Politica | In der Streitergasse

“La rigenerazione si fa con la guerra”

La città che vogliamo: sì, ma quale? Dal caso WaltherPark ai limiti della partecipazione, il dibattito al Carambolage tra Daria Habicher, David Calas e Lucia Tozzi.
Streitergasse
Foto: Seehauserfoto
  • Se la città è un luogo fisico, è anche (e soprattutto) un campo di forze tra interessi economici, scelte politiche e immaginario collettivo. È da qui che parte la puntata della Streitergasse con l’ultimo SALTO Talk su come cambia(re) lo spazio urbano, a Bolzano e oltre. Perché spesso ciò che percepiamo come “locale” (una riqualificazione, una grande opera, un grande evento) risponde a meccanismi molto più ampi.

  • La trappola dell'attrattività

    David Calas inquadra la questione come un intreccio di fenomeni che si sommano e rafforzano tra loro, come turismo e interessi privati. Il punto, sostiene, è che abbiamo normalizzato per decenni un’idea “positiva” della crescita economica, fino a scoprire che esistono frontiere sociali ed ecologiche che non possiamo più ignorare. Un’immagine utile per raccontare la città contemporanea è l’economia della ciambella di Kate Raworth. Lucia Tozzi porta Milano come esempio-laboratorio che in Italia è diventato un brand. La narrazione dell'“attrattività” – costruita attorno ai grandi eventi – promette una trasformazione win-win, dove investimenti e residenti dovrebbero convivere senza attrito. Ma, sostiene Tozzi, il win-win è l’elemento più fragile (e più ideologico) di tutta la storia: “Non è possibile che siano tutti vincenti”.

  • David Calas Foto: Seehauserfoto
  • Attrarre significa competere contro l’hinterland, contro le altre città, contro chi è “perdente” nei flussi di capitali. E la “rigenerazione urbana” diventa così un’etichetta elegante per descrivere processi che espongono gli abitanti ai grandi flussi e spesso ne preparano l’uscita di scena. Prima per difficoltà economica, poi come perdita di servizi, infine per la privatizzazione progressiva di ciò che era pubblico.

  • Waltherpark e l’idea di città

    Il caso simbolo degli ultimi anni, a Bolzano, è il PRU di via Alto Adige e il WaltherPark, con il suo accordo pubblico-privato e l’idea (non nuova) di centro commerciale come motore di “riqualificazione”. Calas ricorda quanto questi progetti appartengano a un immaginario anni Ottanta-Novanta, dove la città riceve “zuccherini” (infrastrutture e opere pubbliche) e in cambio concede volumetrie e rendita. Per Tozzi, il centro commerciale è un modello in crisi da tempo e proprio per questo diventa un pretesto per altro, cioè creare valore immobiliare.

  • Lucia Tozzi Foto: Seehauserfoto
  • Città & Land, distinzione fittizia?

    Quando si passa al rapporto tra città e periferia, dov'è il confine? Tozzi osserva che i territori fragili di montagna possono subire in modo ancora più duro la pressione di turismo, grandi eventi come le Olimpiadi, urbanizzazione diffusa. Ma per Calas, in contesti alpini è difficile separare “città” e “territorio”, Land perché l’urbanizzazione e la mobilità portano dinamiche cittadine ovunque. Daria Habicher invita a diffidare delle dicotomie facili: in Sudtirolo “tutto è Land” se lo confrontiamo con le grandi città europee, ma il “Land” non è automaticamente sinonimo di equilibrio. Quali qualità vogliamo proteggere e con quali strumenti?

  • Il nodo partecipazione

    Daniela Habicher Foto: Seehauserfoto

    Arriviamo infine al nodo più spinoso, la partecipazione. Habicher prova a metterle un perimetro concreto: partecipazione a cosa? Per informare, coinvolgere, co-progettare? Servono tempo, budget, competenze – e soprattutto la disponibilità ad accettare che il conflitto esista. Tozzi però avverte: negli ultimi decenni la partecipazione è stata spesso trasformata in una tecnologia di depotenziamento, una forma che include per neutralizzare: “ti ascolto” – e poi butto tutto nel cestino. O, peggio ancora, ti faccio scegliere “il colore dell’asfalto” mentre dietro passano trasformazioni enormi e già decise, come il sopraccitato caso del WaltherPark. La domanda allora è come evitare che la partecipazione sia solo una foglia di fico, un “social washing” dell’estrazione urbana? David Calas insiste: senza una regia politica reale e strumenti chiari, la partecipazione resta minoritaria e frustrante – ma proprio dalle minoranze possono nascere alleanze e, a volte, risultati sorprendenti. Per Habicher, infine, la trasformazione è scomoda, raramente porta voti, ma è esattamente per questo che va discussa pubblicamente.

  • In questa puntata sono ospiti:

    • Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane e giornalista freelance (Milano)
    • David Calas, architetto e urbanista (Vienna)
    • Daria Habicher, socio-economista e co-fondatrice di LIA Collective (Silandro) 
      Moderazione: Valentino Liberto

     

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