Ambiente | Lo studio

Cocktail di pesticidi: pericolosi o no?

La rete PAN Europe mette sotto accusa le mele della Val Venosta: “Hanno il toxic load più alto d'Europa. Trovati 13 principi attivi. Poco studiata la pericolosità delle miscele”. Laimburg: “Rispettati i limiti di legge”.
pesticidi
Foto: Suedtirolfoto/O.Seehauser
  • Ci risiamo: Alto Adige di nuovo protagonista in negativo sui media nazionali per la questione pesticidi. Questa volta il fulcro è un comunicato di Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) che descrive un “cocktail di pesticidi” in mele provenienti dalla Val Venosta e solleva dubbi sui rischi per la sicurezza alimentare, che però il Centro di sperimentazione Laimburg ridimensiona con decisione sul piano del rischio sanitario.

  • Cos'è PAN Europe

    PAN Europe è la sezione europea di una grande rete internazionale di organizzazioni non governative che lavora da decenni sul tema dei pesticidi. La più ampia Pesticide Action Network (PAN) è stata fondata nel 1982 come coalizione globale di ONG con l’obiettivo di ridurre l’uso dei pesticidi pericolosi e promuovere alternative più sicure e sostenibili.

    La sede europea, nata negli anni Ottanta, riunisce decine di organizzazioni attive nei campi della tutela ambientale, della salute pubblica, dei diritti dei consumatori, del lavoro e dell’agricoltura, provenienti da quasi trenta Paesi europei.

    A differenza di università o istituzioni pubbliche di ricerca, PAN Europe non è un organismo accademico né regolatorio, ma un gruppo di advocacy: analizza politiche agricole e pesticidi, produce report e briefing, partecipa ai processi decisionali europei e promuove campagne per ridurre la dipendenza dai fitofarmaci e favorire modelli agricoli più ecologici.

    L’organizzazione si definisce “science-based” e nel suo team include tossicologi, giuristi e policy analyst. Allo stesso tempo, il suo mandato è esplicitamente orientato a una trasformazione strutturale del modello agricolo, non soltanto alla valutazione tecnica dei residui entro i limiti di legge.

  • “Cocktail di pesticidi”

    Nel comunicato diffuso nei giorni scorsi, PAN Europe riferisce che su cinque campioni di mele acquistati in mercati contadini della Val Venosta quattro presentavano residui di cinque o più principi attivi. Le sostanze complessivamente individuate sarebbero tredici, tra fungicidi e insetticidi; undici sarebbero sospettate di tossicità riproduttiva, tre di cancerogenicità e cinque di interferenza endocrina.

    Secondo PAN Europe, nel confronto con campioni provenienti da altri Paesi europei, le mele analizzate dell’Alto Adige presenterebbero il “toxic load” più elevato. La combinazione di più residui viene indicata come motivo di preoccupazione perché le interazioni tra sostanze chimiche sono ancora poco studiate.

    Il comunicato cita inoltre una relazione con pesticidi definiti “PFAS” e suggerisce che questi campioni non sarebbero adatti alla produzione di alimenti per l’infanzia. Le affermazioni sono state riprese da numerosi media nazionali e presentate come un nuovo campanello d’allarme sulla salubrità dei prodotti altoatesini.

  • Il report

    A differenza di quanto emerge dal solo comunicato stampa, PAN Europe ha pubblicato anche un report tecnico più ampio, che descrive in modo più dettagliato l’indagine. Il documento spiega che i campioni sono stati acquistati tra l'1 e il 20 settembre 2025, anche in località specifiche della Val Venosta, e analizzati in un laboratorio che opera secondo metodi standardizzati. PAN Europe precisa di aver considerato solo residui sopra il limite di quantificazione (LOQ), generalmente compreso tra 5 e 10 microgrammi per chilo, escludendo le semplici tracce sotto tale soglia.

    Nel report vengono inoltre presentati confronti a livello europeo, indicatori sulla frequenza di campioni con più residui e un confronto con i limiti previsti per gli alimenti destinati a neonati e bambini piccoli (0,01 mg/kg), da cui derivano le affermazioni sull’eventuale non idoneità di molte mele convenzionali a questo specifico uso. Insomma, non si tratta di una semplice presa di posizione ideologica come poteva sembrare dalla lettura della nota stampa, ma di un monitoraggio basato su analisi di laboratorio con criteri scientifici.

    Allo stesso tempo, il report non pubblica, almeno nella parte divulgata, una tabella completa con le concentrazioni di ciascun principio attivo per singolo campione, né il dettaglio del calcolo che porta alla definizione del “toxic load”. 

  • Michael Oberhuber: Il direttore di Laimburg Foto: Ivo Corrà
  • Cosa dice Laimburg

    Il Centro di Sperimentazione Laimburg, interpellato da SALTO sull’argomento, propone una lettura molto diversa dei risultati, fondata sui principi della tossicologia normativa.

    Il direttore Michael Oberhuber richiama il principio dose-effetto: la semplice presenza di un residuo non dice nulla sulla pericolosità se non si conosce la quantità. Secondo Laimburg, fino a quando i residui sono sotto il limite massimo consentito (MRL), non rappresentano un rischio per la salute né nel breve né nel lungo periodo. La normativa europea sui residui è considerata tra le più severe al mondo. Anche un eventuale superamento dell’MRL, sottolinea Oberhuber, non implica automaticamente un pericolo sanitario, ma comporta il divieto di commercializzazione del prodotto.

    Nel caso delle mele analizzate da PAN Europe, dalle informazioni disponibili risulta che nessun residuo superi i limiti di legge. Dal punto di vista normativo, quindi, la vendita di quei frutti era consentita.

  • Pericolo e rischio

    Il cuore della diversità di vedute tra PAN Europe e Laimburg sta nella distinzione tra pericolo e rischio.

    PAN Europe si concentra soprattutto sul profilo di pericolo delle singole molecole (sospette CMR, interferenti endocrini) e sulla questione delle esposizioni cumulative. Questo approccio intercetta un tema reale: la normativa valuta per lo più le sostanze una per volta, mentre nella vita reale l’esposizione avviene a miscele.

    Laimburg ribatte che questo non significa automaticamente che esista un rischio concreto per la salute. Nel sistema europeo, una sostanza autorizzata è considerata sicura alle dosi di esposizione previste. Se non lo fosse, non potrebbe essere utilizzata.

    Il dibattito sulle miscele non è marginale: anche l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) se ne occupa da anni. Ma senza conoscere le concentrazioni precise dei singoli residui e i loro meccanismi d’azione, è difficile trasformare il concetto di “cocktail” in una stima quantitativa del rischio.

  • PFAS: pericolosi o no?

    PAN Europe parla di pesticidi PFAS. Oberhuber ritiene questa definizione fuorviante: in questo contesto si tratterebbe di sostanze che possono generare come metabolita il TFA (acido trifluoroacetico), non dei PFAS “storici” come PFOA o PFOS noti per la loro elevata persistenza.

    Il gruppo chimico CF3, da cui deriva il TFA, è presente anche in numerosi farmaci. Secondo Laimburg, quindi, l’uso del termine PFAS in questo caso ha soprattutto un effetto comunicativo, perché richiama una categoria già fortemente problematizzata nell’opinione pubblica.

    PAN Europe propone cioè una lettura orientata al principio di precauzione e alle lacune di conoscenza sulle esposizioni cumulative. Laimburg propone una lettura ancorata ai limiti di legge.

    Dire che le mele della Val Venosta siano “pericolose” sulla base dei dati disponibili è probabilmente una semplificazione. Dire che il tema delle miscele non esista perché i residui sono sotto gli MRL è altrettanto riduttivo.

    In Alto Adige l’uso dei pesticidi, soprattutto nella frutticoltura, è da anni al centro di polemiche politiche e scientifiche. Dal referendum di Malles del 2014 ai confronti con l'Umwelt Institut di Monaco di Baviera sulle tracce di pesticidi nell’aria e nelle acque, il tema è diventato parte strutturale del dibattito pubblico. Sarebbe importante, però, che la principale preoccupazione dei tecnici di Laimburg fosse: come ridurre progressivamente l’uso dei pesticidi, mantenendo la sostenibilità economica delle aziende agricole e aumentando al tempo stesso la trasparenza sui dati e sulle incertezze scientifiche.