Economia | Occupazione

Nell'automotive timori per i dazi Usa

Dopo l’annuncio di Trump preoccupa la crisi dell’auto, tra licenziamenti e cassa integrazione. Ma il mercato del lavoro in Alto Adige resta poco saturo.
Sette fornitori del settore automotive collaborano a soluzioni innovative.
Foto: Intercable
  • Mancano poche ore all’annuncio di Donald Trump sui “dazi doganali reciproci”. Alle 22 di oggi (2 aprile) il presidente statunitense annuncerà le nuove tariffe commerciali contro i partner che, secondo lui, hanno “approfittato” degli Stati Uniti. I dazi saranno immediatamente operativi e si andranno ad aggiungere a quelli già annunciati su alluminio (25%) ed auto importate, operativi da domani. Misure che rischiano di colpire duramente anche il settore dell’automotive europeo, già in crisi da diversi anni. 

    “Le aziende altoatesine sono già colpite dalla crisi del settore automotive”, spiega Marco Bernardoni, segretario di Fiom Alto Adige. “La Intercable, ad esempio, ha recentemente effettuato 50 licenziamenti su base volontaria. La GKN fino a poco tempo fa ricorreva alla cassa integrazione, mentre le Acciaierie Valbruna si trovano ancora in questa condizione, a causa di un calo delle commesse anche nel settore dell’automotive”. Stimare il numero esatto di lavoratori in cassa integrazione non è semplice, spiega Bernardoni, perché la situazione è in costante evoluzione: alcuni rientrano, altri vi accedono nuovamente. Tuttavia, è evidente che molte aziende stanno affrontando difficoltà e si trovano in una condizione di instabilità economica per via del calo delle commissioni. “La crisi dell’automotive sta avendo un impatto significativo anche su altre aziende, come Alpitronic, che opera nel settore elettrico. Dopo aver ridimensionato il personale lo scorso anno, soprattutto tra i contratti a tempo determinato e gli esterni, ora sembra in ripresa, con circa 900 dipendenti attuali”.

  • Marco Bernardoni, segretario di Fiom Alto Adige: “Il timore è che i dazi possano peggiorare ulteriormente la situazione, specialmente se avranno effetti su colossi come Stellantis o Volkswagen, ai quali molte delle aziende locali forniscono componenti” Foto: CGIL
  • La crisi dell’automotive in Alto Adige è relativamente recente, con ripercussioni visibili da circa un anno, un anno e mezzo. Aziende come le Acciaierie, Alpitronic e GKN hanno iniziato a risentirne nel corso del 2023. Al momento, non sembrano esserci segnali di una ripresa significativa, anche perché mancano piani industriali concreti da parte delle grandi case automobilistiche. “Il timore è che i dazi possano peggiorare ulteriormente la situazione, specialmente se avranno effetti su colossi come Stellantis o Volkswagen, ai quali molte delle aziende locali forniscono componenti”, aggiunge Bernardoni. Non si tratta, infatti, di produttori diretti di automobili, ma di imprese dell’indotto, che dipendono fortemente dall’andamento del mercato dell’auto.

    Si parla spesso della possibilità di una riconversione industriale per le aziende del settore, ma, aggiunge Bernardoni, resta da capire in quale direzione. L’ipotesi più discussa riguarda una possibile riconversione verso il settore militare, anche se si tratta di un argomento controverso. “Esistono già realtà come Iveco a Bolzano che operano in questo ambito, ma una trasformazione su larga scala richiederebbe interventi strutturali e scelte politiche precise e non la ritengo auspicabile”, conclude Bernardoni, aggiungendo che è previsto un coordinamento con la FIOM nazionale per affrontare le criticità dell’automotive in Alto Adige nell’ambito di una strategia più ampia a livello italiano.

  • “Al momento non sono previsti licenziamenti”

    Secondo il segretario del sindacato Sgb/Cisl, Andreas Unterfrauner, al momento non ci sono grossi timori che l'industria automobilistica altoatesina possa effettuare ulteriori tagli ai posti di lavoro: “Siamo in contatto con le aziende e quindi sappiamo che al momento non sono previsti licenziamenti in tutto l'Alto Adige. GKN Driveline, ad esempio, ha ricevuto solo di recente nuovi ordini da Audi, Ford e Stellantis. Di conseguenza, anche il fondo di perequazione salariale è stato nuovamente sospeso”. Tuttavia, l'azienda è sempre in allerta a causa della situazione politica globale. La speranza è che le difficoltà occupazionali nel settore automobilistico abbiano fine. 

  • Andreas Unterfrauner, segretario del sindacato Sgb/Cisl: “Il mercato del lavoro altoatesino è molto poco saturo, con molte aziende in tutti i settori alla ricerca di personale” Foto: Privat
  • Come spiega il sindacalista, le aziende stanno ora utilizzando anche altri metodi, come quello di non occupare i posti dei lavoratori che vanno in pensione. Per quanto riguarda i licenziamenti del passato, a posteriori tutto è filato liscio, tanto che i dipendenti che hanno dovuto lasciare il posto di lavoro sono stati generalmente soddisfatti. Secondo Unterfrauner, la maggior parte di loro ha trovato un nuovo lavoro subito dopo aver lasciato l'azienda. Unterfrauner non crede che in caso di futuri licenziamenti sarà più difficile trovare un nuovo posto di lavoro per i lavoratori in esubero: “Il mercato del lavoro altoatesino è molto poco saturo, con molte aziende in tutti i settori alla ricerca di personale. Questo significa che le persone saranno ancora in grado di trovare lavoro in futuro”.