Politica | Verso il referendum

“La riforma svilisce il CSM”

Il giudice Carlo Busato si schiera a favore del No al referendum: “Propagandare la riforma come miglioramento dell’efficienza della giustizia è una mistificazione della realtà”.
Gericht
Foto: Seehauserfoto
  • SALTO: Giudice Busato, qual è la ragione più importante che la spinge a votare no?

    Carlo Busato: Votare NO perché modificare la Costituzione è un’operazione estremamente delicata che va affrontata con una dialettica politica approfondita e non a colpi di maggioranza. La Costituzione rappresenta la base della vita democratica della nostra Repubblica e contiene regole che devono essere il più condivise possibile.  Le ragioni politiche che muovono una riforma devono tener conto di ciò e non essere di per sé divisive. 

    I sostenitori del Sì parlano della separazione delle carriere come di una svolta necessaria per riequilibrare il sistema, mentre i sostenitori del No temono un indebolimento della magistratura. Quale di questi due rischi le sembra più concreto e perché?

    Assolutamente il secondo per il meccanismo di radicale modifica del CSM, organo costituzionale nato per garantire il governo autonomo della Magistratura e tutelarla da ingerenze del potere politico.    

  • Verso il referendum

    In vista del referendum costituzionale sulla giustizia, SALTO ha posto sei domande sulla riforma a chi lavora nell’ambito del diritto, per esporre le ragioni del sì e del no. Nel prossimo episodio di questa serie di articoli sentiremo il parere del magistrato Cuno Tarfusser. 

  • Se la riforma fosse approvata, come cambierebbe il rapporto tra magistratura e politica?

    La modifica dell’attuale assetto del CSM con creazione di due organi separati ed un’Alta Corte solo per l’aspetto disciplinare, indebolisce il sistema e lo rende più avvicinabile dal potere politico. Ciò deriva dalle modalità di costituzione della nuova composizione con un sorteggio che per i magistrati è totale e per la parte politica dei laici invece effettuato sulla base di una preventiva scelta dei nomi sorteggiabili. Va ricordato che comporre un organo di rilevanza costituzionale con sorteggio equivale a svilire quell’organo perché composto a caso. Il magistrato che si trovi ad essere sorteggiato come componente è solo e non ha alcuna rappresentanza alle spalle, a differenza di ciò che avverrebbe per i componenti laici che hanno dei referenti politici.    

     

    “Propagandare la riforma come miglioramento dell’efficienza del servizio giustizia è una mistificazione della realtà”

     

    Se questa riforma entrasse in vigore domani, cosa cambierebbe nei Tribunali italiani tra un anno? Quali sarebbero le reali conseguenze sulla giustizia?

    Assolutamente zero. Questo dispiace perché propagandare la riforma come miglioramento dell’efficienza del servizio giustizia è una mistificazione della realtà. Il lavoro quotidiano e le risorse a disposizione non cambierebbero in nulla. Vi è da chiedersi se ciò giustifica la modifica di ben sette articoli della Costituzione. 

  • Carlo Busato

    Carlo Busato è un giudice della sezione penale del Tribunale di Bolzano. 

  • Secondo lei questa riforma affronta davvero i problemi strutturali della giustizia italiana o rischia di essere una risposta simbolica a un malessere più profondo?

    E' una risposta ad un’esigenza politica, non di un malessere. Il malessere può essere determinato da un non corretta immagine che il servizio giustizia offre di sé in termini di efficienza e questo è un discorso molto serio sul quale dovrebbe concentrarsi l’attenzione di tutti. 

    Se dovesse convincere un elettore indeciso con un solo argomento, quale userebbe?

    Questa non è la riforma della giustizia e nemmeno la riforma della magistratura.  Comporta solo la separazione delle carriere tra giudicanti e P.M. che poteva essere fatta con legge ordinaria. Stravolge un organo costituzionale pensato dai Costituenti con un attento bilanciamento nella composizione ed una funzionalità garantita dal Presidente della Repubblica e che deve necessariamente essere unitario per assicurare il funzionamento della macchina. Affermare che chi non vuole la riforma è contro la modernizzazione ovvero il riequilibrio del sistema è assolutamente sbagliato. Nemmeno servirà ad evitare decisioni che vengono sbandierate come errate molto spesso senza conoscere gli atti e ragionando solo “di pancia”.  Ove ci fossero errori giudiziari e ben ce ne possono essere e ce ne saranno, il nuovo assetto nulla potrebbe fare come rimedio preventivo o postumo.   

  • Il referendum

    La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere (nota come “riforma Nordio”) è una modifica approvata dal Parlamento italiano che ridefinisce profondamente l’ordinamento della magistratura: distingue formalmente i percorsi professionali dei giudici da quelli dei pubblici ministeri, crea due Consigli Superiori della Magistratura separati anziché uno solo e introduce anche un nuovo organismo disciplinare e un sistema di selezione dei membri tramite sorteggio anziché elezione tradizionale. Queste modifiche non sono ancora in vigore perché, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi nelle Camere, devono ora essere confermate o respinte dagli elettori tramite un referendum costituzionale (in programma il 22-23 marzo 2026). I cittadini dovranno decidere se approvarle definitivamente o mantenere l’attuale assetto costituzionale.