Politica | Olimpiadi 2026

Cortina, folle corsa contro il tempo

Lavori febbrili per completare la cabinovia Apollonio-Socrepes, ma a tre settimane dall'inizio dei Giochi mancano elementi decisivi. L'indignazione dei comitati. L'ex delegato Fis Siorpaes: "Situazione vergognosa per le ambizioni di Salvini e Saldini".
conto alla rovescia
Foto: SALTO
  • Il punto migliore per farsi un’idea dei rischi che SIMICO (Società infrastrutture Milano Cortina) ha deciso di prendersi costruendo la cabinovia Apollonio–Socrepes è in località Lacedel, appena dopo il Ristorante Tivoli. Guardando verso monte si vede la casa della famiglia Ghezze rilivellata, mentre il garage è abbondantemente fuori asse per il cedimento del terreno. Appena dietro, sullo sfondo, si vede lo scheletro in acciaio della futura stazione a monte. Zoomando con la videocamera del cellulare si distinguono gli operai che camminano sul “tetto” dopo aver sistemato i convogliatori che dovranno rallentare le cabine di costruzione turca.

  • Quanto sia calcolato il rischio da parte del commissario per le opere dei Giochi olimpici, Fabio Saldini, sarà solo il tempo a dirlo. A fine agosto, appena sopra la stazione a monte e allo “chalet” glamour (perfino il quad-furgoncino parcheggiato davanti è griffato Burberry, davvero surreale) dell’imprenditore di Dobbiaco Franz Kraler, si è aperto uno squarcio nel terreno di diverse decine di metri. Marco Barla, professore di ingegneria geotecnica del Politecnico di Torino, secondo quanto riferisce Saldini, ha garantito  che si è trattato di un allentamento superficiale del terreno (ma la documentazione, come sempre, non è disponibile). Tecnici incaricati dai residenti che hanno presentato i ricorsi sostengono, invece, esattamente il contrario. La geologia, evidentemente, non è una scienza esatta.

  • Foto: SALTO
  • Quello che è certo, però, è che poco più a valle, nei pressi di casa Ghezze, lo smottamento seguito alla “bomba d’acqua” dell’agosto 2018 non fu affatto superficiale. Oltre a far sprofondare l’abitazione, l’evento franoso fece collassare di parecchi metri il terreno al di sotto del Blues Bar Lacedel, che è poi stato definitivamente chiuso. Questo è il tipo di pendio su cui si è deciso di costruire in fretta e furia un impianto che dovrebbe portare migliaia di persone a un chilometro di distanza dal parterre della discesa libera femminile.

  • Sergio Lima: è l'anima della Graffer, società che fino all'estate scorsa effettuava revisioni e collaudi di impianti a fune. Foto: Corriere di Bergamo (RCS)
  • Via libera dal Consiglio di Stato

    Il Consiglio di Stato ha respinto anche l'ultimo ricorso presentato da alcuni residenti contro la cabinovia Apollonio–Socrepes, per SIMICO opera strategica per Milano-Cortina 2026. Arriva così il via libera finale alla prosecuzione dei lavori. L’udienza di merito è già fissata al 9 aprile, quando però i Giochi saranno già terminati. I legali dei residenti: «Il caso è attenzionato dal giudice».

  • Ed è proprio quest’ultimo aspetto – il fatto cioè che non parliamo di una teleferica per il trasporto merci – che avrebbe forse dovuto suggerire la massima prudenza. Invece no. Il commissario Saldini, avendo compiuto la forzatura di assegnare direttamente i lavori alla ditta Graffer di Sergio Lima dopo che i due colossi Doppelmayr e Leitner avevano fatto andare deserta la gara sia per i tempi ristretti (sei mesi) sia per il pendio franoso, sembra averne fatto una questione di orgoglio personale. Per vincere la “sfida impossibile” e fare un “secondo miracolo” dopo la pista da bob, nel giro di tre settimane ha portato il quadro economico dell’opera da 23 a 35 milioni, in modo da stare dentro ai maggiori costi dovuti alla velocità di realizzazione e ai problemi geologici (lo stesso non ha potuto fare, perché lì si è alzata bandiera bianca già a novembre, con l’impianto “olimpico” di Bormio, anch’esso assegnato direttamente – cosa ancora più incomprensibile – alla Graffer, un’azienda che non ha mai costruito una cabinovia nella propria storia, tanto da doversi appoggiare alla turca Anadolu Teleferik, un soggetto non proprio all’ultimo grido in fatto di tecnologia e design).

    Il giorno della gara di discesa libera femminile, domenica 8 febbraio, il traffico automobilistico rischia la paralisi, ma per portare gli spettatori a monte, allestire un efficiente servizio di bus navetta sarebbe forse costato cento volte meno rispetto a una cabinovia dal futuro molto incerto. È quello che sostiene anche Roberta De Zanna, consigliera comunale di Cortina: “Si sta facendo una corsa contro il tempo per completare quelle opere che giudicano necessarie per le Olimpiadi. La pista da bob è stata inaugurata, o meglio il tracciato, però adesso si sta lavorando su un tentativo di ricomposizione ambientale dei dintorni: in realtà è ancora un cantiere a cielo aperto. E l’altra opera sulla quale stanno accelerando è la famosa cabinovia che dovrebbe collegare il centro di Cortina con la zona delle piste da sci, famosa cabinovia che è costruita su una frana, quindi con tante problematiche, tante prescrizioni: alla fine la Regione ha dato il permesso e stanno lavorando giorno e notte e assicurano che sarà pronta in tempo”.

    De Zanna insiste sul punto che, oltre ai dubbi tecnici, il cantiere ha prodotto un impatto pesante sulla vita quotidiana, soprattutto a Mortisa: “Hanno dovuto trovare degli escamotage ingegneristici – tipo costruire i piloni su delle rotaie che riescano ad assecondare il movimento franoso – ma nel frattempo hanno creato un sacco di problemi per i cantieri, soprattutto nella zona intermedia di Mortisa, dove hanno praticamente messo sotto sequestro il villaggio: hanno isolato completamente la strada, chiuso la strada d’accesso”. Il quadro originario, ricorda, doveva essere un project financing comprensivo di parcheggi e servizi: “Il progetto totale era un partenariato pubblico privato che comprendeva l’impianto di collegamento e un relativo parcheggio: si parlava di 700 posti auto, di ski room, bar, palestra, ristorante. In realtà il progetto è stato scisso e quindi il pubblico fa solamente la parte dell’impianto. Alla fine di questa storia, se anche riusciranno a finire l’impianto in tempo, mancherà il parcheggio: potrà funzionare – se funzionerà – nei giorni delle Olimpiadi perché gli spettatori verranno portati con delle navette, ma poi sarà del tutto inutile per la fruizione da parte degli sciatori o di altri".

  • Roberta De Zanna: consigliera comunale di Cortina Foto: SALTO
  • E poi c’è la domanda più grande, quella che resta sul tavolo quando si spengono le telecamere e la grande macchina dei Giochi riparte verso la tappa successiva: che cosa succede dopo? “È una frana che si muove tutto l’anno, continuamente. Questo impianto dopo verrà dato in carico al Comune di Cortina d’Ampezzo: sarà un bel regalo o sarà un onere, in quanto dovrà occuparsi del monitoraggio, della sicurezza, di tutti gli interventi che nel tempo serviranno per mantenere questo impianto in piedi? Non c’è stata nessuna informazione, nessun piano finanziario per il futuro: siamo ancora una volta all’oscuro”.

    Per Marina Menardi, giornalista e presidente del Comitato civico di Cortina, il sentimento dominante tra i residenti è uno solo, e non lascia spazio a equivoci: "La stragrande maggioranza della gente qui è scandalizzata da quest’opera, perché tutti conoscono quanto quest’area sia fragile: stanno facendo l’impianto in fretta e furia, a tutti i costi, come se volessero sfidare qualsiasi cosa per i Giochi, ma anche se lo faranno girare per quei giorni poi chiuderà – non c’è il parcheggio – e in primavera, col disgelo, vedremo davvero se “tiene” oppure no".

  • Marina Menardi: Presidente del Comitato civico Foto: SALTO
  • A questo punto resta la questione più concreta, quasi burocratica: i lavori saranno finiti entro il 6 febbraio? E se saranno finiti, i tempi di collaudo saranno rispettati? Nel “nulla osta che non lo è” rilasciato dallìagenzia nazionale per la sicurezza ANSFISA – un via libera che ha il sapore di una formalità, vista la quantità di prescrizioni e la frammentazione delle autorizzazioni – «ci sono molte prescrizioni». SIMICO ha fatto dell’opacità amministrativa una bandiera, per cui non è dato sapere se la situazione sia mutata rispetto a quel via libera.

    Il mago-ingegnere Michele Titton (che ha terminato la pista da bob e ora segue il cantiere della cabinovia, anch’egli nuovo alle opere funiviarie) e Saldini sostengono che riusciranno a rispettare i tempi. 

    Ma al 15 gennaio risultano montate le carpenterie metalliche strutturali, cioè i fusti dei sostegni di linea e le strutture di base delle stazioni. I residenti si sono rivolti a degli esperti per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Stando a quanto riferiscono emerge che sulle stazioni di monte e intermedia si vede in montaggio un primo tratto del convogliatore, senza però la presa di moto, ovvero sia il meccanismo che porta la potenza dal motore alla macchina, delle travi di accelerazione/decelerazione e senza alcun altro meccanismo di stazione. “Non vi sono ancora rulliere in linea”, spiega Marina Menardi. Alle due stazioni di valle e monte risultano montate le pulegge principali ma non sembra installato, neanche al grezzo, il sistema di tensionamento. “Non vi sono ancora rulliere in linea”, osserva Menardi. Alle due stazioni di valle e monte risulta montata la puleggia principale ma nessuna traccia di rulli di deviazione. La stazione intermedia è priva delle pulegge di deviazione. Mancano quindi ancora i presupposti per poter montare la fune portante.

    Non risulta installato fisicamente l’argano principale (motore, riduttore) né l’argano di recupero, i sistemi frenanti, le centraline. Mancano i piani di imbarco/sbarco e le cabine di comando. Non presente il circuito di sicurezza di linea aereo, nemmeno installata la funicella di supporto. Manca la gran parte degli elementi meccanici delle stazioni e di conseguenza tutta la parte elettrica, l’installazione dei sensori e tutti i cablaggi.

  • Al termine di tutti questi lavori mancanti si dovrà considerare il lavoro di messa a punto dell’impianto, le regolazioni meccaniche che di solito prendono almeno due settimane (allineamenti e regolazioni), il montaggio e la messa a punto delle centraline idrauliche. Stando a quanto spiegano i tecnici di settore, per tutti i cablaggi necessari per la messa in esercizio dell’impianto, per il settaggio motori, il controllo dei sensori, le messe a punto elettriche, le regolazioni dei sistemi frenanti, ci vogliono come minimo tre settimane. Poi andrebbe fatto l’inserimento dei primi veicoli e le verifiche del passaggio veicoli in stazione e relative regolazioni. Normalmente, poi, dopo la messa in servizio servirebbero almeno cinque giorni di prove interne con veicoli carichi e scarichi, in tutte le condizioni e tutte le verifiche di sicurezza. Una volta fatto tutto questo ci sarebbe il collaudo finale.

    Quindi devono essere trasmessi ad ANSFISA tutti i documenti richiesti: i collaudi statici, le conformità, i verbali delle verifiche e delle prove interne effettuate. Oltre all’ottemperanza di tutte le prescrizioni emesse all’atto del nulla osta tecnico per la costruzione. La commissione di collaudo nominata deve esaminare la completezza di tutta la documentazione; devono essere eseguite e verbalizzate tutte le verifiche e prove funzionali sull’impianto al fine di verificarne la sicurezza. Solo il collaudo solitamente dura una settimana.

    Se si vuole fare “la scena” per giustificare lo sforzo servono dunque una decina di giorni per installare gli elementi meccanici mancanti nelle stazioni (motore, riduttore, freni e relative centraline, sistemi tensionamento). Contemporaneamente può essere fatto il montaggio delle rulliere di linea. A quel punto si può montare la fune, per la quale ci vogliono 3–5 giorni. Così da fuori sembra quasi fatta e si potrebbe dare l’impressione che manchi un soffio, ma in realtà per fare i collaudi come si deve e in sicurezza, servirebbero ancora parecchie settimane.

    Ma ha senso questa corsa contro il tempo? Qual è la legacy dell’impianto? I piloni sono stati costruiti su delle specie di binari, in modo da “assecondare” la frana: una soluzione che, invece di sciogliere i dubbi, sembra trasformare un fenomeno naturale e imprevedibile in una variabile strutturale dell’opera.

  • Gildo Siorpaes: ex atleta e delegato Fis Foto: SALTO
  • Su questo, Gildo Siorpaes non usa giri di parole. Ex azzurro di sci (1960–1974), ex bobbista, per anni delegato FIS e amministratore della società impianti a fune Col Gallina, è una delle voci più ascoltate in paese. “È una struttura che assolutamente non serviva a Cortina. Non serve a niente. Vedrai: fra qualche anno – se non la demoliscono già quest’anno – la dovranno demolire. Primo perché è stata costruita su un terreno friabile, secondo perché è un impianto che non arriva da nessuna parte, non può dare nessun vantaggio all’economia locale: non funzionerà mai, non porterà mai nessuno». E aggiunge, entrando nel dettaglio funzionale: «Anche se parte dal centro o quasi arriva a Socrepes, ma poi da lì alla partenza dell’impianto successivo ci sono trecento metri da scendere in diagonale attraversando la pista. E la stazione a monte è comunque lontana circa un chilometro dall’arrivo della discesa libera. Questo qui non arriva da nessuna parte».

    Poi la chiusura è politica e personale, ed è la stessa che, a Cortina, si sente ripetere in molti bar e molte case: “Qui si è andati avanti senza ascoltare nessuno per l’ambizione del nostro ministro Salvini e del suo uomo Saldini … è una cosa inconcepibile”.