Picasso, lingotti d'oro e cavalli
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Nel primo articolo di questa serie dedicata ai rapporti tra René Benko e Heinz Peter Hager e a come si è evoluta la fortuna imprenditoriale di quest’ultimo mentre il tycooon austriaco andava in bancarotta, abbiamo iniziato a vedere la centralità del ruolo della Laura PrivatStiftung presieduta dal commercialista bolzanino fino al dicembre 2024. In particolare ci siamo soffermati sulle centinaia di milioni passati da due società controllate dalla fondazione, la Laura Holding e la RB Immobilien Gmbh. Ora è il momento di vedere il ruolo delle fondazioni “specchio” fondate in Liechtenstein.
C‘è un filo che passa dal Lussemburgo al Liechtenstein, tocca la Svizzera passa sul Garda per tornare nel principato. Un filo che si chiama Desno Participations S.A. ed è uno dei molti che ha tenuto a lungo legati René Benko e Heinz Peter Hager.
Desno nasce nel 2011 in Lussemburgo come società anonima. Nei bilanci che abbiamo analizzato – 2015, 2018, 2023 – l’attivo principale è sempre lo stesso: un terreno in Italia (in Trentino), iscritto a bilancio per 310 mila euro. Nessun indirizzo, nessun dettaglio catastale, solo la dicitura “land” e il valore storico.
Nel 2011 il direttore della società risulta essere Brunello Donati, imprenditore e amministratore societario attivo nel Canton Ticino. Nel 2013 al vertice si passa da un nome da poeta stilnovista – Brunello Donati – a uno da notaio dell’imperatore, Heinz Peter Hager. Ma c’è una particolarità che fa credere alla banca dati Northdata.com che si tratti di due persone diverse: nei documenti lussemburghesi riferiti a Desno compare la denominazione Peter Heinz con anno di nascita 1956, mentre in tutti gli altri atti il commercialista è noto come Heinz Peter Michael Hager, nato nel 1959. Tre anni di differenza, stesso indirizzo di Bolzano. L’inversione dei nomi pare non sia rarissima nei registri germanofoni; l’anno sbagliato, replicato nel 2013 e ancora nel 2022, è invece un’incongruenza anagrafica atipica, ed è “atipico” che non sia mai stata corretta.
Ad ogni modo nel 2019, nel registro dei beneficiari effettivi, Desno riporta René Benko. Negli ultimi documenti disponibili online (bilancio 2023) Hager è ancora il primo di tre “direttori” della società assieme ai Roland De Cillia e Jeannot Diderrich.
Il collegamento di questa società anonima con il Liechtenstein, a cui si accennava all’inizio, avviene tramite due fondazioni, la IngBe (le prime lettere di Ingeborg Benko, madre del tycoon) e l’Arual (il nome della figlia di Benko al contrario). News.at. scrive che è “notevole, a un esame più attento, che Arual abbia ripetutamente costituito riserve di oro e poi le abbia vendute per realizzare ulteriori operazioni immobiliari sul Lago di Garda”. E aggiunge che, in un esempio del 2020, “con questi mezzi fu finanziato l’acquisto completo della partecipazione in una società lussemburghese chiamata Desno Participations Sarl”. La quota, si legge, era stata precedentemente detenuta da Laura Galene GmbH e rivenduta ad Arual; Laura Galene è indicata come società interamente di proprietà della Laura Privatstiftung, la fondazione presieduta fino al 2024 da Hager, il quale risultava essere pure “Protektor”dell’Arual.
Nello stesso articolo si legge (e si vedono pure le foto delle carte) che dal bilancio provvisorio disponibile risulta che l'Arual Stiftung nel 2021 disponesse ancora di un “deposito fisico di oro” per un valore di 7,8 milioni di franchi svizzeri, circa 8 milioni di euro ai cambi attuali, mentre nel 2022 il deposito risultava apparentemente svanito.
Quanto alla struttura giuridica, secondo una perizia della società di consulenza fiscale TPA pubblicata da News.at, “Stifterin (fondatrice economica) della Arual Stiftung è la Laura Privatstiftung”. Lo statuto prevede che la Laura Privatstiftung austriaca sia l’unica ed esclusiva prima beneficiaria di Arual. Secondo TPA, Heinz Peter Hager, in quanto presidente del Vorstand della Laura Privatstifung, in Arual Stiftung sarebbe il “Protektor”, figura di controllo e vigilanza sul Consiglio di fondazione (Stiftungsrat).
Sempre News riferisce che nell’autunno 2022, quando “l’aria per il costrutto Signa si faceva già più rarefatta”, Arual avrebbe venduto riserve d’oro e titoli per milioni di euro. Poco dopo avrebbe trasferito circa 18 milioni di euro da una banca privata del Liechtenstein all’Austria con la causale “Vergütung” (compenso). Il denaro sarebbe confluito su un conto della Laura Privatstiftung. Tutti i movimenti sono al vaglio della procura viennese. René Benko è attualmente l’unico indagato ed è da oltre un anno in custodia cautelare. Per lui, come per chiunque, vale la presunzione di innocenza.
Secondo Der Standard (12 febbraio 2025), nel corso di un’operazione di credito conclusa circa sei settimane prima del fallimento della Signa Holding nel novembre 2023, Signa avrebbe concesso in pegno le quote di Villa Eden Beteiligung Sarl alla Laura Privatstiftung a fronte di un prestito di 5 milioni di euro; la fondazione avrebbe poi rivenduto tali quote incassando 2,6 milioni di euro.
Nel bilancio 2022 della Arual Stiftung pubblicato da News.at, tra le attività finanziarie compaiono partecipazioni per un valore complessivo di 27,6 milioni di franchi svizzeri. La voce più rilevante è quella relativa alla Vorstadt Holding AG, valorizzata per oltre 23,1 milioni di franchi, seguita dalla partecipazione nella società “co-diretta” da Hager, Desno Participations S.A, iscritta per 4 milioni di euro (circa 4,3 milioni di franchi). In mezzo a questi numeri milionari nel bilancio Arual compare anche una voce minore ma significativa: la "Beteiligung Immobiliare A.SI Srl che risulta beneficiaria di un prestito attivo di 480.000 euro da parte della fondazione.
E dove aveva sede la Immobiliare A.SI Srl, oggi in liquidazione? In via Stazione 5 a Bolzano, dove tuttora hanno sede gli uffici del Waltherpark. La società era interamente controllata dalla fondazione liechtensteiniana Arual Stiftung, titolare del 100% del capitale (10.000 euro). La società è stata posta in liquidazione il 22 maggio 2025. Dal bilancio finale emerge che l’immobilizzazione materiale ancora iscritta a fine 2024 (circa 495 mila euro) non è più presente alla data di chiusura. La parte del filo che legava Bolzano con Liechtenstein e Lussemburgo è stata dunque recisa meno di un anno fa.
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Picasso, Basquiat e i cavalli
È inoltre un dato di fatto che la fondazione Laura è stata anche fondamentale per consentire a René Benko di giocare a fare il “Grande Gatsby” tra le Alpi e New York. È nella Grande Mela che Aby Rosen, il magnate immobiliare che possiede il Chrysler Building, ha aperto all’ex tycoon le porte del mercato dell’arte che conta. E il “bel René” ha subito iniziato ad acquistare capolavori come se fossero sottotetti da ristrutturare, inserendo il loro valore nei bilanci di una serie di società chiamate “Laura AT”, veri e propri “caveau” anche questi legali nella “sottogalassia” Laura Privatstiftung.
Il caso più clamoroso è quello del dipinto di Pablo Picasso, L'Étreinte (L’Abbraccio). Per custodirlo, Benko ha creato una società apposta nel luglio 2021: nella selva di società quella che sembra avere le caratteristiche di bilancio giuste è Laura AAA Kunst GmbH & Co KG. A fine 2023, la società, infatti, aveva in pancia “pezzi di tela” (le cosiddette Sachanlagen, cioè immobilizzazioni materiali) per 18,6 milioni di euro. Una cifra che corrisponde quasi al centesimo al prezzo d’acquisto del Picasso. Ma nel 2024, con l’acqua alla gola, arriva la svendita. Il bilancio del 2024 mostra che il valore di quel quadro è crollato a 10,9 milioni. Risultato? Una perdita secca di 7,6 milioni di euro. In pratica, per avere liquidità subito, Benko sembra abbia venduto il suo “tesoro” rimettendoci il prezzo di un attico in centro a Milano. La società, una volta venduto il quadro, è stata cancellata e assorbita dalla “madre” (Laura AT 2020 Zwei) nell’agosto 2025.E il famoso autoritratto di Jean-Michel Basquiat, “Self Portrait”? Qui entriamo nel regno delle ipotesi. Incrociando i dati dei bilanci consultati da SALTO con i dati di vendita, il Basquiat potrebbe essere passato per la Laura AT 2019 Drei, ma se non è così, cambia poco. Ad ogni modo questa società sembra essere stata uno dei veri “polmoni” finanziari dei tempi d’oro: nel 2021 gestiva asset per di 129,8 milioni di euro, con debiti per 90,9 milioni. Tra il 2022 e il 2023, la società si è poi “sgonfiata” e a fine 2024 restavano circa 16,5 milioni sotto forma di crediti. Potrebbe essere l’ultima traccia contabile della vendita del Basquiat e di altre opere minori?
Ma Benko non collezionava solo tele. Nella società Laura AT 2020 Eins, le cifre si sono dimezzate tra il 2023 e il 2024, passando da oltre 9 milioni a circa 4. Cosa c’era dentro? Secondo le inchieste dei giornalisti investigativi austriaci, questa società serviva a gestire i cavalli da salto ad ostacoli della figlia. Parliamo di esemplari come “Just be Gentle”, pagati quasi 2,4 milioni di euro l’uno.
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Ingbe Stiftung
Ma non è finita. Per chiudere il “cerchio austriaco” c'è ancora la INGBE Stiftung, la fondazione liechtensteiniana fondata da Ingeborg Benko e René Benko.
Dagli statuti della INGBE Stiftung in possesso di SALTO risulta che nel Beirat – l’organo di controllo e co-decisione sulle modifiche statutarie – sedeva, almeno fino al 2023, Heinz Peter Hager. Il suo nome compare nelle versioni degli Statuten già nel 2014 e viene ribadito nella versione modificata nel dicembre 2022. Oltre quella data non si hanno notizie, e, anche su questo punto, Hager non ha risposto alle domande di SALTO.
Secondo quanto scrivono i giornali austriaci da qualche mese la Ingbe Stiftung sarebbe al centro delle indagini degli investigatori dell’Ufficio per la lotta alle frodi. Anche in questo caso gli inquirenti stanno cercando di stabilire se fosse “faktisch unter der Kontrolle ihres Stifters René Benko” (di fatto sotto il controllo del suo fondatore René Benko). Se questa impostazione dovesse affermarsi in tribunale, il patrimonio della fondazione – “che si sospetta costituito da centinaia di milioni di euro” – potrebbe essere attribuito direttamente a Benko, per il quale - è necessario ribadirlo nuovamente - vale il principio di innocenza.
Come abbiamo scritto su SALTO esiste inoltre un fronte giudiziario in Liechtenstein. All’inizio di dicembre 2025 il curatore fallimentare tirolese Andreas Grabenweger ha presentato una causa per rendere accessibile ai creditori il patrimonio della fondazione Ingbe, che includerebbe “Villen am Gardasee” ma anche parecchi soldi e lingotti d’oro. Il Tribunale del Principato avrebbe emesso una misura cautelare che limita temporaneamente la capacità operativa degli organi della fondazione e congela beni per circa 50 milioni di euro. Ma i condizionali sono d’obbligo.
Nel ricorso vengono descritte anche operazioni finanziarie considerate “appariscenti”. News.at riporta che il 18 gennaio 2024 la Ingbe-Stiftung avrebbe trasferito circa dieci milioni di euro alla Laura Privatstiftung tramite un conto fiduciario di uno studio legale viennese sul quale si trovavano prima circa 28 milioni di euro derivanti dalla vendita dell’immobile “Graben 19”. Come causale sarebbe stato indicato l’acquisto di un’opera d’arte, “Basquiat – Self Portrait”, opera che, come abbiamo visto, si trovava in precedenza nel patrimonio di una società controllata dalla Laura Privatstiftung. Ma i condizionali sono d’obbligo.
Sempre secondo la causa citata da News, il 4 marzo 2024 circa 9,34 milioni di euro sarebbero stati trasferiti dallo stesso conto fiduciario a un notaio con la causale “AMERIA INVEST AG – Teilrückzahlung” (rimborso parziale), mentre era già pendente una richiesta di apertura della procedura d’insolvenza contro Benko. Ameria Invest è una holding che fa riferimento all’imprenditore italo-brasiliano Riccardo Arduini, sentito recentemente dagli inquirenti. Il 7 marzo 2024 la Ingbe-Stiftung avrebbe inoltre tentato di trasferire 2,5 milioni di euro alla LANDGRAF S.A. lussemburghese, riconducibile ad Arual Stiftung, operazione che però non sarebbe stata eseguita. Il 21 maggio 2024 il denaro residuo sul conto fiduciario sarebbe stato sequestrato dal “Landesgericht für Strafsachen Wien” (Tribunale penale regionale di Vienna).
Lo stesso avvocato di Hager, Carlo Bertacchi, qualche mese fa aveva riferito che gli inquirenti viennesi avrebbero voluto sentire il commercialista bolzanino come persona informati sui fatti, ma gli inquirenti delle Procure di Trento e Bolzano che conducono le indagini su “Romeo” avevano negato il consenso. È possibile che ci riproveranno quando l’indagine su Benko entrerà nel vivo.
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