Politica | Reclusione

Il nuovo carcere sarà quello vecchio

Il Piano Carceri 2025-2027 del Governo non prevede una nuova struttura a Bolzano, ma tre milioni di euro per risanare l’attuale. Ennesimo rinvio sul Garante provinciale dei detenuti, Schuler: “Evitare doppioni”.
Immagine: SALTO

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Niente garante per i detenuti, niente nuovo carcere. Sembra una telenovela finita male, invece è la realtà che si sta concretizzando attorno alla struttura penitenziaria di via Dante a Bolzano. Ma andiamo con ordine. Ieri (12 agosto) una delegazione dei Verdi composta dalla consigliera provinciale Brigitte Foppa e dalla consigliera comunale Chiara Rabini, accompagnate dall’avvocato trentino ed esponente radicale Fabio Valcanover, ha visitato la casa circondariale del capoluogo. Esattamente un anno fa, proprio la visita degli ecologisti coincise con l’avvio dei lavori di ristrutturazione della struttura: in quegli stessi giorni ci furono i primi segnali da Roma sull'accantonamento del progetto per il nuovo carcere a Bolzano Sud mentre in Alto Adige veniva istituita la figura del Garante provinciale dei detenuti.

(da sx) Fabio Valcanover e la capogruppo verde Brigitte Foppa: sopralluogo al carcere di Bolzano. SALTO

Nel nuovo sopralluogo di ieri, i Verdi sudtirolesi “accolgono con favore i lavori alla facciata e al tetto, visto che l’edificio si trova in condizioni pietose. Nonostante la realizzazione di nuove docce, il loro numero resta fermo a sole 9 per un centinaio di detenuti”. Il personale fa del proprio meglio “ma è semplicemente insufficiente: dovrebbero essere 80 gli agenti in servizio, ma al momento sono solo 40. Tornando all’edificio, ”per quanto positivi siano i lavori di ristrutturazione, dall’altro lato fanno pensare che siamo più lontani che mai dalla costruzione di un nuovo istituto penitenziario", sostengono Foppa e Rabini al termine della visita. Ma c’è un tassello in più.

Il Piano Carceri

“Alla domanda ‘ci sono novità sul carcere nuovo’ la risposta dei responsabili della struttura bolzanina è ‘sono stati investiti soldi per ampliare il padiglione’”, spiega Brigitte Foppa. “C’è un nuovo lotto con risanamento della caserma e risanamento di metà dell’istituto, ovvero l’ala della semilibertà – già sistemata rispetto a un anno fa –, con l’aggiunta di un reparto sanitario e di una doccia per ogni stanza”.  A confermare quest’informazione sono i documenti governativi visionati da SALTO. Il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria ha infatti presentato il nuovo programma dettagliato degli interventi di edilizia carceraria per il triennio 2025-2027: il “Piano Carceri” varato a fine luglio dal Governo prevede sia la costruzione di nuovi istituti che l’ampliamento e la ristrutturazione di quelli esistenti, con 60 interventi strutturali in tutta Italia – di cui 3 già conclusi, 27 in corso e 30 in fase di avvio. L’obiettivo è creare 3.716 nuovi posti tramite ampliamenti e recuperarne ulteriori 5.980 mediante ristrutturazioni, per un totale di 9.696 posti aggiuntivi entro l’anno 2027.

Cosa prevede il Piano Carceri per Bolzano: quasi tre milioni di euro stanziati per la casa circondariale di Via Dante. Governo/screenshot SALTO

Ma per Bolzano il governo non ha previsto alcuna nuova struttura. Vengono invece stanziati 2.850.000 euro per l‘adeguamento delle sezioni detentive nell’ala sinistra dell’edificio esistente, con tempi complessivi stimati in 995 giorni (due anni e nove mesi): secondo il crono-programma governativo, al momento siamo solamente nella fase d’affidamento del progetto di fattibilità tecnico economica. “Ma se si reinveste nella struttura attuale, vuol dire che il progetto di un nuovo carcere è stato accantonato” aggiunge Fabio Valcanover. Alle richieste di migliorie, ricorda l’avvocato, il presidente della provincia Arno Kompatscher “rispondeva sempre che non avevano senso, dato che il carcere nuovo era in dirittura arrivo. Ora s’investe qui, ma la struttura resterà comunque inadeguata”. L’ intervento di  “una doccia per cella” comporta inoltre che, dove s’installeranno le docce, “lo spazio si ridurrà e con ciò diminuirà la capienza: questione di metri quadri”.

 

Se si reinveste nella struttura attuale, vuol dire che il progetto di un nuovo carcere è stato accantonato.

 

Valcanover ricorda gli altri problemi della struttura: “Il 50% dei detenuti risulta con problemi psichiatrici ma c’è un problema di definizione: ‘psichiatrici’ perché? Perché si tratta di persone con sintomatologie per le quali vengono somministrati psicofarmaci, assunti dunque dal 50% dei detenuti”. “Sotto il profilo della salute interna la situazione è migliorata”, precisa, “e il personale fa bene a mostrarci i miglioramenti rispetto al disastro precedente ed è giusto che ne siano orgogliosi. Però resta il fatto che ci sono 9 docce – e una sola lavatrice a gettoni da 6 kg – per 90 detenuti. Ci sono passi in avanti, certo, ma restano insufficienti”.

La legge ritirata

Infine resta il nodo del Garante provinciale dei detenuti, i cui tempi per l’entrata in funzione si allungano ancora. Istituito un anno fa con la legge Omnibus, grazie ad un’integrazione della legge sul difensore civico, a oggi non c’è stata una nomina per ricoprire l’incarico, mentre la vicina Trento lo ha istituito e reso operativo con legge provinciale già nel 2017. Il ritardo accumulato dall’Alto Adige rispetto al Trentino è di ben otto anni. Nel frattempo il Comune di Bolzano ha nominato due volte una referente del Sindaco con funzioni di garante. La prima fu Franca Berti, scomparsa nel 2021, cui è seguita la nomina di Elena Dondio da parte del sindaco Renzo Caramaschi (che poi la rimosse nel 2023). Il Comune capoluogo non aveva però seguito correttamente il regolamento ANCI per la nomina del garante. 

Arnold Schuler, presidente del Consiglio provinciale: ha ritirato il ddl “Disciplina dell'Ufficio degli Organismi di garanzia e del Comitato provinciale per le comunicazioni”. Seehauserfoto

Secondo il Presidente del Consiglio provinciale Arnold Schuler (SVP), prima della nomina del Garante provinciale dei detenuti (e di quello per la terza età) è necessaria una riorganizzazione a livello burocratico dell’ufficio del Difensore civico – sotto cui ricadono gli organismi di garanzia – che al momento non è adeguatamente regolato dal punto di vista della segreteria e delle competenze. La proposta di legge era già pronta per approdare in prima commissione legislativa, ma negli ultimi giorni è stata ritirata. “C’erano ancora alcuni punti da chiarire”, fa sapere Schuler a SALTO, “uno riguardava appunto il Garante per i detenuti introdotto per legge. La scorsa settimana ho avuto anche un confronto con il sindaco di Bolzano, affinché non si creino strutture parallele che non avrebbero senso. Su questo tema, quindi, ci sarà una riformulazione”.

Garante provinciale e/o comunale?

Su SALTO avevamo raccontato della possibilità che i garanti dei detenuti fossero due, uno a livello provinciale ed uno a livello comunale. Su spinta d’una mozione della verde Chiara Rabini che chiedeva d’istituire la figura del Garante delle persone private della libertà personale per la Città di Bolzano, il sindaco Claudio Corrarati aveva infatti ventilato l’ipotesi di nominare una figura “attiva e collegata direttamente alle istituzioni comunali” anche con programmi di reinserimento lavorativo che coinvolgano la città. Il ritardo è dunque colpa del Comune?

(da sx) Chiara Rabini e Fabio Valcanover: l'ex assessora e l'avvocato chiedono l'istituzione di un Garante comunale. SALTO/Val

“Anche sul Garante contro la violenza di genere e per quello della terza età è previsto un ulteriore confronto”, precisa Schuler, “mentre il ‘Consiglio dei media’ potrebbe non essere istituito. Per questo la legge è stata ritirata, in modo tale da poter introdurre – e sono certo che sarà così – alcune modifiche e poi ripresentarla. A settembre ci sarà dunque una nuova bozza di legge, che dovrebbe arrivare in Consiglio provinciale a ottobre”, rassicura il presidente del Landtag.

 

C’è un’utilità nell’avere un organo intermedio e in diretto contatto con la città, stando il carcere all’interno della città stessa.

 

Sul rischio di un “doppione” tra Comune e Provincia, l’avvocato Valcanover si dice però scettico: “a Trento si discute d’istituire – anche in presenza di un Garante provinciale – un Garante comunale. C’è infatti un’utilità nell’avere un organo intermedio e in diretto contatto con la città, stando il carcere all’interno della città stessa. Va comunque ricordato che il Garante comunale non ha sindacato ispettivo come un consigliere provinciale”. In ogni caso, ricorda infine Valcanover, “la legge prevede che, in assenza di nomina di un garante locale, il Garante nazionale possa nominarne uno. Questo servirebbe a colmare eventuali ritardi della Giunta provinciale”.