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Il bar “LinMone” cambia gestione

Dopo tre anni, Simone Lin lascia via Tre Santi a Bolzano: “Si parla molto di sicurezza ma poco di come sostenere i giovani che vogliono avviare un'attività. Il mio futuro? Parlo 4 lingue, vorrei creare un'area sosta camper ma qui sarebbe impossibile”.
Simone Lin
Foto: Dalla Serra/SALTO
  • Chiude dopo tre anni di attività il bar “LinMone” di via Tre Santi a Bolzano. Con i primi mesi del 2026 il locale passerà a una nuova gestione: il giovane barista Simone Lin accompagnerà il subentro per un periodo, poi lascerà la città per viaggiare in camper. Ventisei anni, nato a Merano da genitori cinesi e cresciuto in Val Venosta, Lin aveva aperto il bar poco più che ventitreenne, lasciando il classico “posto fisso” in una banca locale. “Sapevo fin dall’inizio che non sarebbe stata un’attività che avrei svolto per tutta la vita. Sarebbe dovuta essere solo un’esperienza, un progetto a tempo”, spiega ora a SALTO. 

    Ancora non ne conosce la data certa ma Lin, che ha appena completato il passaggio con la nuova gestione, prossimamente lascerà Bolzano, anche se con un po' di amaro in bocca: “Una città in cui si parla molto di sicurezza, ma poco di come sostenere davvero i giovani che vogliono aprire un’attività, soprattutto fuori dal centro. Tutto si concentra lì, mentre i quartieri si svuotano”.

     

     “La mia famiglia è stata tra le prime cinesi a Silandro. Quando ero bambino avevo la percezione che le altre persone ci guardassero come fossimo alieni”

     

    La storia di Lin, però, comincia molto prima di via Tre Santi, parte da Silandro, in Val Venosta, dove la sua famiglia era tra le prime di origine asiatica. “Siamo stati i primi cinesi a Silandro. Quando ero bambino avevo la percezione che le altre persone ci guardassero come fossimo alieni: eravamo una novità, un’eccezione”, racconta. “Oggi i miei genitori gestiscono un ristorante e la Val Venosta è molto più multiculturale, ci sono altre comunità e centri d’accoglienza. Anni fa era diverso”.

  • Simone Lin: Coloro che fino alle scorse settimane varcavano la soglia di “LinMone” potevano talvolta trovare il giovane barista seduto sui divanetti vicino alla vetrina mentre leggeva uno dei tanti libri presenti sugli scaffali del locale. Foto: Dalla Serra/SALTO
  • Coloro che fino alle scorse settimane varcavano la soglia di “LinMone” potevano talvolta trovare il giovane barista seduto sui divanetti vicino alla vetrina mentre leggeva uno dei tanti libri presenti sugli scaffali del locale. “Questo luogo per me è sempre stato casa. Il bar - dice - è un luogo familiare, non solo perché conosco i clienti di tutte le età per nome, ma anche perché mi ricorda l’infanzia”. E sulla scelta di lasciare il posto in banca per mettersi in proprio, Lin racconta: “Avevo un posto fisso in banca con orari regolari. A 23 anni ho deciso di lasciare tutto. Non avevo esperienza imprenditoriale, era la mia prima attività, ma ero convinto. In molti mi hanno detto che qui la zona era difficile, che il locale era nascosto. Io ho voluto provarci comunque”.

     

    “Parlo italiano, tedesco, inglese e cinese, mi muoverò in libertà. Vorrei una casa nel verde, con del terreno, per creare un’area di sosta per camper. A Bolzano sarebbe impossibile”

     

    E i risultati sono arrivati: “La sera il bar è pieno soprattutto di giovani. L’attività ha sempre funzionato, tanto che quest’anno ho trovato un ottimo bilanciamento tra tempo libero e lavoro. Bolzano però ha un problema strutturale. Le attività come la mia non vengono viste bene. E se una strada si svuota di bar, la sera diventa deserta e poco illuminata. Poi ci si interroga sulla sicurezza. Ma dove ci sono bar, persone, c‘è vita notturna, la percezione cambia”. Via Tre Santi, sostiene Lin, ne è stata la dimostrazione. “Qui la sera c’è movimento, non succede nulla di particolare, il quartiere è vivo. Molti residenti lo apprezzano, anche il condominio sopra il locale in gran parte mi ha sempre sostenuto. Con alcune famiglie - racconta Lin - il rapporto è stato più complicato, ma io ho sempre cercato il dialogo, anche facendo delle rinunce. Potrei tenere aperto fino all’una e mezza di notte, la licenza me lo permetterebbe. Invece ho deciso di chiudere presto, intorno alle nove. Anche elementi come i tavolini all’esterno o la presenza di persone davanti al locale sono diventati motivo di tensione. A volte sembra che chi prova a creare socialità venga visto più come un problema che come una risorsa”.

  • Simone Lin: mentre prepara una centrifuga di frutta e verdura. Foto: Dalla Serra/SALTO
  • Punta solo sulla clientela giovane e questo dà fastidio? “No. La mattina qualche anziano c'è, anche se loro sono più legati alle abitudini, dunque è difficile intercettarli. Quindi è coi giovani che il bar ha trovato la propria identità”. E adesso? “Ho comprato un camper per prendere e partire. Desidero vedere il mondo, trovando un posto che valorizzi il lavoro dei giovani. Parlo italiano, tedesco, inglese e cinese, questo mi permetterà di muovermi in libertà. Mi piacerebbe comprare una casa nel verde, con del terreno, per creare un’area di sosta per camper. A Bolzano sarebbe impossibile: i terreni hanno costi inaccessibili. Quindi viaggerò e mi fermerò dove mi sentirò bene”. LinMone continuerà con nuovo nome e nuovo gestore. “A breve inizierò l’affiancamento col nuovo gestore e questo periodo di transizione durerà fino a primavera. Poi - conclude Lin - lascerò”.