Cultura | Teatro

Tra Shakespeare e "Donald"

Prende forma la stagione 2025/26 dello Stabile. Due gli spettacoli dedicati al Bardo, ma ci sono anche l'ultimo Massini dedicato a Trump e "The Wall". Numeri da record per la stagione in corso: 250 mila spettatori e 540 alzate di sipario.
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Foto: fotolepera
  • Con un cartellone che intreccia tradizione e innovazione, il Teatro Stabile di Bolzano si prepara a inaugurare la stagione 2025/2026, delineando un percorso artistico che spazia tra drammaturgia contemporanea, produzioni di danza in collaborazione col Centro Santa Chiara di Trento, grandi classici rivisitati e spettacoli inediti. 

    Il TSB si conferma inoltre un punto di riferimento culturale a livello nazionale, riconosciuto dal MIC come "Teatro della città di rilevante interesse culturale" e ai primi posti in Italia per qualità e quantità della produzione teatrale. Nella stagione 2024/25, il teatro ha registrato numeri straordinari: 540 alzate di sipario, 18 produzioni e coproduzioni, oltre 100 spettacoli in tutto l’Alto Adige e un pubblico complessivo di 250.000 spettatori. Il teatro, spiega il direttore Walter Zambaldi, ha mantenuto inoltre la sua vocazione pubblica, con i prezzi più bassi d’Italia e iniziative socialmente rilevanti, attraverso progetti come Officina Teatro, che ha coinvolto 45.000 studenti con 100 laboratori per le scuole. Il progetto FUORI! ha rafforzato l’inclusione con spettacoli e laboratori dedicati a RSA, migranti, persone con disabilità cognitive e detenuti.

  • La stagione 2025/26

    Per la prossima stagione, il TSB ha messo a punto un cartellone con alcuni tra i più importanti artisti del panorama teatrale italiano come Toni Servillo che, accompagnato dall’Orchestra Haydn, aprirà la stagione con Oedipus Rex, produzione originale dello Stabile. Tra le altre produzioni in programma, ecco gli spettacoli già in cartellone:

    • Oedipus Rex di Igor’ Stravinskij, con Toni Servillo e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.
    • Notte Danza Morricone, spettacolo di danza con regia e coreografia di Marcos Morau sulle musiche di Ennio Morricone.
    • Volevo essere Marlon Brando, tratto dall’autobiografia di Alessandro Haber, con la sua interpretazione e la regia di Giancarlo Nicoletti.
    • Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo, con la regia di Luca De Fusco.
    • The Wall_Dance Tribute - Danza, regia di Manuel Renga, coreografia di Michele Merola, musica dei Pink Floyd (The Wall), con Jacopo Trebbi e l'MM Contemporary Dance Company (11 danzatori).
    • Re Chicchinella, spettacolo di Emma Dante ispirato a Giambattista Basile.
    • Donald. Vita leggendaria di Donald Trump, scritto e interpretato da Stefano Massini.
    • Il Gabbiano di Anton Čechov, con regia di Filippo Dini e protagonisti Giuliana De Sio e lo stesso Dini.
    • Re Lear di Shakespeare, con Gabriele Lavia, che ne cura anche la regia.
    • Riccardo III di Shakespeare, con adattamento e regia di Antonio Latella e interpretazione di Vinicio Marchioni.
    • La Gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams, regia di Leonardo Lidi con Valentina Picello.
    • Gaber – Mi fa male il mondo, spettacolo di Neri Marcorè su testi di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, con regia di Giorgio Gallione.
    • Il Berretto a Sonagli di Pirandello, con Silvio Orlando, diretto da Andrea Baracco.

    Una stagione con gli occhi aperti. Sul presente – il 15 e il 16 novembre si alzerà il sipario su Donald, vita leggendaria di Donald Trump, il nuovo spettacolo di Stefano Massini – ma anche sul confronto tra modi diversi di fare teatro. Un cartellone che mette in dialogo linguaggi e interpretazioni differenti, offrendo al pubblico un'occasione di riflessione e scoperta. Sarà interessante osservare, ad esempio, le due riletture di Shakespeare in programma: da una parte, Re Lear, con la regia e l’interpretazione di Gabriele Lavia, che promette un approccio più viscerale; dall’altra, Riccardo III, diretto da Antonio Latella, con Vinicio Marchioni, che potrebbe offrire una visione più sperimentale. 

    Il teatro forse dovrebbe essere proprio questo: uno spazio di ampio respiro, un luogo in cui uscire dalla gabbia e poter osservare la realtà ed esplorare le molteplici forme con cui può essere rappresentata. Un luogo capace di offrire al pubblico nuovi punti di vista e la possibilità di guardare il mondo - da spettatori - nella sua complessità.