Politica | Verso il referendum

“Con il sì magistrati meno liberi”

L'avvocato Marco Boscarol si schiera a favore del No al referendum: “Questioni tecniche ma che fanno temere per la democrazia. Efficienza ed errori rimarrebbero inalterati, la durata dei processi resterebbe uguale”.
Landesgericht
Foto: Seehauserfoto
  • SALTO: Avvocato Boscarol, qual è la ragione più importante che la spinge a votare no?

    Marco Boscarol: Voto NO per il pericolo che la riforma possa diminuire e limitare l’indipendenza dei magistrati e per la percezione di un disegno politico che conduce a limitare in concreto la possibilità di verifica giurisdizionale da parte della Magistratura sull’attività del potere esecutivo. 

    In linea di principio viene voglia di votare sì perché appare una buona idea separare chi giudica da chi indaga (i PM, ndr). In pratica però questa riforma mette in pericolo l’autonomia dei Giudici e aumenta il pericolo di controllo della politica sui Giudici. Infatti il sorteggio dei componenti del CSM diminuisce la professionalità e qualità delle persone prescelte mentre il Governo e il Parlamento possono individuare a proprio piacere la componente laica del Csm. Questo comporta che i consiglieri scelti dal Governo (e Parlamento con maggioranza di Governo) saranno molto compatti e decideranno secondo le direttive della politica mentre i membri togati scelti a sorteggio avranno meno forza e qualità, riuscendo molto meno ad opporsi ai membri politici. Sono questioni molto tecniche che però analizzate in dettaglio fanno temere per libertà e democrazia. Inoltre l’organo disciplinare (Alta Corte Disciplina) viene anche esso prescelto a sorte ma soprattutto viene tolto il potere di appello ad organo più elevato. Quindi se il PM che indaga un politico viene censurato con ricorso disciplinare non potrà più fare ricorso alla Corte di Cassazione (massimo organo di legittimità dello Stato, ndr) ma deve riproporre il suo appello allo stesso organo che lo ha già giudicato! È grave e pericoloso.

     

    “Sono questioni molto tecniche che però analizzate in dettaglio fanno temere per libertà e democrazia”

     

    I sostenitori del Sì parlano della separazione delle carriere come di una svolta necessaria per riequilibrare il sistema, mentre i sostenitori del No temono un indebolimento della magistratura. Quale di questi due rischi le sembra più concreto e perché?

    Il pericolo è chiaramente nel SI perché indebolisce il potere giudiziario. I sostenitori della riforma si contraddicono. Affermano che la riforma migliora l’efficienza, eviterà gli errori - come da molti viene ritenuta la vicenda di Garlasco per esempio - e impedirà interferenze della Giustizia nelle decisioni politiche. Se così fosse vorrebbe dire – confermando i timori di controllo della politica sui magistrati – che il Governo potrebbe incidere ed influire sulle attività dei magistrati attraverso un maggiore controllo sul CSM.

    In realtà l’efficienza si garantisce risolvendo la mancanza di personale negli uffici giudiziari e aumentando i fondi per aule, computer e fotocopiatrici e migliorando i sistemi informatici oggi molto lacunosi. Gli errori trovano nel nostro sistema molti anticorpi e già oggi ci sono strumenti che permettono di rivedere e correggere decisioni errate. Il caso Garlasco ci racconta di possibili difetti nell’attività di Polizia Giudiziaria ma evidenzia anche che la Giustizia ha le risorse e la volontà di rivedere decisioni che possono apparire discutibili. Il rimedio non è dunque la riforma con il suo maggiore controllo sui Giudici.

  • Verso il referendum

    In vista del referendum costituzionale sulla giustizia, SALTO ha posto sei domande sulla riforma a chi lavora nell’ambito del diritto, per esporre le ragioni del sì e del no. Nel prossimo episodio di questa serie di articoli sentiremo il parere dell’avvocato Alessandro Tonon, presidente della Camera penale di Bolzano.

  • Se la riforma fosse approvata, come cambierebbe il rapporto tra magistratura e politica?

    Il Magistrato sarebbe meno libero e più soggetto a condizionamenti. Ci sono esempi molto evidenti nel passato del nostro Paese che rendono chiaro il pericolo: ricordo che il Pubblico Ministero che indagava sul delitto Matteotti è stato rimosso con promozione quando ha ipotizzato la complicità dei gerarchi fascisti nel delitto. I giudici che hanno applicato per la prima volta a Torino lo statuto dei lavoratori nel 1970, erano stati trasferiti perché avevano annullato alcuni licenziamenti illegittimi. Solo l’intervento del CSM li ha salvati da una punizione fondata da evidenti valutazioni politiche. In futuro le nuove regole porterebbero l’organo di autogoverno maggiormente nella sfera di influenza della politica. Si sbilancia così l’equilibrio fra i poteri e la politica può cercare di sottrarsi al controllo di Legge.

     

    “Il Magistrato sarebbe meno libero e più soggetto a condizionamenti”

     

    Se questa riforma entrasse in vigore domani, cosa cambierebbe nei Tribunali italiani tra un anno? Quali sarebbero le reali conseguenze sulla giustizia?

    Efficienza ed errori rimarrebbero inalterati, la durata dei processi resterebbe uguale. Vi sarebbe però il pericolo di limitazioni o influenze nel potere di indagine dei Pubblici Ministeri e anche nei confronti di Giudici civili che si occupano di questioni sensibili come scioperi o espulsione degli stranieri. Anche l’annoso problema delle correnti in seno al CSM non verrebbe risolto, ma si potenzierebbe semplicemente la “corrente del Governo”.

     

    Efficienza ed errori rimarrebbero inalterati, la durata dei processi resterebbe uguale. 

     

    Una conseguenza sarebbe dunque il reale pericolo che la politica populista e meno rispettosa della Costituzione potrebbe tentare di far adeguare i Giudici alle decisioni del Governo. Molti dei “riformatori” si lamentano quando i Giudici applicando le Leggi evidenziano incongruenze, errori o contrasti con la Costituzione, gli accordi internazionali a cui l’Italia aderisce o le Norme europee - che ricordiamo sono sovraordinate alle Leggi nazionali. La risposta della riforma è quella di un controllo più pervasivo sui Magistrati, destinato a condizionarne l’azione. Un chiaro esempio di questa situazione è la polemica sulle vicende delle navi di associazioni che salvano i naufraghi. Il Governo si scandalizza perché i Tribunali restituiscono le navi e sanzionano lo Stato, ma omettono di ricordare che ci sono svariate normative che obbligano ai salvataggi in mare. Queste norme sono contenute negli accordi internazionali e nel codice della navigazione.

     

    “Il problema non sono i Giudici di sinistra ma le nuove Leggi che non rispettano il quadro normativo più ampio”

     

    Solo per chiarezza le indico di seguito: Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982): art. 98; Convenzione di Amburgo (SAR, 1979); Convenzione SOLAS (1974); Convenzione Salvage (Londra, 1989); Convenzione di Ginevra (1951): art. 33. Codice della Navigazione (R.D. 327/1942): art. 69; Piano Nazionale SAR;Decreto Legislativo 18/2011: Recepisce normative europee in materia di sicurezza.

    Il problema non sono i Giudici di sinistra ma le nuove Leggi che non rispettano il quadro normativo più ampio. Anche una forte maggioranza non può sottrarsi a queste normative a meno di uscire dai trattati e contemporaneamente cambiari i codici. La più grave conseguenza sarebbe dunque l’aumento dell’influenza della politica sull’amministrazione della Giustizia.

  • Marco Boscarol

    Marco Boscarol è un avvocato bolzanino. Recentemente è stato escluso dalla Camera penale perchè ritenuto incompatibile con l’associazione forense dopo aver partecipato ad un convegno del comitato per il No al referendum sulla riforma Nordio.

    Foto: Privat
  • Secondo lei questa riforma affronta davvero i problemi strutturali della giustizia italiana o rischia di essere una risposta simbolica a un malessere più profondo?

    La riforma non affronta e non risolve i problemi della Giustizia. E' utilizzata da una parte politica per stuzzicare e lusingare una porzione dell’elettorato. Inoltre - ad essere sospettosi e pensare male si fa peccato ma spesso si indovina - potrebbe essere il preludio a provvedimenti sempre più limitativi del Potere Giudiziario, con l’intento di creare un grave squilibrio fra i Poteri dello Stato.

    Se dovesse convincere un elettore indeciso con un solo argomento, quale userebbe?

    Spiegherei che la riforma non migliora la Giustizia ma permetterebbe alla politica di influenzare e condizionare l’autonomia dei Magistrati in danno delle libertà e dei cittadini

  • Il referendum

    La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere (nota come “riforma Nordio”) è una modifica approvata dal Parlamento italiano che ridefinisce profondamente l’ordinamento della magistratura: distingue formalmente i percorsi professionali dei giudici da quelli dei pubblici ministeri, crea due Consigli Superiori della Magistratura separati anziché uno solo e introduce anche un nuovo organismo disciplinare e un sistema di selezione dei membri tramite sorteggio anziché elezione tradizionale. Queste modifiche non sono ancora in vigore perché, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi nelle Camere, devono ora essere confermate o respinte dagli elettori tramite un referendum costituzionale (in programma il 22-23 marzo 2026). I cittadini dovranno decidere se approvarle definitivamente o mantenere l’attuale assetto costituzionale.