“Nino viveva in una bolla”
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SALTO: Maestro, lei ha studiato composizione con Nicolò Castiglioni. Quest’anno ricorre il 30esimo anniversario della scomparsa di questo straordinario compositore. Aveva casa a Bressanone, dove trascorreva le sue estati. Ci offre un suo ricordo?
Giuseppe Grazioli: Castiglioni era un insegnante sui generis. Non era di molte parole ma una sua frase aveva un tale peso e una tale componente di originalità che lasciava a noi studenti materiale per riflettere intere settimane. Un giorno per spiegarmi l’orchestrazione degli autori classici mi disse: “è semplice, usano i fiati come un pianista usa il pedale”. Era un ottimo pianista, un giorno mi invitò a casa sua e mi suonò tutta la Hammerklavier di Beethoven con una facilità estrema e poi si scusò per averla suonata male…io ero sconvolto dal suo talento, non sapevo cosa rispondere. Aveva gusti musicali particolarissimi, adorava l’oratorio “Il ritorno di Tobia” di Haydn e la musica di Grieg.
Per la direzione d’orchestra ha studiato con Gianluigi Gelmetti, Leopold Hager, Franco Ferrara, Peter Maag e Leonard Bernstein. Ci propone un aggettivo, (o se preferisce un tratto caratteristico) per ciascuno di questi illustri direttori?
Gelmetti: istrionico con il complesso di esserlo troppo.
Hager: il depositario della tradizione prima di ogni cosa.
Ferrara: il massimo talento che la natura possa dare ad un uomo.
Maag: le sue prove di sala con i cantanti, un modello inimitabile.
Bernstein: la conquista della libertà nel fare musica attraverso la disciplina e il rigore.
L' Intermezzo in un atto di Ermanno Wolf-Ferrari ha per tema la gelosia. Un uomo avverte in casa odore di tabacco e all’istante sospetta la presenza di un “fumatore estraneo” nonché rivale in amore. Solo alla fine la moglie confesserà di essere lei stessa a fumare di nascosto. La sua prima è del 1909. Wolf -Ferrari è poco conosciuto…
Compositori di grande talento attraversano nei secoli alti e bassi, scompaiono e riemergono. La storia della musica ci ha abituato alla “riscoperta” di autori dimenticati e la causa è spesso legata a motivi estranei alla musica stessa e alla sua qualità intrinseca. Dobbiamo cercare la ragione di queste alternanze nel gusto del pubblico e della critica, più nella filosofia, nella sociologia, nella politica che nelle note. Come spiegare altrimenti i momenti bui passati da autori come Bach, Vivaldi, Mahler, autori che a noi oggi sembrano dei monumenti ma che per anni sono stati messi da parte? Il caso di Wolf-Ferrari è emblematico: prima in auge in tutto il mondo, poi considerato vecchio e datato, oggi riemerge perché la sua musica contiene un’eleganza e una teatralità fuori dal comune.
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Nino Rota è invece nome illustre. Molti lo conoscono quale autore di colonne sonore. Celebri sono le sue musiche per “La strada” e “La dolce vita” di Fellini, e per “Il padrino” di Francis Ford Coppola. Forse meno noto è che è pure autore di “Viva la pappa col pomodoro”, resa celebre con la voce di Rita Pavone. Nella musica de “La notte di un nevrastenico” riconosciamo i tratti dell’autore di tanta emozionante musica per film e di canzoni?
A differenza di un altro genio delle colonne sonore come Ennio Morricone, Rota non scrive diversamente per l’Opera, per la TV, per il cinema o per le sale da concerto. Una melodia di un film compare in una Sinfonia, un tema di un pezzo per pianoforte finisce in un’opera. In questo passaggio della sua musica attraverso i generi, c‘è tutta la sua onestà intellettuale. La qualità della scrittura, diceva, viene prima di tutto e per lui scrivere una canzonetta o un concerto per pianoforte richiedevano lo stesso impegno.
In questa farsa del 1959, un uomo “debole di nervi” in cerca di silenzio prenota una stanza d’albergo e le due camere adiacenti per poter dormire indisturbato, salvo poi non riuscire a trovar pace. Oggi il silenzio è sempre più raro, siamo protagonisti involontari dell’invasione sonora di molti aspetti della nostra vita, dal supermercato all’atrio delle stazioni. Che ne pensa?
Penso che il Nevrastenico sia proprio lui, Nino Rota, che componeva, isolato e fuori dal “mainstream”, solo la musica che gli piaceva. Un giorno Fellini mi disse: “Nino viveva in una bolla”. E cos’è questa bolla se non la camera del Nevrastenico dove non sentire il “chiasso” delle mode.
Nel corso o a margine di un suo concerto le è capitato un episodio buffo (o tragicamente comico) di cui ancora sorride?
Ora posso ridere di certe cose di cui sono stato testimone, ma quando succedono incidenti o episodi buffi in Teatro il direttore perde parecchi giorni di vita…una volta un tenore su un acuto di Butterfly ingoiò una mosca, per la vergogna scappò nel suo camerino e non tornò più. Un’altra volta in una scena molto festosa l’orchestrina in palcoscenico non aveva ricevuto il segnale per entrare in scena, io per dare loro tempo di recuperare rallentai talmente tanto che la scena festosa si trasformò in una marcia funebre…
Pensa con Dostoevskij che “la bellezza salverà il mondo”?
Non farei questo mestiere se non lo pensassi, ma a volte le mie convinzioni sono messe a dura prova!
I primi cinque titoli della sua playlist operistica?
Tosca, Fanciulla del West, Napoli Milionaria, Ballo in maschera, Nozze di Figaro.
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Sabato 7.02 alle ore 20.00, e domenica 8.02 alle ore 16.00
OPERA Haydn
Ermanno Wolf-Ferrari
Il segreto di Susanna
Nino Rota
La notte di un nevrastenico
Stefano Vizioli, regia
Giuseppe Grazioli, direttore musicale
Bolzano, Teatro Comunale
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