Politica | Acciaierie

Il nodo Valbruna non si scioglie

Il ministro del Made in Italy Urso chiede una soluzione al più presto ma Kompatscher frena: “Abbiamo varie ipotesi sul tavolo”. I sindacati: “Basta aspettare”.
Acciaierie Valbruna
Foto: Seehauserfoto
  • “L’acciaio è un settore strategico, bisogna trovare al più presto una soluzione consensuale che garantisca la continuità produttiva e occupazionale”, dichiara il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, dopo l’incontro di oggi (7 febbraio) con i vertici delle acciaierie Valbruna al Commissariato del Governo di Bolzano, seguito da una riunione con i rappresentanti delle sigle sindacali. La famiglia Amenduni, proprietaria di Valbruna, ha ribadito la volontà di acquistare i terreni dell’ex Falck, andando in trattativa diretta con la Provincia, dopo che il bando da 150 milioni di euro per aggiudicarsi il terreno per i prossimi 50 anni è andato deserto

  • L'incontro a Palazzo Widmann: da sinistra l'assessore provinciale allo Sviluppo economico Marco Galateo, il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso e il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher. Foto: Manuela Tessaro
  • Più sfumata la risposta del presidente altoatesino Arno Kompatscher, che, poco dopo, ha incontrato il ministro assieme all’assessore provinciale allo Sviluppo economico Marco Galateo, ma non si è sbilanciato sulle possibili soluzioni. “Adesso abbiamo varie ipotesi sul tavolo, incontreremo di nuovo i rappresentanti dell’azienda e poi dovremo comunque fare le nostre scelte”, dichiara il Presidente della Provincia. “L’obiettivo della Provincia è garantire la continuità della produzione e dell’occupazione e quindi la sicurezza per i lavoratori. Dobbiamo anche rispettare le normative europee e nazionali: non esiste l’ipotesi di assegnare direttamente, lo dicono tutti i giuristi, anche se ci fosse la volontà non è possibile farlo”, dichiara il Landeshaputmann. 

    Rimangono quindi di fatto aperti tutti gli scenari: escludendo la trattativa diretta, la Giunta potrebbe pubblicare un nuovo bando, magari con una durata inferiore rispetto ai 50 anni di cessione dei diritti di superficie così da ridurne il valore o, persino, vendere i terreni. Anche perché, come ha ribadito lo stesso Urso “l’autorità è quella della Provincia”, anche se ha fatto salva la possibilità come extrema ratio di utilizzare il golden power

  • I sindacati davanti alle acciaierie: Marco Bernardoni (Fiom/Cgil), Riccardo Conte (Fim/Cisl) e Giuseppe Pelella (Uilm/Uil) Foto: SALTO
  • Nel frattempo, secondo i sindacati, i danni si stanno accumulando: “In questa situazione di incertezza, l’azienda non investe, circa 2.000 lavoratori dei due siti produttivi vivono nella precarietà, alcuni cercano alternative, il mercato non aspetta e i competitor vanno avanti. Più si prolunga la vicenda, maggiori sono i danni, servono decisioni rapide”, dichiara Guglielmo Gambardella della UILM nazionale. 

    Secondo i sindacati, la provincia deve chiarire se esiste un progetto politico sull’area. “Se fosse stata solo una questione di bando, la vicenda sarebbe già chiusa – dichiara Marco Bernardoni, segretario provinciale Fiom/Cgil – Questa lungaggine alimenta il sospetto di un disegno politico e di possibili speculazioni, vista l’attrattività dell’area e la domanda di terreni, penso al famoso progetto Quartiere Ponte Roma”.