Sasa e sindacati davanti al giudice
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Dopo la bocciatura dell’accordo tra Sasa e sindacati sugli aumenti di novembre 2025, alcune sigle avevano lanciato l’avvertimento: o si avviano nuove trattative o la storia finisce in Tribunale. Dopo mesi di tensioni, e nodi non sciolti con l’azienda, domani - martedì 17 febbraio - Sasa e i sindacati Filt/Cgil, Orsa Trasporti, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro si troveranno in udienza davanti al Giudice del Lavoro. Per le sigle che hanno presentato il ricorso, la scelta iniziale di Sasa, che prevedeva una distribuzione degli aumenti ai soli lavoratori aderenti alle sigle firmatarie dell’accordo del 28 novembre (Cisl, Uil e Asgb e Faisa) e ai non iscritti, rappresenta un comportamento anti-sindacale.
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L'esito del referendum senza effetti
L’accordo del 28 novembre a cui ha aderito solo una parte delle sigle sindacali, e solo un membro su 17 della RSU, prevede un aumento in busta paga che va dai 50 ai 70 euro lordi in più al mese, con ulteriori 250 euro utilizzabili per l’acquisto dell‘Alto Adige pass annuale. Cgil, Orsa, Usb e Ugl, non condividendone il contenuto, hanno indetto un referendum che ha visto l’86% dei 351 votanti chiedere l’abrogazione dell’accordo.
Ad aver alimentato ancora di più il malumore tra i dipendenti, a fine dicembre c'è stata un’uscita del direttore generale di Sasa Ruggero Rossi de Mio che ha comunicato la decisione della società di applicare l’accordo - quindi gli aumenti in busta paga - solo agli iscritti alle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il documento e a coloro che non risultano iscritti a nessuna sigla. Le stesse sigle favorevoli all’accordo hanno però preso le distanze da questa iniziativa, osservando che è pericoloso creare discriminazioni tra i lavoratori. I vertici dell’azienda hanno così “ritrattato”, mettendo a disposizione di tutti i dipendenti i benefici ottenuti dall’accordo lasciando però la possibilità a ogni lavoratore di rinunciarci qualora si volesse.
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Dopo un incontro tra azienda e sindacati presso il Commissariato del Governo e due giornate di sciopero a gennaio, il clima non è cambiato e venerdì 13 febbraio si è assistito all’ennesimo sciopero del personale Sasa, che è durato 24 ore e ha coinvolto il capoluogo, la Val Sarentino, Merano, la Val Passiria e la Bassa Atesina. Domani si terrà infine l’udienza presso il Giudice del Lavoro che potrebbe porre fine alla tensione creata in questi ultimi tre mesi. “I lavoratori si sono sentiti discriminati in base all’adesione al sindacato. Quello di Sasa è stato un comportamento anti-sindacale”, dice Riccardo Toso di Filt/Cgil. Nonostante il passo indietro dell’azienda in merito alla distribuzione degli aumenti in busta paga, Toso insiste: “Noi rivendichiamo l’esito del referendum. Si tratta di una volontà libera e democratica della base dei lavoratori. Proprio per questo avevamo chiesto altri incontri per iniziare una nuova trattativa”. Secondo quanto evidenzia il sindacalista, solo nel 2025 Sasa ha speso 4,6 milioni di euro per comprare appartamenti e uffici. “L’azienda compra case, uffici e nuovi autobus, ma non dà compensazioni ai lavoratori”, conclude Toso. Domani si attende l’esito dell’udienza. Intanto dai vertici Sasa bocche cucite.
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