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Politica | Giochi olimpici

Olimpiadi 2026: un “lascito” discutibile

I Giochi olimpici Milano-Cortina 2026 saranno davvero le “Olimpiadi più sostenibili di tutti i tempi”, come promesso dagli organizzatori?
Avvertenza: Questo contributo rispecchia l’opinione personale dell’autore e non necessariamente quella della redazione di SALTO.
La nuova pista da bob a Cortina
Foto: Fabio Tullio
  • Attualmente tanto entusiasmo per le Olimpiadi in corso, mentre le questioni legate alla compatibilità ambientale e climatica di questo megaevento sono messe in secondo piano. 

    Costi complessivi relativamente contenuti

    Se si prendono come termine di paragone i Giochi invernali di Pechino 2022 (8,7 miliardi di USD solo per l’organizzazione dei Giochi, esclusi altri interventi infrastrutturali) e Sochi 2014 (28,9 miliardi USD), le spese per Milano-Cortina 2026 appaiono effettivamente piuttosto contenute. Secondo il terzo rapporto dell’organizzazione antimafia LIBERA su „Open Olympics“ del novembre 2025, i costi dei progetti edilizi legati alle Olimpiadi 2026 ammontano a 3,54 miliardi di euro, mentre la sola organizzazione dei Giochi dovrebbe costare „solo“ 1,7 miliardi di euro. Persino a Torino 2006 sono stati investiti più fondi nel solo svolgimento dei Giochi, pari a 4,7 miliardi di euro.

    Ciononostante, i Giochi Milano-Cortina 2026 non entreranno nella storia olimpica come le „Olimpiadi più sostenibili“, basate quasi esclusivamente sull’utilizzo di impianti sportivi già esistenti. Così, ad esempio, 122 milioni di euro sono stati spesi per la nuova pista da bob di Cortina. A Predazzo, per 45 milioni di euro, i trampolini di salto già esistenti sono stati demoliti e ricostruiti. A Cortina per 35-40 mio. Di euro si realizza una funivia a Socrepes, presso la Tofana, unicamente per trasportare il pubblico alle gare di sci femminile. Ad Anterselva sono stati investiti 50 milioni di euro nello stadio del biathlon, che era già prima era pronto per le Olimpiadi. Nonostante l’opposizione degli ambientalisti sono stati disboscati 2,5 ettari di foresta per realizzare un nuovo bacino per l’innevamento delle piste. Molto acciaio e cemento per strutture che, dopo le Olimpiadi 2026, resteranno pressoché poco utilizzate.

    Diversa sarà invece la sorte del Villaggio Olimpico di Cortina, costato 39 milioni di euro, che verrà demolito subito dopo i Giochi (FF n. 7/2025). Lo stesso destino toccherà, tra l’altro, al trampolino di Pragelato (Torino 2006) e alla pista da bob di Cesana (Torino 2006): entrambe le strutture saranno finalmente smantellate nel 2026 con una spesa di milioni di euro. La stessa sorte toccherà alla pista di bob a Cortina fra 10-20 anni?

    Olimpiadi per la „legacy“?

    All’inizio la Fondazione „Milano Cortina 2026“ aveva invitato le organizzazioni ambientaliste a un confronto per valutare la sostenibilità ambientale di tutti i progetti edilizi. Successivamente però si è arrivati alla rottura e la fondazione ha posto i cantieri sotto amministrazione straordinaria: in questo modo due terzi dei progetti è stata esentata da una valutazione di impatto ambientale, mentre per il 18% è ancora in corso la verifica della necessità di una VIA, afferma la CIPRA. In risposta a questa procedura poco trasparente è nata la rete civica „Open Olympics 2026“, con venti ONG partner, tra cui anche CIPRA Italia. Secondo questa rete, dei 98 progetti soltanto 42 sono stati conclusi entro l’inizio delle Olimpiadi, nel febbraio 2026. Più della metà dei 98 progetti sarà completata solo dopo la fine dei Giochi invernali e rientra nella categoria del „lascito“. Si tratta per lo più di progetti stradali. L’ultimo cantiere dovrebbe concludersi nel 2033. 

    Dei 98 progetti complessivi gestiti dalla società olimpica SIMICO, ben 67 riguardano tali infrastrutture e assorbono l'87% dei costi totali. Quattordici di questi interventi vengono realizzati in Alto Adige: dieci sono classificati come „legacy“ e quattro come impianti sportivi. In Alto Adige sono stanziati complessivamente 640 milioni di euro per le Olimpiadi 2026 (FF n. 47/2025), di cui 447 milioni a carico dello Stato e 192 milioni a carico della Provincia. Ma attenzione: il progetto più costoso, cioè quello della variante ferroviaria della Val di Riga, è finanziato con fondi PNRR, non delle Olimpiadi. Cosa c’entrano i Giochi olimpici con tutte queste infrastrutture?

    Ne deriva l’impressione che i Giochi olimpici sono stati utilizzati soprattutto come „acceleratore“ per la realizzazione di infrastrutture. Sebbene queste infrastrutture – in particolare l’ampliamento di strade e ferrovie – non siano essenziali per lo svolgimento dei Giochi, le procedure decisionali sono state abbreviate tramite gestione commissariale e i requisiti di verifica sono stati fortemente ridotti. Con buone ragioni possiamo chiederci se queste opere sono state collegate alle Olimpiadi solo per poterle realizzare più rapidamente e con minori obblighi di valutazione ambientale. La valutazione ambientale strategica (VAS) per tutti i progetti edilizi previsti è stata aggirata – uno strumento indispensabile per valutare la sostenibilità e prendere in considerazione anche l’opzione zero. La popolazione locale e le associazioni non sono state coinvolte nella pianificazione dei 98 progetti previsti dal programma olimpico. Questi Giochi Olimpici rappresentano il fallimento dell’Agenda Olimpica 2020 + 5 del CIO“, afferma Luigi Casanovapresidente di Mountain Wilderness Italia.  

    E per quanto riguarda la tutela del clima?

    Nelle Alpi gli effetti del riscaldamento globale di origine antropica si fanno sentire in modo ancora più evidente che in altre regioni d’Europa. A maggior ragione è quindi legittima la domanda sulla compatibilità climatica dei megaeventi, Olimpiadi comprese. La Fondazione Milano-Cortina 2026, nel suo Sustainability Impact and Legacy Report 2024 (settembre 2025), fornisce una stima delle emissioni di CO₂ dei Giochi: 1.005.000 tonnellate di CO₂. La quota principale è dovuta alla mobilità dei visitatori e delle persone coinvolte nell’evento. Un milione di tonnellate di CO₂ equivale alle emissioni annue di circa 217.000 automobili oppure al riscaldamento di 400.000 abitazioni per un intero anno. 

    A ciò si aggiungono emissioni indirette ancora maggiori, poiché i cosiddetti interventi infrastrutturali di „legacy“ dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026 sono destinati in gran parte al traffico stradale. La mobilità dei visitatori, come nel turismo in generale, rappresenta il principale singolo fattore di emissioni di gas serra. Invece di adempiere finalmente ai propri obblighi in materia di tutela del clima, lo Stato italiano investe ingenti risorse nella costruzione di infrastrutture stradali che, sia in fase di realizzazione sia durante l’esercizio, gravano pesantemente sul clima.

    E per quanto riguarda il consumo di suolo?

    Secondo il rapporto ISPRA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici (edizione 2025, ottobre 2025), il consumo di suolo legato agli impianti olimpici è rilevante. Fino al 2024 compreso sono già stati impermeabilizzati 59 ettari di territorio, ma risulta realizzato soltanto il 37% dell’intero volume dei lavori. Al termine degli interventi, per le Olimpiadi potrebbero essere stati sacrificati complessivamente oltre 150 ettari di suolo. Solo in Alto Adige sono già stati consumati 10,2 ettari di territorio scontando quelli delle opere ancora da costruire. Gli impianti sportivi vengono inoltre ampliati con l’obiettivo di ospitare in futuro altri grandi eventi su base regolare. Le emissioni di CO₂ e il consumo di suolo rappresentano due indicatori centrali dell’impatto ambientale e climatico di un megaevento sportivo. 

    Le aree ad alta intensità turistica hanno bisogno delle Olimpiadi?

    Spesso l’organizzazione dei Giochi olimpici viene giustificata con l’effetto promozionale sul turismo locale, che dovrebbe stimolare il settore nel lungo periodo. Tuttavia, come emerge da diversi studi, i Giochi olimpici invernali generano soltanto un turismo di breve periodo, alimentato da appassionati di sport, media e sponsor, mentre i turisti „ordinari“ tendono a evitare le località ospitanti a causa dell’affollamento, dei prezzi elevati e delle zone interdette. Le Olimpiadi fanno lievitare il mercato immobiliare, incalzano i prezzi e aumentano il traffico, in particolare quello stradale e aereo. Invece di ridurre la mobilità motorizzata, come richiederebbe una politica di tutela climatica, le Olimpiadi la portano all’ebollizione.

    Il turismo in Alto Adige non avrebbe avuto bisogno delle Olimpiadi

    Inoltre, le aree già sovraccariche dal punto di vista turistico non hanno bisogno di eventi di questo tipo. L’effetto promozionale favorisce ulteriormente la concentrazione degli arrivi turistici in questi hotspot. Se l’obiettivo è alleggerire la pressione sulle Alpi e in particolare sui territori con la più alta intensità turistica, i megaeventi sportivi producono esattamente l’effetto opposto. Meno sarebbe di più.

    „Un’analisi onesta costi-benefici può condurre, per i contribuenti, solo a un risultato negativo“, scrive la CIPRA nella sua presa di posizione sulle Olimpiadi del 10 dicembre 2025. „Non esiste nemmeno uno studio scientificamente fondato che dimostri che i Giochi olimpici in una regione alpina abbiano apportato un contributo positivo e duraturo allo sviluppo economico. Ciò che più frequentemente producono è indebitamento, oltre a una pressione crescente sul costo della vita e sul mercato immobiliare“. Ciò che forse valeva ancora per Cortina nel 1956 e per Innsbruck nel 1964 e nel 1976, non è più convincente nell’epoca del cambiamento climatico e dell’overtourism: i grandi eventi di sport invernali comportano interventi dannosi su natura e paesaggio, deficit per le finanze pubbliche, generano entrate relativamente limitate, alimentano soltanto il turismo di breve periodo con un’elevata mobilità dannosa per il clima e favoriscono la concentrazione del turismo in pochi hotspot.

    Un lascito problematico

    Definire le Olimpiadi Milano-Cortina i "Giochi olimpici più sostenibili di tutti i tempi è piuttosto azzardato: 56 progetti non conclusi prima dell’inizio, due terzi dei costi spesi per infrastrutture in maggior parte stradali, alto consumo di suolo, cemento, acqua ed energia, una trasparenza certamente non completa, prospettive poco chiare per l’utilizzo post-olimpico delle opere sportive, un enorme emissione di CO2 per lo svolgimento ed altro ancora, lasciano forti dubbi, conclude Sophie Wolf nella sua analisi eccellente sulle Olimpiadi 2026.  Con ottime ragioni, la popolazione di diversi possibili luoghi ospitanti (Garmisch, Sion/Sitten, Graz, Calgary, Sapporo, Erzurum) ha respinto l’organizzazione dei Giochi Olimpici del 2026. Non ci hanno pensato due volte invece a Nizza e nelle Alpi Marittime francesi, che ospiteranno i Giochi del 2030: quindi per la prima volta giochi invernali in riva al Mediterraneo!