Sport | Calcio/L'intervista

Zuelli, un bolzanino alla Carrarese

Il centrocampista, che ha lasciato l'Alto Adige a 13 anni per inseguire il suo sogno, sabato con la sua squadra sfiderà il Südtirol. “Già all'andata abbiamo capito che sono una squadra fastidiosa”.
Zuelli
Foto: Carrarese Calcio, facebook
  • E‚ uscito di casa a 13 anni per coltivare quella che è sempre stata la sua passione e che è diventata la sua professione: giocare a calcio. Emanuele Zuelli, centrocampista bolzanino di 24 anni, è ora alla sua terza stagione con la Carrarese, e sabato affronterà il Südtirol in terra toscana.

    SALTO: Emanuele, ci racconta un po‘ la sua carriera?

    Emanuele Zuelli: Sono nato a Merano, m vivo da sempre Bolzano. Ho iniziato a giocare nei primi calci con il Neugries, poi qualche stagione al Bolzano e poi intorno ai 10 anni sono passato al Südtirol. Quindi Gardena e in seguito sono passato al Chievo dove sono rimasto6 anni fino ad arrivare alla prima squadra In B (22 presenze tra i cadetti con la formazione veronese nda): quando è fallito sono andato alla Juve U23, ho fatto un anno e mezzo là e poi Pisa sei mesi in B e poi Carrarese ad agosto 2023. 

    Che esperienza è stata quella alla Juve U23?

    Bellissima. Lì è un altro mondo, sei in U23 ma sembra di essere in una  squadra di Champions League, campi, palestre, attrezzature di altissimo livello. Mi è capitato poi spesso di andare ad allenarmi con la prima squadra fianco a fianco a campioni del calibro di Dybala, Di Maria, Bonucci, Chiellini, Pogba. E poi contro il Sassuolo, in campionato, Allegri mi ha portato in panchina, e in un’amichevole contro l’Arsenal all’Emirates Stadium durante la sosta per i mondiali In Qatar, mi ha fatto giocare.

    Nella Carrarese c'è anche Simone Zanon, meranese, suo coetaneo, con cui lei aveva già giocato da bambino.

    Sì, al Südtirol eravamo in squadra insieme eravamo piccoli. Negli anni poi abbiamo giocato contro in Primavera e anche in serie C: alla fine quelli della tua età li incontri abbastanza spesso nel corso delle varie stagioni.

    Fuori dal campo vi vedete spesso?

    Dipende. Detto che quello della Carrarese è un gruppo fantastico, ci troviamo molte volte, e spesso siamo in tanti. Poi, quando è il momento di tornare in Alto Adige, io e Simone torniamo su assieme con la stessa macchina. 

     

    Soulè il giocatore più forte con il quale ho giocato. Si vedeva già a quel tempo che era di altra categoria, soprattutto per la rapidità.


    Questo è il tuo terzo anno alla Carrarese come si sta trovando e qual è l’obiettivo?

    A Carrara si sta benissimo e mi trovo fantasticamente. Stiamo facendo un buon campionato, dobbiamo cercare di salvarci il prima possibile, poi non si sa mai, perché noi siamo ambiziosi.

    Il suo sogno nel cassetto?

    Arrivare in serie A, bisogna puntare sempre al massimo e poi la Champions League, passo dopo passo. Sono partito dal Chievo in B, poi il mio percorso è stato altalenante, ora a Carrara sto trovando continuità e sono contento. 

    Il giocatore più forte con il quale ha giocato?

    Direi Soulè, nella Juve U23. Si vedeva già a quel tempo che era di altra categoria, soprattutto per quanto riguarda la rapidità. Ce n’erano diversi comunque quell’anno in cui c’ero anch’io di validi: De Winter, Miretti, Nicolussi Caviglia, tanto per citarne alcuni. E Yildiz quando era in Primavera si vedeva subito che era fortissimo: ogni tanto infatti si allenava con noi, nonostante avesse 4 anni in meno.

    Ci pensa mai di tornare al Südtirol?

    In realtà ogni tanto sì, però non è un mio obiettivo, poi non si sa mai nel calcio. Loro sono una società organizzatissima, con un centro sportivo incredibile, lo stadio nuovo, insomma…non è poco.

    A proposito sabato affronta proprio la squadra della sua città: che partita si aspetta e cosa teme maggiormente dei biancorossi?

    Mi aspetto una partita tosta contro una avversario che viene da un grande momento con quattro vittorie di fila. Già dall’andata abbiamo capito che il Südtirol è una squadra molto fastidiosa che gioca sulle seconde palle, sull’intensità e sul farci giocare male: è la loro forza. Noi dobbiamo cercare di fare la nostra solita partita.

  • Emanuele Zuelli, ai tempi in cui militava nella Juve U23 Foto: Emanuele Zuelli, facebook
  • Chi è stato l’allenatore che più finora ha inciso nella sua carriera?

    Al di là di quelli del settore giovanile, direi su tutti Calabro: con lui siamo riusciti a raggiungere la B vincendo i playoff, l’anno scorso la salvezza e poi mi dando continuità: gli devo molto. 

    Quanti sacrifici ha fatto per arrivare dov'è ora?

    Tanti, come penso valga per tutti i calciatori. Io, per fare un esempio, sono uscito di casa a 13 anni per andare a Verona in convitto e da lì non sono più tornato. 

    La gioia più grande e la delusione più cocente che ha vissuto finora?

    La cosa più bella, senza dubbio, la vittoria dei playoff con la Carrarese, perché non tutti i calciatori possono dire di aver vinto un trofeo, un campionato, un playoff. La delusione? Nulla di particolare a dire il vero, avrei forse cambiato delle piccole cose negli anni e fatto scelte diverse. Magari mi sarei giocato meglio le mie carte alla Juve, però alla fine rifarei tutto quello che ho fatto.