con un allungamento dei tempi che metterebbe seriamente a rischio l’approvazione del disegno di legge prima della fine della legislatura.