“Che Dio ce la mandi buona!”
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SALTO: Maestro, è stato Giorgio Battistelli, il precedente direttore artistico della Haydn, ad assegnarle la commissione di un nuovo brano per l’orchestra. Lei ha composto “Púrpura - Concerto per viola e orchestra ”. Il nome fa riferimento al colore associato spesso alla regalità e al lusso?
Filippo Del Corno: Púrpura è una delle parole che nella lingua spagnola indica il colore viola. Questo Concerto per viola solista e orchestra intende infatti rappresentare un’esplorazione del colore “viola”, senza riferimenti alla componente regale, ma concentrandosi invece sull’aspetto sinestetico della relazione tra musica e colori. Il colore esplorato è infatti rappresentato da una scala musicale, costituita da sequenze ripetute di tre toni interi e un semitono, su cui si basano tutte le otto parti nel corso della partitura in cui il solista è accompagnato dalla intera compagine orchestrale. Nel corso del brano la viola intercala questo viaggio dirigendo la sua rotta anche verso altre destinazioni cromatiche, sempre virate verso tonalità scure, come il marrone, il verde e il rosso, dialogando in questi casi con singoli strumenti o sezioni strumentali omogenee, fino ad arrivare ad una vera e propria cadenza solistica, dominata invece dal colore blu, ossia uno dei colori primari con cui si forma appunto il viola.
Ad interpretare il ruolo solistico sarà Timothy Ridout. In generale Lei preferisce confrontarsi con gli interpreti prima dell’esecuzione o piuttosto lasciare loro tutta la libertà che la partitura offre?
Il lavoro con i solisti interpreti è di fondamentale importanza per il compositore: si possono confrontare le idee sulle tecniche strumentali per rendere al meglio il proprio pensiero musicale, acquisendo così una più ampia consapevolezza della scrittura per quello strumento. Ho sempre quindi trovato il modo di lavorare insieme ai solisti per cui ho scritto concerti, da Dimitri Ashkenazy a Emanuele Arciuli, fino ovviamente a Timothy Ridout con cui ho dialogato fin dai primi passi della composizione di Púrpura inviando via mail la partitura man mano che procedeva, e avendo poi una lunga sessione di lavoro a Milano l’anno scorso quando il brano era prossimo alla sua redazione definitiva. Posso dire che, come spesso mi accade, questo lavoro non è solo scritto per, ma insieme a Timothy Ridout.
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Dal marzo 2013 all’ottobre 2021, prima con Giuliano Pisapia e poi con Giuseppe Sala, è stato assessore alla Cultura di Milano. Per questo periodo ha sospeso l’attività compositiva. Una scelta ammirevole, che immaginiamo non facile. Lo rifarebbe / ne è valsa la pena?
Rinunciare alla pratica quotidiana della musica, sia per quanto riguarda la composizione che l’insegnamento, ha rappresentato un vero e proprio sacrificio, di cui ho molto sofferto. A ripensarci oggi forse la mia scelta non è stata particolarmente felice, anche perché nonostante tutto il mio impegno non sono poi così soddisfatto di quanto sono riuscito a portare alla comunità cittadina cui appartengo.
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Su commissione della città di Copenhagen, capitale europea della cultura per il 1996, ha partecipato alla composizione collettiva di “European Requiem”. Come mai quel nome? Pare una distopica profezia…
In realtà l’idea originaria del comitato organizzatore era quella di affiancare le voci dell’ultima generazione di poeti e musicisti d’Europa utilizzando una forma in cui già in passato si era esercitata la prassi della composizione collettiva, ossia appunto la scrittura di un Requiem. Per me ha rappresentato una bellissima esperienza di lavoro e conoscenza con straordinarie colleghe e colleghi, con cui condividevamo un forte senso di appartenenza europea, a pochissimi anni dall’entrata in vigore del Trattato di Maastricht. Ancora oggi mi sento più di ogni altra cosa cittadino europeo, e spero che non si debba mai pensare a celebrare un requiem per l’idea di Europa, che mi appare invece un orizzonte di speranza per la pace e la concordia tra i popoli.
Prima del suo “Concerto per viola” verrà eseguita musica di Ligeti e Beethoven. Con il “Concerto rumeno” Ligeti si è scontrato con la censura staliniana, Beethoven con la celeberrima Quinta si è confrontato con la rivoluzione francese. Nella sua attività di compositore che ruolo hanno, se l’hanno, le vicende politiche dei nostri giorni?
Nel mio lavoro la società contemporanea e le sue più recenti vicende politiche hanno spesso rappresentato un punto di confronto e testimonianza; penso alla mia opera sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro intitolata Non guardate al domani, al melologo Angeli clandestini che tratta dalla storia vera della tragica morte di un migrante sul suo cammino verso l’Italia, alla trilogia per orchestra, ancora incompiuta, Confront reality. Negli anni più recenti questa relazione con i fatti del tempo che viviamo si è forse attenuata, per comparire in forme a me del tutto impreviste, come nel finale del mio pezzo per orchestra Maggese in cui hanno preso corpo, quasi involontariamente, figure musicali la cui inquietante cupezza recava traccia della tragica recrudescenza del conflitto israelo-palestinese accesa proprio in quei giorni dell’ottobre 2023 in cui stavo concludendo il lavoro.
Nel corso o a margine di un suo concerto le è capitato un episodio buffo (o tragicamente comico) di cui ancora sorride?
Proprio pochi giorni fa ad un concerto dell’ensemble Sentieri selvaggi in cui veniva eseguito un mio brano, all’annuncio compiuto dal direttore Carlo Boccadoro che l’intero programma era dedicato alla musica contemporanea un attempato signore seduto in platea ha commentato ad alta voce: “Che Dio ce la mandi buona!”. Devo dire che alla fine della serata ho guardato nella sua direzione e ho visto che applaudiva convinto…
Pensa con Dostoevskij che “la bellezza salverà il mondo”?
No, la bellezza può avere funzione consolatoria, o addirittura essere usata come una sorta di giustificazione autoassolutoria. Se il mondo deve essere salvato, bisogna allora seminare domande che promuovano un profondo desiderio di conoscenza.
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17.02.2026 ore 20
Stagione Sinfonica dell’Orchestra Haydn
Vimbayi Kaziboni, direttore
Timothy Ridout, viola
György Ligeti: Concert românesc
Filippo Del Corno: Púrpura - Concerto per viola
Ludwig van Beethoven: Sinfonia n. 5 in do minore, op. 67
Bolzano, Auditorium
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