Bisoli, eroe al Südtirol
-
È uno dei personaggi che ha fatto la storia dell‚FC Südtirol, riuscendo a portare la squadra in semifinale playoff, al primo anno di serie B, nonostante tutti dessero i biancorossi come sicura retrocessa. Adesso Pierpaolo Bisoli è senza squadra, ma potrebbero tornare in corsa per l’ultima parte di stagione.
SALTO: Mister, l’ultima volta che è andato in panchina, con il Brescia, è stato più di un anno fa: le manca il campo e ci sono contatti in corso con qualche società?
Pierpaolo Bisoli: Il campo mi manca molto e in questi mesi ho visto tantissime partite di serie B e C. Qualche contatto con 4-5 squadre di C c‘è stato, ma non ci siamo trovati d’accordo e quindi sto aspettando una chiamata che spero sia da una squadra di serie B, anche perché credo di meritarmela, però andrebbe bene anche da una di serie C importante.
A Brescia ha allenato per la prima volta suo figlio Dimitri, cosa ha significato per lei?
E' stata un emozione fortissima, penso che la situazione l’abbia patita molto più lui che il sottoscritto: bisogna essere comunque molto razionali, io ho avuto il vantaggio che lui lì era quasi intoccabile. Esperienza durata solo 6 partite però dato che in seguito mi hanno mandato via.
Io catenacciaro? Se si vincono 5 campionati, 2 volte si arriva in semifinale e una volta in finale playoff non credo che si possa sempre fare quel tipo di gioco.
Le sue ultime esperienze sulle varie panchine non sono durate tanto, è stata solo una questione di risultati non positivi?
Credo che con il Modena sia l’unica volta in cui sono stato esonerato a causa a causa dei risultati: 11 partite 10 punti, meno di quello che ci aspettavamo. Negli altri casi sicuramente ho pagato per il mio carattere, però non sono sleale e faccio sempre gli interessi di giocatori e società e questo credo mi abbia precluso molte panchine.
La definiscono allenatore catenacciaro, come replica?
Per vincere 5 campionati, arrivare 2 volte in semifinale e una volta finale playoff non credo che si possa sempre fare catenaccio: se questo lo credono gli altri glielo lascio credere, penso ci siano i risultati a definire un allenatore. Nei miei 24 anni di carriera ho terminato le annate raggiungendo l’obiettivo che mi avevano chiesto.
-
Chi è la favorita per la A e chi rischia seriamente di andare in serie C?
L’ho detto alla seconda giornata: il Venezia. Squadra forte, allenata da un ottimo allenatore. In questo momento il Pescara è quella che ha meno possibilità di restare in B, anche se il campionato non è ancora entrato nel vivo, saranno le ultime 10 partite a determinarne gli esiti. E per quanto riguarda i playoff il Südtirol è l’unica squadra in grado di poter recuperare il distacco.
A proposito di Südtirol che esperienza è stata la sua?
Fantastica, la rifarei mille volte, ho vissuto uno degli anni più belli della mia carriera da allenatore, al di là del risultato. Vivevo al centro sportivo, mangiavo sempre lì, ho vissuto un anno stupendo, poi la stagione successiva non so cosa sia successo.
Paolo Bravo per me era come un fratello, tutte le sere andavamo a mangiare insieme. Il motivo dell’esonero non me l’ha mai spiegato.
Con il ds Bravo in che rapporti è adesso?
Io sono un allenatore che non va a disturbare chi allena, con il direttore non ci siamo più sentiti. Peccato perché ho passato un anno con lui come se fosse mio fratello, andavamo tute le sere a mangiare insieme e non ho capito cosa è successo. Il motivo dell’esonero non me l’ha spiegato. Non porto rancore per nessuno, nel calcio come nella vita bisogna fare delle scelte e lui ha scelto in un certo modo.
Una squadra che sta recuperando posizioni giornata dopo giornata.
Ha le carte in regola per puntare ai playoff, nel girone di ritorno solo il Venezia ha fatto meglio, Castori sta lavorando in modo straordinario. Credo che la continuità abbia premiato e va dato atto a Bravo e alla società di aver fatto la scelta giusta di non esonerarlo dopo 13 partite senza vittoria.
-
Domenica scorsa si è disputata Bari - Südtirol: che ricordi le evoca?
Quella notte di tre anni fa (semifinale playoff nda) non ho dormito, sono stato giù nella hall. In quella partita abbiamo accumulato tutta la sfortuna che non abbiamo avuto nel corso della stagione. A fine primo tempo potevamo andare in vantaggio invece 0-0 e loro in 10. Il grande errore che ho fatto a inizio ripresa è quello di non aver inserito Rover in modo da mettere la gara in un certo modo, ma Siega. Credo sarebbe potuta andare diversamente. Anche perché abbiamo subito il gol quando avevamo l’unico difensore centrale, Vinetot, temporaneamente fuori, perché si era fatto male.
Diamanti il giocatore più forte che ho allenato. Ma anche Nainggolan, che per farlo giocare ci ho rimesso la panchina
Il sogno serie A l’ha cullato?
Si e credo l’abbia tutta una vallata. Si era creato qualcosa di magico, un’atmosfera fantastica: quando al Druso in semifinale con il Bari abbiamo vinto 1-0 in casa ho pensato, se arriviamo in finale, abbiamo il 50% di farcela.
Chi è il giocatore più forte che ha allenato?
Diamanti: è stato un talento che ha dimostrato anche in Nazionale il suo valore, anche se purtroppo per lui ha perso tanti anni della sua carriera non capendo cosa volesse dire allenarsi seriamente. Senza dimenticare Nainggolan che tutti gli allenatori dicono di averlo scoperto, però poi quello che ha incominciato a farlo giocare, a scapito di una bandiera, sono stato io, e ci ho rimesso la panchina.
A novembre compirà 60 anni: che bilancio fa della sua carriera?
Da giocatore sono arrivato al top, da allenatore sono partito dalla Promozione, non credevo di poter raggiungere i 24 anni in panchina e ho toccato tre volte la serie A: colpa mia, soprattutto per il carattere, se mi sono fatto sfuggire quelle tre occasioni lì.
La squadra a cui è più legato?
Il Cesena. Con i bianconeri sono stati cinque stagioni, ho vinto tre campionato e conquistato una salvezza e in più ci vivo. Però in ogni posto del mio cuore ci sono tutte le squadre che ho allenato, e ognuna mi ha dato delle cose diverse. A Cosenza per esempio c’erano 25 mila spettatori in delirio per la salvezza, al Südtirol, dove il calcio è il secondo sport, ad un certo punto eravamo amati da tutti, anche da chi l’odiava, con il Druso sempre pieno.
-
Articoli correlati
Sport | Le pagelleCasiraghi top, Verdi non incide
Sport | Le pagelleDifesa top, Pecorino cosa hai sbagliato
Sport | Le pagelleKofler ministro della difesa
Acconsenti per leggere i commenti o per commentare tu stesso. Puoi revocare il tuo consenso in qualsiasi momento.