Film | Recensione

Guida pratica all’amore tossico

L’adattamento massimalista di Wuthering Heights: Emerald Fennell firma un film ossessionato dalla propria pseudo-trasgressione, visivamente spettacolare ma che ha sostanzialmente poco da dire.
Wuthering Heights
Foto: WB
  • **1/2

    Quale giorno migliore di San Valentino per festeggiare l’amore guardando due persone che si rovinano la vita a vicenda sulle brughiere ventose? È appena uscito al cinema “Wuthering Heights” (“Cime Tempestose”) diretto da Emerald Fennell: un nuovo, ennesimo, adattamento del romanzo gotico di Emily Brontë pubblicato nel 1847.

    Cos'è

    Il film, ambientato nell’Inghilterra rurale del XVIII secolo, racconta la storia d’amore da “red flag” tra due anime tormentate, cresciute nel desolato e nebbioso Yorkshire. Heathcliff (Jacob Elordi), orfano di origini incerte, viene adottato dal facoltoso signor Earnshaw (Martin Clunes) nella sua remota tenuta, e fin dall’infanzia sviluppa con la figlia di quest’ultimo, Catherine “Cathy” Earnshaw (Margot Robbie), un legame viscerale sfidando le rigide gerarchie sociali del tempo.

    Quando però Catherine decide di sposare Edgar Linton (Shazad Latif), un uomo benestante e più “rispettabile”, Heathcliff, devastato e furioso, abbandona la contea giurando vendetta. Il ritorno del protagonista, che nel frattempo ha fatto fortuna, dà il via a una spirale di passioni distruttive che travolge tutti coloro che lo circondano.

  • (c) Warner Bros.

  • Com'è

    L’irrefrenabile smania di scioccare il pubblico, marchio di fabbrica di Fennell da Promising Young Woman a Saltburn, si presenta puntuale anche stavolta. Sul lato estetico lo stile è consapevolmente esibizionista e sopra le righe: “Wuthering Heights” è spettacolare, un vero e proprio banchetto per gli occhi. Scenografie e costumi sontuosi, insieme a scelte anacronistiche giocose – come le musiche synth-pop di Charli XCX che rafforzano l’intento dichiarato di reinterpretare il classico anziché limitarsi a rievocarlo – mostrano il talento della filmmaker inglese come creatrice di mondi visivi.

    Sotto la superficie, però, mancano la profondità emotiva e la complessità psicologica che definiscono i protagonisti del romanzo – l’opulenza ridondante della messa in scena finisce per appiattirli, trasformandoli in figure quasi bidimensionali. Ci sono scintille di passione, certo, ma questa è una storia “ordinata” su un amore maledetto, depurato di quella tragicità inevitabile e di quel turbamento romantico che rendono la storia di Heathcliff e Catherine così potente. L’amore e l’odio, il patimento e la rabbia corrosiva, il rancore, l’ossessione, la crudeltà e la violenza emotiva che attraversano l’opera di Brontë sembrano qui solo accennati, un sussurro dietro il frastuono visivo. 

    L’inizio è audace e promettente: sagoma la connessione tra sesso e morte, tra dolore e piacere, ma il film non sviluppa mai davvero quell’intuizione e l’esperienza cinematografica finisce per attenuarsi, oscillando tra scene aggressive sul piano visivo ma emotivamente trattenute. Le tensioni sociali restano sullo sfondo, mentre vengono elusi i nodi più scomodi del romanzo: il razzismo, la condizione dell’emarginato, il risentimento di classe. Robbie ed Elordi brillano nei momenti di desiderio e spasimo, animati da erotismo ardente e febbrile, ma la loro chimica sembra dissolversi quando i loro personaggi finalmente si incontrano. Le scene in cui l’amore viene consumato, tra camere, carrozze e brughiere, sono più ostentate che coinvolgenti, riducendo il dramma a un teen-romance iper-sessualizzato. Il tono generale tende a una teatralità eccessiva che raffredda qualsiasi momento di reale sensualità. 

    In definitiva, questo “Wuthering Heights” è un adattamento acerbo e poco ispirato, che offre una versione semplificata e quasi caricaturale del testo originale. Nel tentativo di renderlo più accessibile, Fennell lo svuota di quegli elementi che ne hanno garantito la longevità, confezionando un film sospeso tra ciò che promette e ciò che non osa essere: erotico, artistico, anticonvenzionale… eppure nessuna di queste cose davvero.