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“Non è così tragica”

Lo dice la sovrintendente Minnei in merito al report Eurac sul bilinguismo. La co-autrice dello studio Abel: “Risultati parziali ma indicativi”. Quali soluzioni?
Studentessa
Foto: upi

Scuole sempre più bilingui, quando non trilingui. Un'affermazione che troneggia di frequente sulle pagine della cronaca locale. Di contro l’impietosa fotografia dell’Eurac secondo cui le competenze nella seconda lingua degli studenti di scuola superiore negli ultimi anni sarebbero drasticamente peggiorate. Una dissonanza degna di nota, quasi una forma di progressismo retrò, verrebbe da dire. In breve: sette anni fa (quando venne condotto il primo studio denominato “Kolipsi”) i ragazzi delle quarte classi superiori di lingua tedesca che avevano una buona conoscenza dell’italiano (livello B2) erano il 41%, nel 2014-2015 (anno della seconda indagine) la percentuale si è dimezzata. Nel 2014 il 3% riusciva a farsi capire solo con grosse difficoltà (A2), oggi è un quinto. In quanto invece al tedesco come seconda lingua non ci sono stati peggioramenti così marcati, ma le competenze si attestano in prevalenza a un livello elementare (A2), mentre 7 anni fa circa la metà degli studenti raggiungeva il livello intermedio (B1). 

Cosa dice la politica

Gli assessori competenti Philipp Achammer e Christian Tommasini pur sottolineando la necessità di migliorare l’apprendimento della L2 auspicano un maggiore confronto fra gli studenti anche fuori dalle mura scolastiche. Intanto piovono proposte risolutive, “il Clil ha fallito e la scuola monolingue anche. I ragazzi imparano la lingua non solo a scuola ma anche in contatto con gli altri, nel tempo libero. Come conoscere ragazze e ragazzi dell'altro gruppo linguistico? Nelle scuole materne e a scuola! Sintesi: Un'unica scuola per tutti”, scrive Cornelia Brugger, battagliera insegnante della scuola d’infanzia. Scuole plurilingui, un catalogo di riforme efficaci con obiettivi e tempi ben definiti, sostegno alle famiglie socialmente deboli che sono le più colpite dalla perdita del plurilinguismo, controllo sistematico della qualità dell’insegnamento, della formazione e dell’aggiornamento del personale insegnante, con conseguenti provvedimenti migliorativi, queste sono alcune delle soluzioni avanzate dai consiglieri provinciali dei Verdi Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss. “Serve avere il coraggio di capire se c’entra la politica con le sue diatribe etnico-linguistiche o se la società sta diventando sempre più monolingue e perché”, si chiede Elena Artioli (Team Autonomie).  

Non così in fretta

Stupita dei risultati diffusi dall’Eurac la sovrintendente Nicoletta Minnei: “Le nostre quarte superiori si ‘svuotano’ per fare esperienze in una scuola di un altro paese, prevalentemente germanofono. Ero recentemente a Merano per la giornata dell’Europa e in quell’occasione diversi gruppi di lavoro misti hanno interagito fra loro senza difficoltà, ma questo è solo un esempio, anche a Bolzano, del resto, ho notato un’evoluzione per quel che riguarda il bilinguismo, la situazione non è dunque così disastrosa, anche per quel che riguarda l’uso attivo della lingua in contesti non propriamente scolastici”. Punto sul quale molte famiglie altoatesine avrebbero qualcosa da eccepire, “teniamo in gran conto la loro opinione, come del resto approfondiremo in dettaglio il report dell’Eurac”, assicura Minnei. Nel mirino dello studio, dunque, anche il metodo Clil, l’immersione linguistica, che avrebbe dato risultati, anche in questo caso, non incoraggianti. “Il Clil funziona e non solo fra gli studenti ma anche fra i nostri docenti che sempre di più si iscrivono ai nostri corsi, e si dimostrano aperti a nuove metodologie”, chiosa Minnei. Gli studenti che ottengono una certificazione linguistica europea sono il 35% per il livello B2 e il 6-7% per il C1, sottolinea infine la Sovrintendente che aggiunge: “I dati che abbiamo non coincidono con quelli dell’Eurac, e lo dico anche con la convinzione che una certa cultura della valutazione esterna l’abbiamo maturata anche noi con le prove INVALSI, o con il PISA”. 

 

Risultato parziale, ma indicativo

La domanda, ora, è se sia stato modificato qualche criterio nella rilevazione delle competenze fra il primo e il secondo studio e se dunque i 2 report sono di fatto davvero confrontabili. “Abbiamo utilizzato strumenti standardizzati accettati su base internazionale per la rilevazione, un quadro comune a cui si rifanno istituzioni e scuole anche altoatesine - spiega Andrea Abel, linguista dell’Eurac che ha elaborato lo studio insieme alla collega Chiara Vettori -. Il vantaggio di questo metodo sono le scale che vanno dall’A1, ovvero scarsa conoscenza, al C2, ottima conoscenza, per determinare le competenze linguistiche e che permettono di confrontare il livello fra le varie lingue. Abbiamo scelto di usare un test identico nella prima e nella seconda rilevazione, ma quello che non abbiamo confrontato è la parte orale, il primo esame condotto sette anni fa, infatti, non la prevedeva”. L’oggettività del risultato non viene così messa in discussione? “No - replica Abel -, sono stati seguiti tutti i criteri di qualità. È vero che non è stato preso in considerazione il test orale per tutti i ragazzi, gli studenti esaminati erano in tutto 1.700 e per la produzione orale è stato analizzato un campione molto ridotto per motivi logistici, si tratta quindi di un risultato parziale ma c’è da dire che chi ha avuto un esito positivo nel test di produzione scritta lo ha ottenuto anche in quello di ascolto, lessico, e orale”.