Il ballo del Sì e del No in Senato
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“Se l’obiettivo di Alessandro Urzì era portare voti al Sì, ha ottenuto esattamente il contrario: la sua arrogante ingerenza nelle scelte della SVP si è trasformata nel miglior argomento possibile a favore del No tra i cittadini di lingua tedesca”. Così in una nota la senatrice SVP e presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger, che a pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, prende posizione contro la riforma Nordio.
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Verso il referendum
In vista del referendum costituzionale sulla giustizia, SALTO ha posto sei domande sulla riforma a chi lavora nell’ambito del diritto, per esporre le ragioni del sì e del no.
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Angesichts des Verfassungsreferendums zur Justizreform hat SALTO sechs Fragen an Personen gestellt, die im Rechtswesen tätig sind. Auf diese Weise wollen wir die Gründe darlegen, die für ein Ja oder ein Nein sprechen.
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"Dopo che l’assessore Marco Galateo si era già distinto per aver attaccato la partecipazione di esponenti del nostro Partito alla manifestazione antifascista, ora Urzì torna alla carica contestando la nostra scelta di non dare indicazioni di voto sul referendum. È sorprendente che, dopo tanti anni, non abbia ancora capito – o faccia finta di non capire – che la SVP è un partito di raccolta, nel quale convivono sensibilità politiche diverse, e che proprio per questa sua natura non prende posizione su temi che non riguardano direttamente il Sudtirolo e la sua autonomia. Non bisogna essere di estrema sinistra, come in ogni occasione Urzì falsamente mi etichetta, per essere contrari a questa riforma.
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La posizione di Unterberger arriva dopo che nella serata di ieri il segretario della SVP Harald Stauder ed il Landesgeschäftsführer Martin Karl Pircher hanno parlato senza mezzi termini di un’accusa “semplicemente falsa” da parte di Urzì, ricordando che nella riunione della direzione del partito del 2 marzo 2026 la grande maggioranza dei membri intervenuti si sarebbe espressa chiaramente a favore del sì, giudicando la riforma orientata nella giusta direzione e valutando positivamente, tra l’altro, la separazione delle carriere. Tra gli interventi favorevoli vengono citati, per esempio, quelli del senatore Meinhard Durnwalder, dell’Obmann Dieter Steger e del presidente della Provincia Arno Kompatscher.
Sul sistema di reclutamento dei magistrati (abbiamo approfondito gli effetti della riforma sul Sudtirolo se dovesse vincere il sì), Unterberger si pone in maniera opposta al partito : “Qui i magistrati vengono reclutati attraverso un concorso speciale su base proporzionale, con l’obbligo del patentino di bilinguismo, e chi entra non può trasferirsi in altri distretti prima di dieci anni. In un sistema che già oggi soffre di carenze di organico, separare rigidamente le carriere rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà, riducendo i margini di riequilibrio tra tribunale e procura. Questa riforma - conclude - non rende la giustizia più efficiente, ma indebolisce l’autonomia della magistratura e apre la strada a un suo progressivo condizionamento da parte della politica”.
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Spagnolli vota sì, il Pd vota no
Sul versante opposto, il senatore del PD Luigi Spagnolli (iscritto al Gruppo per le Autonomie) intervistato dalla Südtiroler Tageszeitung si è espresso a favore della riforma, contrariamente al suo partito: “Non mi interessa generare pensieri negativi o polemiche nei tanti volontari del mio partito che si impegnano per far votare no – spiega Spangolli a SALTO – un referendum è tale se ciascuno è libero di decidere cosa votare in funzione del quesito, a prescindere dal posizionamento politico. Che pure c'è, e va a sua volta rispettato”.
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“Non esistono forme di coercizione all’interno del centrosinistra da questo punto di vista”, replica il segretario provinciale del PD Carlo Bettio. Quello di Spagnolli non è l’unico sì tra gli esponenti del centrosinistra: tra i favorevoli spiccano ad esempio l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi e Stefano Ceccanti, cattolico democratico e docente di diritto pubblico alla Sapienza. “Non è dato conoscere esponenti della destra che abbiano fatto le dichiarazioni per il no – pur essendoci evidentemente anche elettori del centro-destra che voteranno per il no”, ricorda Bettio.
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“Qualsiasi riforma fatta solo per fare una riforma non risponde davvero alle esigenze della giustizia, su questo non sono d’accordo con Spagnolli. La riforma è stata imposta senza un vero confronto e interviene sugli organi della magistratura, ma non migliora i processi né l’efficienza della giustizia”, conclude Bettio, che ribadisce che la riforma “non è né complessiva né risolutiva, per questo sono convinto di fare campagna per il no.”
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