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Cultura Aziendale:Una mancanza di verità

Quattro storie breve.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.

I. La mia amica vive con la sua famiglia in Toscana, si guadagna da vivere non in Italia, ma in Ucraina, a distanza. Affitta un appartamento, si mantiene, non richiede assistenza finanziaria dall'Italia. Volevа aprire un conto in una banca italiana per trasferire lì i suoi fondi e, di conseguenza, iniziare a pagare qui le tasse sul reddito.
Ha tutti i documenti - permesso, carta d'identità. Ma la banca l'ha rifiutata, prima di tutto, - perché nessuno è in grado di comunicare in inglese.

Quando uno straniero che parla 3-4 lingue, laurea e dottorato non riesce a trovare lavoro in un ufficio, gli impiegati di banca, laureati in economia, non sono in grado a imparare l'inglese (e perché?) percio cercano in tutti i modi di sbarazzarsi del cliente. E ancora, semplicemente perchè è uno straniero

Questo è difficile da credere a meno che tu non cerchi di essere uno straniero in Italia su base permanente. Non importa come impariamo la lingua, l'accento, l'aspetto: qui tutto è contro di noi.

Licenzerei solo per questo, non per razzismo che sia unsupportabile. E perché una persona con un'educazione economica non capisce come si forma il budget. E da che cosa guadagna, prima di tutto personalmente, e il suo paese - da contributi e tasse. Lo capiscono bene gli svizzeri (vivono anche di rendita passiva da capitale), gli olandesi, i tedeschi e gli austriaci, e sono più disposti ad aprire conti agli stranieri. Gli italiani pensano ancora di essere pagati dal "governo". E da dove prende il governo per "darci"? Non si sa - quello sono i problemi del governo. 

Pertanto, i dipendenti della banca ritengono che un conto bancario sia un privilegio e un conto nella loro banca per uno straniero sia una minaccia alla sicurezza. Ho avuto anche io numerosi rifiuti quando volevo aprire un conto in modo che il mio stipendio venisse accreditato lì. I dipendenti della banca hanno messo in dubbio la legittimità dei documenti emessi dal governo del loro paese (!)

I funzionari della questura o della prefettura ritengono che il diritto di persona ad avere il suo documento non sia un diritto, ma un privilegio. Ed è per questo che credono che sia meglio di fare da loro parte tutto per un straniero di non avere un documento, non pagare le tasse sul territorio italiano, perché è meglio per la loro patria, che ristagna sotto la pressione dei clandestini. Vedete qualsiasi logica qui? Io - no. 

II. Ieri un visitatore del supermercato ha chiesto se qualcuno parlava inglese. Adetta di vendita scortesemente ha risposto il suo telegrafico "no" e se n'è andata. Un adetto guardia di sicurezza (dalla pelle scura presumo che sia afroitaliano) si avvicinò e condusse l'uomo al prodotto giusto, parlando benissimo l'inglese. Vuol dire, che un adetto di sicurezza d'origine africana sa parlare tre lingue come il minimo, ancora conosce il servizio clientela quello che gusto in modalità empatica, ma sicuro che non viene pagato in più di quella scortese con il "no". Lei si permete di essere apprezzata senza nessuna competenza, con una tale gamma di negatività, disprezzo e persino rabbia, come se non sapere fosse sia un'orgoglio. È come se l'uomo non chiedesse a te, commessa, il prodotto, ma si offrisse di succhiarglielo. Il paese, la maggior parte del cui bilancio è formato dal turismo, disprezza il turista. Il personale non addestrato non è più in grado di venderlo, però, va bene cosi. Rabbia, disprezzo, antipatia nell'atteggiamento: ha una logica? Ia vedete? Io  - no.

III. Andò al bar, birreria, dove lavoravo una volta. Un problema di 3 anni è ora diventato ancora più evidente: un problema con il servizio orientato al cliente. Un cliente che vuole ordinare, deve aspettare che qualcuno lo noti. Conseguemente, il cliente rimane deluso, scontato, sentendosi sgradito e invisibile nel locale. Ho aspettato 10 minuti al banco, i dipendenti, come prima, stavano litigando e chiarendo il rapporto tra loro. Nessuno ha preso l'ordine, quindi me ne sono andata via. Bene, risparmio per il servizio scarso, bevo e mangio a casa, dove nessuno mi rovina il mio buon umore stasera, 

IV. Tutti i tentativi al primo di sostenere gli affari locali si sono conclusi con me che mi è stato dato qualcosa di peggio, servito per ultimo, solo perché si vede e sente che sono straniera. Quindi se sono turista, non sto per tornare lo stesso - si puo trattarmi senza tanta attenzione. Di conseguenza, ho deciso di utilizzare l'inglese nel settore dei servizi e dei negozi, avendo una buona padronanza dell'italiano.
Solo le piccole botteghe artigiane li, sotto in Italia, si accorgono che il loro negozio (con la merce spesso sopravvalutata) vende bene soltanto ai turisti. Cerco sempre di parlare inglese con loro: il servizio, allore, è eccellente.

Nei negozi locali lo shopping si trasforma nel superamento delle resistenze del personale, che non sia interessato a vendere di più, perché semplicemente non capisce da cosa è composto il loro stipendio e come si spiega la loro presenza (non ci saranno clienti e non sei necessario qui!).
Ma né la direzione, né i proprietari non insegnano questa semplice logica. Odiano anche gli stranieri, tollerando la loro presenza come schiavi di lavoro o come acquirenti della spazzatura più costosa che un locale non compra.

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Potrei parlare a lungo della mancanza del solito "script" per un impiegato di commercio, come l'abitudine di rispondere educatamente o risolvere correttamente un problema, della mancanza dell'abitudine di rispondere a una richiesta elettronica o di dare un feedback a tutti i livelli - da impiegato statale, banchiere oppure il datore di lavoro potenziale. Il disprezzo per tutto ciò che è "americano", in particolare la vera cultura aziendale (Corporate Culture), così come i tentativi di educare i dipendenti e instillare in loro i valori, porta a una mancanza di cultura nel servizio. Perché né il proprietario, né il direttore, né il dipendente sanno da dove provengono i loro guadagni e chi dovrebbe essere rispettato per primo.

I tentativi di "automazione" e di introdurre solo la forma esterna della cultura aziendale, anzi, finiscono peggio. Si sente di nuovo come ti stanno usando come una cretina. Quando un potenziale datore di lavoro enfatizza l'etica, la presenza di una cultura aziendale, di norma, si riduce a trattarti come un robot tra altri robot, negando il valore della tua individualità, empatia, educazione ed emozioni. Non è per questo che è così spiacevole comprare in un negozio, quando ti si rivolge solo con un testo memorizzato, in cui non c'è persona.

L'imprenditore italiano paga le tasse più alte d'Europa e ha, in cambio, il sistema di governo più macchinoso. Questi problemi vengono solitamente trasferiti al dipendente meno pagato e, di conseguenza, al cliente.
Dopotutto, nessuno comprende né il proprio valore né il valore di un altro nella formazione della società, l'educazione e l'istruzione servono al denaro come valore assoluto. Sebbene, l'istruzione non garantisca l'occupazione, o almeno il rispetto del tempo, dedicato all'acquisizione delle conoscenze. 

La conoscenza che, nel caso degli impiegati di banca della prima storia, non ha nulla a che vedere con la cultura, ciò che ci rende umani, una civiltà. Per quello siamo messi male. Se il cliente che vuole portare i soldi in banca, negozio non viene rispettato, di cosa parleremo altrimenti della crisi dell'economia che è sempre qui, nella nostra mente?