Cocktail di pesticidi: pericolosi o no?
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Ci risiamo: Alto Adige di nuovo protagonista in negativo sui media nazionali per la questione pesticidi. Questa volta il fulcro è un comunicato di Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) che descrive un “cocktail di pesticidi” in mele provenienti dalla Val Venosta e solleva dubbi sui rischi per la sicurezza alimentare, che però il Centro di sperimentazione Laimburg ridimensiona con decisione sul piano del rischio sanitario.
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Cos'è PAN Europe
PAN Europe è la sezione europea di una grande rete internazionale di organizzazioni non governative che lavora da decenni sul tema dei pesticidi. La più ampia Pesticide Action Network (PAN) è stata fondata nel 1982 come coalizione globale di ONG con l’obiettivo di ridurre l’uso dei pesticidi pericolosi e promuovere alternative più sicure e sostenibili.
La sede europea, nata negli anni Ottanta, riunisce decine di organizzazioni attive nei campi della tutela ambientale, della salute pubblica, dei diritti dei consumatori, del lavoro e dell’agricoltura, provenienti da quasi trenta Paesi europei.
A differenza di università o istituzioni pubbliche di ricerca, PAN Europe non è un organismo accademico né regolatorio, ma un gruppo di advocacy: analizza politiche agricole e pesticidi, produce report e briefing, partecipa ai processi decisionali europei e promuove campagne per ridurre la dipendenza dai fitofarmaci e favorire modelli agricoli più ecologici.
L’organizzazione si definisce “science-based” e nel suo team include tossicologi, giuristi e policy analyst. Allo stesso tempo, il suo mandato è esplicitamente orientato a una trasformazione strutturale del modello agricolo, non soltanto alla valutazione tecnica dei residui entro i limiti di legge.
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“Cocktail di pesticidi”
Nel comunicato diffuso nei giorni scorsi, PAN Europe riferisce che su cinque campioni di mele acquistati in mercati contadini della Val Venosta quattro presentavano residui di cinque o più principi attivi. Le sostanze complessivamente individuate sarebbero tredici, tra fungicidi e insetticidi; undici sarebbero sospettate di tossicità riproduttiva, tre di cancerogenicità e cinque di interferenza endocrina.
Secondo PAN Europe, nel confronto con campioni provenienti da altri Paesi europei, le mele analizzate dell’Alto Adige presenterebbero il “toxic load” più elevato. La combinazione di più residui viene indicata come motivo di preoccupazione perché le interazioni tra sostanze chimiche sono ancora poco studiate.
Il comunicato cita inoltre una relazione con pesticidi definiti “PFAS” e suggerisce che questi campioni non sarebbero adatti alla produzione di alimenti per l’infanzia. Le affermazioni sono state riprese da numerosi media nazionali e presentate come un nuovo campanello d’allarme sulla salubrità dei prodotti altoatesini.
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Il report
A differenza di quanto emerge dal solo comunicato stampa, PAN Europe ha pubblicato anche un report tecnico più ampio, che descrive in modo più dettagliato l’indagine. Il documento spiega che i campioni sono stati acquistati tra l'1 e il 20 settembre 2025, anche in località specifiche della Val Venosta, e analizzati in un laboratorio che opera secondo metodi standardizzati. PAN Europe precisa di aver considerato solo residui sopra il limite di quantificazione (LOQ), generalmente compreso tra 5 e 10 microgrammi per chilo, escludendo le semplici tracce sotto tale soglia.
Nel report vengono inoltre presentati confronti a livello europeo, indicatori sulla frequenza di campioni con più residui e un confronto con i limiti previsti per gli alimenti destinati a neonati e bambini piccoli (0,01 mg/kg), da cui derivano le affermazioni sull’eventuale non idoneità di molte mele convenzionali a questo specifico uso. Insomma, non si tratta di una semplice presa di posizione ideologica come poteva sembrare dalla lettura della nota stampa, ma di un monitoraggio basato su analisi di laboratorio con criteri scientifici.
Allo stesso tempo, il report non pubblica, almeno nella parte divulgata, una tabella completa con le concentrazioni di ciascun principio attivo per singolo campione, né il dettaglio del calcolo che porta alla definizione del “toxic load”.
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Cosa dice Laimburg
Il Centro di Sperimentazione Laimburg, interpellato da SALTO sull’argomento, propone una lettura molto diversa dei risultati, fondata sui principi della tossicologia normativa.
Il direttore Michael Oberhuber richiama il principio dose-effetto: la semplice presenza di un residuo non dice nulla sulla pericolosità se non si conosce la quantità. Secondo Laimburg, fino a quando i residui sono sotto il limite massimo consentito (MRL), non rappresentano un rischio per la salute né nel breve né nel lungo periodo. La normativa europea sui residui è considerata tra le più severe al mondo. Anche un eventuale superamento dell’MRL, sottolinea Oberhuber, non implica automaticamente un pericolo sanitario, ma comporta il divieto di commercializzazione del prodotto.
Nel caso delle mele analizzate da PAN Europe, dalle informazioni disponibili risulta che nessun residuo superi i limiti di legge. Dal punto di vista normativo, quindi, la vendita di quei frutti era consentita.
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Pericolo e rischio
Il cuore della diversità di vedute tra PAN Europe e Laimburg sta nella distinzione tra pericolo e rischio.
PAN Europe si concentra soprattutto sul profilo di pericolo delle singole molecole (sospette CMR, interferenti endocrini) e sulla questione delle esposizioni cumulative. Questo approccio intercetta un tema reale: la normativa valuta per lo più le sostanze una per volta, mentre nella vita reale l’esposizione avviene a miscele.
Laimburg ribatte che questo non significa automaticamente che esista un rischio concreto per la salute. Nel sistema europeo, una sostanza autorizzata è considerata sicura alle dosi di esposizione previste. Se non lo fosse, non potrebbe essere utilizzata.
Il dibattito sulle miscele non è marginale: anche l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) se ne occupa da anni. Ma senza conoscere le concentrazioni precise dei singoli residui e i loro meccanismi d’azione, è difficile trasformare il concetto di “cocktail” in una stima quantitativa del rischio.
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PFAS: pericolosi o no?
PAN Europe parla di pesticidi PFAS. Oberhuber ritiene questa definizione fuorviante: in questo contesto si tratterebbe di sostanze che possono generare come metabolita il TFA (acido trifluoroacetico), non dei PFAS “storici” come PFOA o PFOS noti per la loro elevata persistenza.
Il gruppo chimico CF3, da cui deriva il TFA, è presente anche in numerosi farmaci. Secondo Laimburg, quindi, l’uso del termine PFAS in questo caso ha soprattutto un effetto comunicativo, perché richiama una categoria già fortemente problematizzata nell’opinione pubblica.
PAN Europe propone cioè una lettura orientata al principio di precauzione e alle lacune di conoscenza sulle esposizioni cumulative. Laimburg propone una lettura ancorata ai limiti di legge.
Dire che le mele della Val Venosta siano “pericolose” sulla base dei dati disponibili è probabilmente una semplificazione. Dire che il tema delle miscele non esista perché i residui sono sotto gli MRL è altrettanto riduttivo.
In Alto Adige l’uso dei pesticidi, soprattutto nella frutticoltura, è da anni al centro di polemiche politiche e scientifiche. Dal referendum di Malles del 2014 ai confronti con l'Umwelt Institut di Monaco di Baviera sulle tracce di pesticidi nell’aria e nelle acque, il tema è diventato parte strutturale del dibattito pubblico. Sarebbe importante, però, che la principale preoccupazione dei tecnici di Laimburg fosse: come ridurre progressivamente l’uso dei pesticidi, mantenendo la sostenibilità economica delle aziende agricole e aumentando al tempo stesso la trasparenza sui dati e sulle incertezze scientifiche.
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Die „limiti di leggi“ erweisen sich als trügerisch, angesichts der von den Chemie-Konzernen überfüttertem LOBBYSMUS, der die an den Marionetten-Fäden-baumelnden-E U-Abgeordneten ...? Wissenschaft ...?-lich -b e r a t e t-!
GLYFOSAT lässt grüßen ... ...!
Nur ganz allgemein bemerkt:…
Nur ganz allgemein bemerkt: dass pünktlich zum Vegetationsbeginn dieses Thema ins Rampenlicht gebracht wird, ist doch etwas symptomatisch.
Es geht nur noch um Umweltschutz GEGEN die heimische Landwirtschaft - nichts liest man mehr von Autoabgasen, Feinstaub, Medikamentenrückständen, CO2 durch Heizen, Verkehr - nicht mehr der Bürger, nur noch der Landwirt - und zwar NUR der heimische Landwirt - ist scheinbar Umweltsünder, so mein Eindruck.
Steckt dahinter, so frage ich (mich), System, Salto: ich erinnere mich selbst an ein gutes halbes Dutzend solcher Artikel in letzter Zeit?
In risposta a Nur ganz allgemein bemerkt:… di Peter Gasser
Nein, nicht der Landwirt ist…
Nein, nicht der Landwirt ist der Umweltsünder! Er hält sich nur an Regeln die ihm vom Gesetz vorgeschrieben werden! Die Gesetzgeber sind Ansprechpartner für die Umweltschützer und dort wäre zu intervieren, und nicht auf die Landwirte eindreschen, die sich nur daran halten!
In risposta a Nein, nicht der Landwirt ist… di Robert Zagler
So sehe ich das auch, und so…
So sehe ich das auch, und so ist ja auch Fakt, meine ich.
In risposta a Nur ganz allgemein bemerkt:… di Peter Gasser
Ja, wenn das Pesticide…
Ja, wenn das Pesticide Action Network Europe (Pan Europe) eine Pressemitteilung über Pestizide rauslässt und nicht über Heizungen und Autoabgase, dann ist da durchaus ein System dahinter.
In risposta a Ja, wenn das Pesticide… di Ludwig Thoma
Das sehe ich such so: Salto…
Das sehe ich such so: Salto wählt hier anscheinend aus der verfügbaren Presse eben mehrfach immer die Landwirte aus, und hierbei NUR die heimischen.
Ein Südtiroler Apfel, nur so zum Beispiel, ist viel weniger umweltschädlich, als ein spanischer Avocado - aber wen interessiert das schon... und Einordnen is große Ganze, lieber nicht (man will ja schließlich auch seine gespritzte Schokolade, in Sklavenarbeit erzeugt, kaufen und essen dürfen; das stört dann nicht, wenn der, der den Apfel verteufelt, Avocado und Schoko isst x aber so ist homo sapiens halt...)
Wobei ich mich ja wundere, dass PflanzenSCHUTZmittel („Schutz“) von bestimmten Kreisen gern PESTizide („Pest“) genannt werden, da müsste doch eine Apotheke anlaolg zu Menschenschutzmitteln =Medikamenten auch „Pestizid-Theke“ genannt werden.
Aber den Bürger will man in Ruhe und sich empören lassen, da hauen wir doch besser auf die drauf, die Lebensmittel erzeugen, die Landwirte, aber hier auch nur auf die im eigenen Lande: würde nur verkauft werden dürfen, was diese Lobby (PAN) gutheisst, da sähe es triste aus im Lebensmittelhandel, allen voran bei allen Getreideprodukten.
Würde Salto nicht darüber…
Würde Salto nicht darüber schreiben, was würde sich an den Pestizidrückständen im Obst und in der Umwelt ändern?
In risposta a Würde Salto nicht darüber… di Dominikus Ande…
Das was sich seit 20 Jahren…
Das was sich seit 20 Jahren ständig ändert: so weit möglich immer weniger toxischer Pflanzenschutz.
Aber nur den heimischen Landwirt anprangern, der das macht, was ihm die Gesellschaft erlaubt, und gleichzeitig nationale und internationale Lebensmittel konsumieren, welche gleich oder noch mehr belastet erzeugt werden - ist das nicht unglaubwürdig und: fies?
In risposta a Das was sich seit 20 Jahren… di Peter Gasser
Vor 10-15 Jahren haben die…
Vor 10-15 Jahren haben die hiesigen Giftspritzer vehement bestritten, dass es Abdrift gibt. Im Laufe der Zeit, haben alle wie von selbst ihre Sprüher umgerüstet.
Die Lernkurve dürfte durchaus etwas steiler sein. Ich bin zuversichtlich, dass in ein paar Jahren der Cocktail untersucht und vermieden werden kann.
Mit dem tu quoque Argument allerdings nicht.
Pollenanalysen von meinen Bienen haben an zwei Stichtagen insgesamt Rückstände von 14 verschiedenen Pestiziden ergeben (ich habe nicht darum gebeten). Auf Druck der Lobby konnte die Studie nicht fortgesetzt werden. Ist das nicht fies?
In risposta a Vor 10-15 Jahren haben die… di Ludwig Thoma
(1) Wenn Pflanzenzüchter -…
(1) Wenn Pflanzenzüchter - wie Sie sagen - „Giftspritzer“ sind, dass sind Tierärzte, auch jene von Katzen und Hunden, auch „Giftspritzer“, und Apotheker und Ärzte sind dann natürlich auch „Giftspritzer“, Apo-theken sind dann Gift-Theken.
(2) Niemand hat je bestritten, dass es Abdrift gibt, diese Aussage ist schlichtweg falsch (eigene Erfahrung).
(3) Umfassende Betrachtung eines Argumentes und Einordung in die Gesellschaft ist kein „tu-quoque-Argument“. Tu-Quoque wäre es, würde ich sagen, wenn Du das tust, darf ich das auch tun; mein Argument aber ist die Einordnung: wie kannst Du mir das vorwerfen, wenn du es beim anderen akzeptierst & und, wie kannst Du NUR mir das vorwerfen, wenn du Gleiches tust, ungesunde Substanzen in die Umwelt bringen? Ich denke, Sie verstehen den Unterschied schon.
(4) Nun aber Viertens: ich greife hier Ihre Argumentation vom 7. Jänner 2026 auf (ich zitiere):
„Gasser, ich meine es wirklich nur gut. Hören Sie einfach auf über Dinge zu schreiben von denen Sie nichts verstehen und machen Sie sich nicht lächerlich, in dem Sie Leuten die diese Dinge studiert haben, “Unkenntnis„ vorwerfen“:
Also denken Sie an Ihr eigenes Credo, und halten sich bedeckt.
Ich hab's studiert, Sie nicht - an Ihre eigenen Grundsätze halten Sie sich doch bitte auch selbst - so ich wie es in meinem obigen Kommentar von der Gesellschaft und den Mitbürgern auch einfordere. Danke.
In risposta a (1) Wenn Pflanzenzüchter -… di Peter Gasser
Tu quoque ist, wenn man in…
Tu quoque ist, wenn man in einer Debatte um Pestizide in der heimischen Landwirtschaft fragt, was denn mit den Abgasen und der Heizung und den importierten Südfrüchten sei. Darum geht es nicht. Deshalb wäre es schön, wenn wir zum Thema zurück kommen könnten. Also dem Cocktail aus verschiedenen Pestiziden, die einzeln alle zugelassen sind und einzeln die (mehr oder weniger willkürlich) festgelegten Grenzwerte nicht überschreiten, aber eben in ihrer Gesamtheit untersucht werden sollten. Wenn Sie das studiert haben, dann sollten Sie sich dafür einsetzen.
In risposta a Tu quoque ist, wenn man in… di Ludwig Thoma
Sie verkennen meine…
Sie verkennen meine Kommentare bewusst um zu provozieren: Zitat Thoma 5. Jänner: „Es ist eher so, dass Sie über jedes Stöckchen springen, das man Ihnen hinhält, anstatt sich an die Regel don’t feed the troll zu halten“: Sie trollen also wieder nur, wie Sie selbst sagen.
... und bitte halten Sie sich jetzt an Punkt 4, wenn Sie nur ein bißchen glaubwürdig sein wollen:
ich zitiere Sie zum 7. Jänner noch am 8. Jänner:
„Wenn es um ein fachspezifisches Thema geht und jemand der in diesem Fach eine spezifische Ausbildung hat, sei er Jurist, Mediziner oder Ingenieur, einem Diskussionsteilnehmer versucht zu erklären, dass dieser falsch liegt, dann kann dieser Diskussionsteilnehmer innehalten und versuchen zu verstehen, oder reagieren wie Sie“: oder reagieren wie Sie JETZT HIER.
Schweigen Die zum Thema und erhalten sich Ihre Glaubwürdigkeit.
Jetzt haben Sie 3 Zitate von Ihnen selbst bekommen, und alle 3 möchten Die jetzt gerne ignorieren - krass, nicht?
Was Sie anderen geltend empfehlen, gilt für Die selbst nicht... klingelt’s da?
___________
Auch Latein könnten Sie doch besser beherrschen (ich bin noch ein alter Lateiner) und die Dinge genau nehmen:
Der Begriff „Tu quoque“ stammt aus dem Lateinischen und bedeutet „auch du“. Der Tu-quoque-Fehlschluss ergibt sich daraus, dass auf das Verhalten anderer verwiesen wird, um ein Argument zu entkräften. Und ich habe das Argument nirgends „entkräftet“, ich habe es eingeordnet. In anderen Diskussionen zum Thema habe ich, auch von Ihnen gelesen, darüber informiert, dass ich bereit bin zuzustimmen, den Vertrieb aller Lebensmittel, welche mit bestimmten Pflanzenschutzmitteln behandelt worden sind, gesetzlich zu verbieten: einem Volksbegehren stimme ich mit Ja zu. Nur ist mir bewusst, dass dies die Mehrheit, auch jene, die die heimische Landwirtschaft dafür kritisieren, dem NICHT zustimmen werden.
Es wäre ein großer Gewinn für die regionale Landwirtschaft - aber wen im Lande interessiert diese schon?
In risposta a Sie verkennen meine… di Peter Gasser
Es geht um den Cocktail…
Es geht um den Cocktail. Sprechen Sie darüber. Sie sind der Experte.
In risposta a Es geht um den Cocktail… di Ludwig Thoma
Hatte ich doch soeben, ich…
Hatte ich doch soeben, ich wiederhole es Ihnen gerne:
„Der Begriff “Tu quoque„ stammt aus dem Lateinischen und bedeutet “auch du„. Der Tu-quoque-Fehlschluss ergibt sich daraus, dass auf das Verhalten anderer verwiesen wird, um ein Argument zu entkräften. Und ich habe das Argument nirgends “entkräftet", ich habe es eingeordnet. In anderen Diskussionen zum Thema habe ich, auch von Ihnen gelesen, darüber informiert, dass ich bereit bin zuzustimmen, den Vertrieb aller Lebensmittel, welche mit bestimmten Pflanzenschutzmitteln behandelt worden sind, gesetzlich zu verbieten: einem Volksbegehren stimme ich mit Ja zu. Nur ist mir bewusst, dass dies die Mehrheit, auch jene, die die heimische Landwirtschaft dafür kritisieren, dem NICHT zustimmen werden.
Es wäre ein großer Gewinn für die regionale Landwirtschaft - aber wen im Lande interessiert diese schon?"
Was ich aber als in hohem Maße scheinheilig empfinde: der heimischen Landwirtschaft den Vorwurf des „Giftspritzers“ (anstelle des Pflanzenschützers„ oder “Produktschützers") zu machen, aber weltweit alle Produkte bedenkenlos zu kaufen und zu konsumieren, die außerhalb Südtirols teils wesentlich intensiver und giftiger behandelt werden. Es geht also NICHT vordergründig um gesunde Produkte, sondern um Diffamierung der heimischen, und NUR der heimischen Landwirtschaft.
DAS kritisiere ich - und zu Recht.
Die Gesellschaft soll es verbieten, wenn Sie es nicht will!
Aber nicht NUR von der heimischen Landwirtschaft erwarten, dass sie sich selbst ruiniert, indem Sie kontrollierten gesetzlich erlaubten Pflanzenschutz freiwillig nicht durchführt - und gleichzeitig weltweit alle Produkte kauft, die nicht nur mit denselben Pflanzenschutzmitteln unkontrolliert intensiver, sondern zudem mit bei uns verbotenen giftigeren Substanzen intensiveren Pflanzenschutz betreibt.
Das ist - mit Verlaub - klassisch verlogen.
In risposta a Hatte ich doch soeben, ich… di Peter Gasser
Der Cocktail an…
Der Cocktail an Spritzmitteln, ist der völlig unbedenklich? Unvermeidlich? Habe ich den Cocktail von 11 Pestiziden und 3 Herbiziden als Rückstand im Pollen, der von den Bienen gesammelt wird, als Imker zu dulden? Muss ich mir vorwerfen lassen, dass der Hinweis darauf 'verlogen„ und “diffamierend" sei?
Als Experte können Sie den Leuten von Pan sicher die Sorgen vor dem Pestizidcocktail nehmen.
In risposta a Der Cocktail an… di Ludwig Thoma
Was Sie sich da wieder…
Was Sie sich da wieder zusammenreimen und manipulativ und provozierend zu unterstellen versuchen, ist unlauter.
Ich zitiere Sie selbst, Thoma 5. Jänner: „Es ist eher so, dass Sie über jedes Stöckchen springen, das man Ihnen hinhält, anstatt sich an die Regel don’t feed the troll zu halten“:
Sie trollen also wieder nur, wie Sie selbst sagen. Ich springe nicht über Ihre „Stöckchen“, wie Sie vorschlagen. Die Untat beginnt der Troll, und als Troll, wie ich meine, wie soll man Sie da Erst nehmen?
(ad rem, Zitat: „Muss ich mir vorwerfen lassen, dass der Hinweis darauf 'verlogen“ und „diffamierend“ sei": niemand hat das gesagt, das erfinden Sie, um zu provozieren (ich frage mich, wie man als Jurist mit sochen toxischen Methoden überlebt - oder grad darum?) klassischer Troll.
Es bietet - positiv betrachtet - die Möglichkeit zu allgemeiner Betrachtung:
zu versuchen, auf (Ihre) irrationale Aktionen rational zu reagieren, muss schiefgehen. Sie wollen immer eine Duell-Situation herbeiführen, ich versuche, das zu vermeiden (Netiquette!) - ich bin ein sehr langmütiger Mensch, und versuche, es positiv zu erläutern, aber Sie fallen immer wieder in diese toxische Art der Kommunikation zurück - grad, wenn man Sie mit Ihren eigenen Waffen geschlagen hat).
Also: „don’t feed the troll“.
Schade, dass Sie jede sachliche Diskussion disruptiv zerstören.
In risposta a Was Sie sich da wieder… di Peter Gasser
Sie wollen einfach nicht…
Sie wollen einfach nicht sachlich über den Cocktail sprechen. Nur darüber, dass auch anderswo nicht alles glatt läuft. Danke auch.
In risposta a Sie wollen einfach nicht… di Ludwig Thoma
Sie haben das richtig…
Sie haben das richtig erkannt: mit Ihrer disruptiven und unsachlichen, unlauteren Art (falsche Zitate, falsche Unterstellungen, emotionale Provokation, Duell, eigene Regeln missachten ....), so meine Ansicht, verweigere ich mich - ganz im Sinne der Netiquette.
In risposta a Sie haben das richtig… di Peter Gasser
Das Thema des Artikels ist…
Das Thema des Artikels ist doch der Pestizidcocktail, so lese ich, so meine ich. Schade, dass Sie als Experte nicht darüber schreiben möchten.
Es geht hier nicht ums…
Es geht hier nicht ums Anprangern. Jeder Mensch weiß, dass die industriell erzeugten Äpfel aus Südtirol nicht gerade gesundheitsfördernd sind. Wer sie kauft, ist selber schuld. Dass Äpfel aus anderen Anbaugebieten manchmal vielleicht sogar noch mehr belastet sein können, ändert an der Tatsache nicht.
Die Öko-Mullahs haben wieder…
Die Öko-Mullahs haben wieder zugeschlagen. Fragt sich, ob Kupfer, Schwefel und Neem wirklich das geringere Übel ist. Fakt ist, 9 Milliarden Menschen können ohne Pflanzenschutz und Dünger nicht ernährt werden (zumindest nicht mit Monokulturen, egal ob Bio oder nicht). Ein Ausweg könnte wennschon Permakultur sein (ist aber nicht leicht mechanisierbar).
Herr GASSER, wer garantiert…
Herr GASSER, wer garantiert Ihnen, dass sich „nicht eines der Ihnen als unbedenklich an-geführten Mittel, doch mit einer dringenden Aktion im Verkauf verboten wird?“
Es sind vor Allem die MONO-KULTUREN, die ohne Chemie-Duschen nicht die „angeblich“ (wird zu oft, „wir können ...“) nicht auskommen, obwohl die Schädlinge + Beeiträchtigungen, in Abhängikeit von den klimatischen Gegebenheiten, „nicht alle Jahre mit der gleichen Intensität die Ernte beeinträchtigen!“
... + schließlich muss das her-gestellte Zeug auch verkauft werden, auch weil die Berater SCHADEN-Ersatz-Zahlungen befürchten.