“Il nostro futuro è in bilico”
-
Abitare e lavoro: il valore della cooperazione
Contributo introduttivo di Monica Devilli, presidente di Coopbund
I 25 anni di attività della cooperativa Temporary Home raccontano una storia di cooperazione riuscita, di responsabilità sociale e di risposte concrete ai bisogni del nostro territorio.
In Alto Adige, dove il tema dell’abitare – oggi più che mai – è particolarmente critico, la cooperativa ha dimostrato che è possibile mettere al centro lavoratori e lavoratrici, sostenere le imprese e costruire nel tempo rapporti di fiducia con i proprietari, offrendo alloggi dignitosi e soluzioni sostenibili.
In un momento in cui trovare casa è sempre più difficile e le imprese faticano ad attrarre personale, il modello di Temporary Home si conferma senza alcun dubbio una risorsa strategica per il nostro territorio.
Come movimento cooperativo riteniamo ormai indispensabile un nuovo orientamento politico, capace di riconoscere il valore di modelli come Temporary Home e di garantire un sostegno adeguato a chi contribuisce concretamente al benessere collettivo.
Siamo convinti che, se si vogliono costruire politiche abitative che mettano davvero al centro le persone, il lavoro, la casa e lo sviluppo sostenibile del territorio, non si possa prescindere da un dialogo autentico e costruttivo tra tutti i soggetti coinvolti.
In questo contesto si inserisce l’intervista a Stefano Ruele, presidente di Temporary Home, che ripercorre i 25 anni di attività della cooperativa e le sfide che oggi ne mettono a rischio la sostenibilità
-
Intervista a Stefano Ruele, presidente di Temporary Home
Da un quarto di secolo Temporary Home fa da ponte tra proprietari, aziende e lavoratori nel mercato abitativo della provincia di Bolzano. Un modello che ha funzionato, ma che oggi è sotto pressione: affitti sempre più alti e soprattutto la recente eliminazione dei contributi della Provincia mettono a rischio la tenuta del servizio. Stefano Ruele, presidente della cooperativa dal 2008, racconta come il progetto stia cercando di resistere a queste difficoltà per continuare a garantire soluzioni abitative a chi lavora in Alto Adige.
SALTO: Temporary Home compie 25 anni: che bilancio fa di questo percorso e cosa è rimasto intatto rispetto all'idea iniziale con cui è nata la cooperativa?
Stefano Ruele: Raggiungere il traguardo dei 25 anni è per noi motivo di grande orgoglio, reso ancora più significativo dal fatto che ci arriviamo con un bilancio solido. In un contesto come quello di Bolzano, dove i costi degli affitti sono particolarmente elevati, abbiamo sempre cercato di mantenere le spese il più contenute possibile. Il nostro obiettivo, fin dall’inizio, è stato quello di non gravare oltremodo sui lavoratori, che sono poi coloro che concretamente sostengono tali costi. Questo principio di responsabilità e attenzione alle persone è rimasto intatto nel tempo e continua a guidare le nostre scelte quotidiane.
La nostra soluzione si è dimostrata efficace perché riesce a soddisfare tutte le parti coinvolte
La cooperativa adotta un modello molto specifico di intermediazione: come funziona concretamente? E in che modo riuscite a costruire fiducia sia con i proprietari sia con le imprese?
La nostra soluzione si è dimostrata efficace perché riesce a soddisfare tutte le parti coinvolte. Da un lato offriamo un servizio fondamentale alle aziende, soprattutto in un territorio come l’Alto Adige dove reperire personale è sempre più difficile e spesso è necessario assumere lavoratori da fuori provincia. Per rispondere alla crescente esigenza delle aziende di garantire un alloggio ai propri dipendenti, il progetto della cooperativa prevede la stipula di contratti di locazione ad uso foresteria.
Dall’altra parte i proprietari possono contare su contratti annuali e non vincolanti, sulla certezza di ricevere puntualmente l’affitto – senza dover sollecitare nessuno o gestire direttamente eventuali ritardi – e sulla garanzia che l’appartamento venga restituito nelle stesse condizioni in cui è stato consegnato, fatta salva la normale usura del tempo. Inoltre i padroni di casa non devono occuparsi di utenze, rapporti con condòmini o amministratori di condominio: ci intestiamo tutto noi come cooperativa e poi addebitiamo le spese alle aziende.
La gestione degli alloggi è completamente a nostro carico: disponiamo di un magazzino con mobili ed elettrodomestici e di una squadra di artigiani, rodata nel tempo, che interviene tempestivamente in caso di necessità.
È un’operazione nata con questa filosofia e che continua a essere portata avanti con coerenza nel tempo. -
Bolzano è una città con molte case sfitte ma continua a soffrire una forte carenza abitativa: dov‘è il vero corto circuito del mercato degli affitti?
Come noto nel capoluogo i canoni di affitto hanno raggiunto livelli ormai stellari. Gli importi richiesti, anche a realtà come la nostra che devono comunque applicare un ricarico, sono spesso improponibili. Siamo costantemente alla ricerca di appartamenti da prendere in locazione, poiché per noi rappresentano un bene primario, ma quando ci troviamo di fronte a situazioni che sfiorano la speculazione preferiamo fare un passo indietro. Non accettiamo condizioni che alimentano una spirale negativa del mercato: non partecipiamo a questa corsa al rialzo, sia per una scelta etica sia perché, semplicemente, non è sostenibile dal punto di vista economico.
Bolzano è certamente un caso emblematico, ma il problema riguarda anche altre zone del territorio, seppur con intensità diverse. A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la concorrenza delle aree a forte vocazione turistica, dove molti proprietari preferiscono affittare ai turisti.
Non accettiamo condizioni che alimentano una spirale negativa del mercato: non partecipiamo a questa corsa al rialzo, sia per una scelta etica sia perché, semplicemente, non è sostenibile dal punto di vista economico
In che modo la difficoltà di accesso alla casa incide oggi sul mercato del lavoro e sulla capacità delle imprese di attrarre personale?
È un tema, questo, costantemente al centro del dibattito pubblico. Come detto, in Alto Adige le imprese faticano sempre di più ad attrarre personale qualificato, in particolare tecnici di ogni settore, ma senza un alloggio adeguato e disponibile a condizioni sostenibili tutto si complica. Per questo diventa essenziale offrire soluzioni abitative per chi viene da fuori provincia.
In questo contesto operiamo da anni, collaborando con grandi aziende come Iveco, Elpo, SASA, i Cittadini dell’Ordine e, in passato, TechnoAlpin, Loacker, Alcoa e via dicendo, fornendo alloggi che rendono più attrattiva l’offerta di lavoro. Per oltre vent’anni il modello ha funzionato molto bene: prima della crisi del 2008 gestivamo circa quaranta alloggi, oggi ne abbiamo 23, non per calo della domanda, ma per la progressiva riduzione dell’offerta.
Un limite importante, inoltre, è il trattamento fiscale: i proprietari che affittano a una cooperativa come la nostra non possono applicare la cedolare secca e pagano quindi più tasse rispetto a un contratto 3+2 con cedolare. Questo rappresenta un forte disincentivo. Abbiamo cercato più volte di intervenire su tale aspetto, arrivando anche a presentare un’interpellanza al Senato, senza però ottenere finora risultati concreti. C'è poi anche un altro problema.
Quale?
Fino all’anno scorso la Provincia ci riconosceva un contributo per coprire parzialmente le spese di gestione, valorizzando così il servizio che offriamo sia ai lavoratori sia all’economia locale. Dal 2026 questi contributi sono stati eliminati e ora le nostre spese fisse devono essere coperte dal ricarico alle aziende. Questo significa che il costo di un posto letto, che finora era di circa 450 euro al mese, è destinato ad aumentare. Partendo già da affitti alti e senza la possibilità per il proprietario di applicare la cedolare secca, diventa difficile mantenere il servizio a prezzi sostenibili. Alcune aziende potrebbero quindi lasciare che i lavoratori si arrangino da soli.
Il nodo è che la nuova legge sull’edilizia agevolata prevede contributi per chi realizza appartamenti da destinare ai lavoratori, ma esclude realtà come la nostra che invece si limitano a mettere a disposizione alloggi già disponibili. Abbiamo chiesto all’assessorato di rivedere la norma, ma sembra non essere cosa semplice.
La cooperativa è nata proprio per aiutare i lavoratori e ad oggi ospitiamo circa 70 persone in case dignitose, ma la sfida è capire come continuare a farlo senza andare in perdita. Non siamo un’attività commerciale, non abbiamo scopo di lucro, ma sentiamo fortemente la responsabilità di trovare una strada per garantire questo servizio anche negli anni a venire.
Acconsenti per leggere i commenti o per commentare tu stesso. Puoi revocare il tuo consenso in qualsiasi momento.