Politica | L'intervista

“La trattativa deve ripartire”

Scuola: contrattazione, la Giunta frena. Stefano Barbacetto, segretario provinciale Flc/Cgil: “Sconfessati mesi di negoziazione, sull’inflazione 2022/24 la partita è ancora aperta”. Lunedì 1° settembre i sindacati incontrano Kompatscher.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
  • Stefano Barbacetto, riassumendo la puntata precedente” della contrattazione intercompartimentale le assemblee provinciali FLC e Funzione pubblica CGIL non hanno firmato, a differenza di CISL e ASGB, il contratto-stralcio con lultima una tantum” a ristoro dell’inflazione per il triennio 2022/24. La coperta è sempre troppo corta? 

    La somma non è sufficiente a risarcire l’inflazione che, ricordiamo, è schizzata in alto nel 2022 per poi progressivamente assestarsi, mentre i prezzi hanno continuato a salire. L’accordo prevede un pagamento una tantum risultante da due acconti già ricevuti in precedenza durante il triennio 2022/24 e da una terza cifra, oggetto dell’ultima contrattazione con la Provincia. Tale cifra è stata fissata a 1.745 euro lordi per il personale docente in servizio a tempo pieno nel 2024.

    Secondo i nostri calcoli un insegnante delle primarie, con un’anzianità da 0 a 3 anni, avrebbe dovuto percepire 3.000 euro in più mentre un collega delle superiori, con un’anzianità di oltre 35 anni, addirittura 10mila euro in più. La cifra offerta dall’amministrazione provinciale ci è sembrata quindi molto bassa e non tale da costituire un ristoro dell’inflazione. 

    Il contratto prevede anche un abbonamento gratuito ai mezzi pubblici, che CGIL FLC precisa di non aver chiesto.

    Per inciso potranno beneficiare dell’abbonamento gratuito gli insegnanti con incarico annuale e coloro che sono di ruolo, chi invece ha un contratto a termine oppure i supplenti con contratti inferiori all’anno sono esclusi dal “privilegio”, cosa che ci ha piuttosto amareggiato. In ogni caso l’abbonamento vale 250 euro e secondo noi sarebbe stato preferibile avere questi soldi in busta paga.

  • Stefano Barbacetto è il segretario generale provinciale della FLC GBW/CGIL AGB Foto: Cgil
  • C’è delusione dopo mesi di trattative?

    Un po’ di fermezza in più in sede di contrattazione avrebbe portato forse non alla soddisfazione delle nostre richieste ma certamente a un miglioramento della situazione. Si è scelto l’uovo oggi al posto della gallina domani, sono scelte di prospettiva su cui non ci siamo trovati d’accordo con gli altri sindacati. Ora però guardiamo avanti. 

    La partita decisiva resta salariale?

    A nostro avviso il triennio doveva concludersi anche con l’aggiornamento dei salari, già oggetto di un protocollo d’intesa sottoscritto da CGIL, CISL e UIL (quest’ultima avendo poi perso rappresentatività è stata esclusa dalla contrattazione). La promessa di un aumento strutturale degli stipendi è slittata al triennio 2025/27 e con la manovra di luglio la giunta Kompatscher ha messo sul piatto stanziamenti destinati a tale scopo. Il punto è che il contratto appena firmato dichiara di essere quello conclusivo del triennio trascorso, invece a nostro parere la partita deve restare aperta fino alla nuova tabella stipendiale. Per il settore della scuola c’è tra l’altro una questione tecnica in ballo poiché bisogna attendere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, che è in ritardo.
     

    Il contratto era ormai praticamente perfezionato; martedì 26 agosto siamo stati invitati alla firma ma inopinatamente la Giunta Provinciale ha deciso di non firmare, sconfessando mesi di trattative tra sindacati e Agenzia per le contrattazioni
     

    Quali risposte avete ottenuto dalla Provincia?

    Attualmente la battaglia è sul recupero dell’inflazione 2022/24 non più come una tantum ma con l’obiettivo di adeguare gli stipendi al costo della vita e in questa fase non c’è diversità di vedute con gli altri sindacati. La cifra messa sul tavolo – l’ultima proposta avanzata era di 385 euro lordi a testa al mese – è stata in origine divisa ugualmente per tutti gli insegnanti a tempo pieno. I sindacati hanno però ritenuto di ripartire la somma in maniera lievemente diversa per non appiattire ulteriormente la già scarsissima carriera degli insegnanti, che sono 10mila in confronto ai 100 dirigenti scolastici. Per fare un paragone in termini di possibilità di progredire professionalmente pensiamo per esempio alla chiesa cattolica che conta 4mila vescovi e oltre 100 cardinali. Abbiamo quindi proposto di destinare cifre più alte, in termini assoluti (anche se non in percentuale), agli insegnanti più anziani. Siamo convinti che l’attrattività del mestiere non dipenda dal salario iniziale ma dalle opportunità di miglioramento.

    Il contratto era ormai praticamente perfezionato; martedì 26 agosto siamo stati invitati alla firma ma inopinatamente la Giunta Provinciale ha deciso di non firmare, sconfessando mesi di trattative tra sindacati e Agenzia per le contrattazioni. Motivo: secondo la Giunta bisogna pagare di più i giovani. Va però rimarcato che l’anzianità non corrisponde sempre all’età e che nella fascia di anzianità zero vi sono i principianti, ma anche tutti gli insegnanti senza titolo di studio o abilitazione.
     

    La trattativa dovrà ricominciare; dovremo ascoltare le proteste della base e chiedere con forza sia il recupero dell’inflazione del triennio precedente sia quella del 2025/27, e su questo fronte come sindacati è fondamentale restare compatti


    Quali sono i nodi aperti?

    Il primo nodo sarà quale prospettiva dare alla professione. Crediamo che diventare insegnanti sia un percorso di vita in cui si debba valorizzare anche l’esperienza; crediamo anche che i giovani d’oggi non scelgano una professione guardando solo al salario iniziale, ma anche alla considerazione sociale e alle possibilità di carriera.

    Il rifiuto da parte della Provincia ritarderà anche l’aggiornamento di alcune indennità rimaste ferme a decenni fa – penso a quella per le uscite didattiche, le cosiddette gite scolastiche, che consiste in una somma di poco più di 2 euro oltre la sesta ora. Penso inoltre al fatto che quest’anno, ancora più che in passato, siano rimasti molti posti vacanti per il personale docente in alcune materie, come il tedesco. Alle scuole elementari, sia di lingua italiana che tedesca, abbiamo infatti una carenza assoluta di candidati con titolo di studio e la situazione è preoccupante dato che parliamo di una materia importantissima. Lo stesso fenomeno si verifica, sebbene in scala più ridotta, per alcune materie scientifiche e tecniche. Dobbiamo lavorare sull’attrattività del mestiere e arrivare a soluzioni complessive più che parziali.

    Poi c’è un problema di civiltà: come noto in Alto Adige è previsto un insegnante di sostegno ogni 100 alunni, mentre a livello nazionale il rapporto è di un docente di sostegno per ogni due alunni diversamente abili. Risultato: un insegnante di sostegno in Alto Adige deve dividersi tra 6-7 alunni. Su questo chiediamo da tempo un adeguamento legislativo alla Provincia, non si può trascurare chi ha più bisogno.

    Come continuerà la trattativa?

    Lunedì primo settembre incontreremo il presidente Kompatscher e gli spiegheremo le nostre posizioni. La trattativa dovrà ricominciare; dovremo ascoltare le proteste della base e chiedere con forza sia il recupero dell’inflazione del triennio precedente sia quella del 2025/27, e su questo fronte come sindacati è fondamentale restare compatti.