Società | Il viaggio

Alzare la voce per chi di voce non ne ha più

Il racconto di un viaggio in treno. Da Trento a Innsbruck. In compagnia di un ragazzo eritreo.

Sul treno si incontra spesso qualcuno con cui parlare. Nella tratta da Trento ad Innsbruck, oggi, ho incontrato un ragazzo.

É entrato in scompartimento quasi in punta di piedi, chiedendo se poteva sedersi, facendo attenzione a non urtare un signore che stava dormendo. Nelle mani teneva stretto il biglietto del treno, con sé non aveva nient'altro, proprio nulla. Quante borse avevo io per un viaggio di due giorni, poco lontano da casa? E tu, con quante borse viaggi normalmente? A lungo ha guardato fuori dal finestrino, con gli occhi grandi, neri come il caffè e bianchi come il latte, svegli e curiosi, senza cedere un attimo alla stanchezza né al dondolio del treno. Eritreo, 22 anni. Un inglese stentato, ma sufficiente a farsi capire. Tutto il gruppo salito a Bolzano era per la maggior parte di eritrei, per il resto di etiopi, ha detto.

Dopo essere stata a lungo colonizzata, a partire dagli italiani, l'Eritrea è oggi in stato di guerra e tutti gli adulti vengono costretti ad andare gratuitamente alle armi, raccontava. Era la prima volta che vedeva la neve e le nostre montagne gli piacevano così verdi. In Eritrea il clima invece è molto caldo, il paesaggio arido e roccioso, ha spiegato. Poi ha chiesto se so dove si trova l'Eritrea e la capitale Asmara. Ha chiesto anche se so dov'è la Libia, che lì i cristiani vengono uccisi. Lui è cristiano, ad ogni modo in Eritrea cristiani e musulmani convivono pacificamente, ha detto. E tornando alla Libia, lui ci è stato: ha pagato per poter raggiungere l'Italia, è stato bloccato per quattro mesi sulle coste libiche, il 13 maggio è salito su un barcone. Cosa facevo io il 13 maggio? E tu, cosa facevi? In mare è stato soccorso dalla Guardia Costiera italiana, che lo ha portato a Messina. Lì ha pagato un eritreo 100 euro per poter raggiungere Roma in bus, da Roma ha pagato per poter arrivare in Germania, che ci sono degli amici che lo aspettano, ha spiegato. Conosceva la Convenzione di Dublino ed era consapevole che in Austria la polizia rispedisce i clandestini oltre confine. Molto educato, non mi ha chiesto nulla di personale, nemmeno il nome. Non mi ha guardato più del necessario, mi guardava dritto negli occhi però quando parlava. Non si è lamentato una sola volta; ed io, quanto mi lamento ogni giorno per problemi e situazioni, che in confronto, pur senza nessuna colpa, son ridicoli? E tu, quanto ti lamenti? Quando non parlava, tornava a guardare fuori dal finestrino, attento.
Mi è sempre piaciuto osservare le persone, immaginare le loro storie.

In questi giorni, in cui alcuni Stati membri dell'Unione europea hanno rifiutato la proposta della Commissione per la ripartizione dei migranti, di fronte a mentalità ed atteggiamenti xenofobi sempre più diffusi, a partire banalmente dalla ragazza italiana nel mio stesso scompartimento, che non ha spostato borsa e giacca per evitare che altri profughi in piedi in corridoio potessero sedersi, che contributo dà questo racconto? Potrebbe non essere tutto vero e molto manca, ma come mi è stata data, nuda e cruda senza pretendere d'essere qualcosa di più, ora questa storia è tua. Rispettiamola, questa e tutte le altre storie che ci scivolano addosso in sordina ogni giorno, che invece dovremmo sbatterci la testa, farci investire in modo assordante. Rispettiamo chi le racconta, la loro energia, disperazione, voglia e diritto di vivere, e vivere in pace e liberamente, e raccontiamole a nostra volta, per questi fatti sì che occorre alzare la voce, per chi di voce non ne ha più.

Agnese di Giorgio, originaria di Trento, studia a Innsbruck.