Non chiudete piccoli ospedali e reparti
Il 17 agosto scorso, a seguito di una caduta accidentale, ho riportato una brutta frattura esposta del malleolo e sono stata prontamente soccorsa ed operata nel giro di due ore presso l’ospedale di San Candido. Dalle pagine di questo portale vorrei ringraziare per l’ottima assistenza fornita, a cominciare dal pronto intervento ricevuto dalla dottoressa Barbara Oberhammer insieme a due bravissimi infermieri (a bordo dell’autoambulanza che mi ha portato in ospedale), la cui professionalità ed umanità mi hanno molto aiutata ad affrontare una situazione estremamente dolorosa. Ringraziamenti doverosi vanno anche al dottor Basso, che ha effettuato un ottimo intervento di ricostruzione, al dottor Steiner, del reparto di chirurgia, e al dottor Lanthaler per avermi fatto superare l’intervento senza alcuna sofferenza, proprio come mi era stato assicurato nella breve intervista fatta prima dell’operazione e per come, in qualità di direttore medico di questa struttura, riesce a mantenerla efficientissima al livello delle più costose e avanguardistiche strutture private; e infine a tutto il personale del reparto che mi ha assistito con pazienza, assiduità, professionalità e simpatia nel periodo di degenza.
Ci terrei che questa mia venisse pubblicata perché vorrei far capire che strutture efficienti come l’ospedale di San Candido non possono essere chiuse o private di reparti essenziali (come purtroppo sta accadendo) sia per i residenti o confinanti che per i numerosi turisti che sono ospiti nella val Pusteria in ogni stagione. Ora più che mai dopo la serie televisiva che ha pubblicizzato la zona. Tengo a precisare che se non fossi stata prontamente operata e, poniamo il caso, avessi dovuto raggiungere l’ospedale di Brunico (36 km) o Bressanone (64 km) e quindi superato le ore utili per un pronto intervento, il mio soggiorno in ospedale invece che di 5 giorni sarebbe stato di 15, con costi per la struttura che vanno ben oltre i risparmi ventilati, e danni gravi (infezioni ecc.). Quindi ben venga il decentramento dove il personale può lavorare ed assistere il malato con serenità e senza lo stress dei grossi numeri ed il malato ricevere le cure in tempo utile. Non vorrei che i pronto soccorso dell’Alto Adige diventassero simili a quelli di Roma, dove abito: la prassi per incidenti gravi come il mio avrebbe comportato, per l’elevato numero di malati, un'attesa media di 20 ore. L’ortopedico che qui a Roma mi assiste, infatti, mi ha detto che nel caso di un incidente come il mio - ed una mia conoscente proprio in questi giorni ne ha fatto le spese - l’operazione va fatta entro 6 ore per evitare infezioni batteriche dell’osso e delle ferite e il gonfiore che precludono l’intervento: a Roma si opera dopo circa una settimana se tutto va bene, ovvero se trovi un posto letto. Non ci sono parole.
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