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La ripresa del lavoro sia sostenibile

“Per una ripresa sostenibile dalla pandemia di Covid nel mondo del lavoro, guardando all’attuazione dell’Agenda 2030”: questo il documento proposto dalla Cgil all’Onu.
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale del partner e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
United Nations
Foto: United Nations Pixabay
La Cgil è infatti dotata di status consultivo presso le Nazioni Unite e ha la possibilità di proporre periodicamente brevi documenti, chiamati statements. In occasione del prossimo incontro politico di alto livello, un HLPF (High Level Political Forum), in programma dal 6 al 15 luglio, verrà proposto il documento sulla ripresa dalla pandemia nel mondo del lavoro.
 
La pandemia di Covid 19 rappresenta una sfida globale per l’attuazione dell’Agenda 2020 in quanto mette a nudo le disuguaglianze sociali esistenti e ne crea di nuove. Riguarda pienamente il mondo del lavoro in tutte le sue forme, nell’economa formale e informale. Importanti studi dimostrano che un certo numero di persone risultate positive al test sono state esposte al virus in contesti lavorativi e soprattutto nelle occupazioni in prima linea. La trasmissione è stata più elevata tra alcuni dei gruppi più vulnerabili.
 
La Confederazione Generale Italiana del Lavoro, solleva la necessità di dare priorità alla tutela dei diritti del lavoro e all’attuazione dell’Agenda del lavoro dignitoso dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro per la ripresa sostenibile dalla pandemia Covid-19 in vista del raggiungimento dell’Agenda 2030. Il diritto ad un posto di lavoro sicuro e sano dovrebbe essere riconosciuto come universale e così il diritto ad avere accesso a un vaccino gratuito ed universale.
 
Durante la pandemia, la maggior parte delle occupazioni che erano considerate “essenziali” per sostenere la società sono cadute nelle fasce di reddito più basse della società e i “lavoratori chiave” hanno affrontato alcune delle condizioni di lavoro più precarie, la maggior parte di loro erano e sono donne. Nuove forme di lavoro sono emerse e sono destinate a crescere, soprattutto a causa della necessità di ridurre il contatto fisico.
 
È fondamentale che la comunità internazionale si concentri sulle nuove forme di lavoro, come quelle dell’economia di piattaforma, che richiedono una protezione completa del lavoro, a partire dai diritti di salute e sicurezza sul lavoro, e sviluppi la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nel lavoro a distanza e nel telelavoro/homeworking.
 
La salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori non sono state trattate con la dovuta attenzione dalla comunità internazionale, nonostante la loro tutela riguardi anche l’intera comunità e il pubblico in generale. L’impegno su salute e sicurezza deve costituire una priorità assoluta e gli organismi multilaterali dovrebbero adoperarsi affinché i Governi forniscano una protezione sociale universale.
 
Il rapido sviluppo dei vaccini dovrebbe andare di pari passo con la rimozione dei brevetti e il libero accesso universale. Ci vorrà del tempo prima che i vaccini siano efficaci. L’aggiunta di test rapidi antigenici nella comunità e anche nei luoghi di lavoro attraverso negoziati con i sindacati, con un’ampia gamma di misure preventive e di mitigazione aiuterà a superare l’emergenza.

Questo deve naturalmente essere sostenuto da adeguati sistemi di protezione sociale, dal riconoscimento e dalla compensazione del virus come malattia professionale o infortunio, dall’indennità di malattia per le persone malate o in isolamento e da altre misure economiche e sociali che sono essenziali per il buon esito.
 
Cristina Masera