Geert Wilders
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Politica | Catchword

Keine Experimente

Dallo slogan di Adenauer agli esperimenti odierni: nei Paesi Bassi un governo con la destra radicale mostra i limiti del populismo tra promesse e realtà istituzionale.
  • Keine Experimente era lo slogan della CDU di Konrad Adenauer negli anni '50. Mirava a contrastare le proposte della SPD in vista di una possibile riunificazione, come l’uscita della Germania Ovest dalla NATO e quella, contestuale, della DDR dal Patto di Varsavia. Preistoria.

  • Catchword è una rubrica di parole per guardare dietro (o sotto) alle parole. Ogni due settimane Francesco Palermo parte da una parola chiave (catchword, appunto) per spiegare in modo conciso il concetto (o l’inganno) che le sta dietro. Da leggere o da ascoltare in formato podcast.

  • Oggi gli esperimenti politici fioccano, e sono spesso necessitati dalla fluidità del momento. Un esperimento istruttivo si è avuto negli ultimi anni nei Paesi Bassi: quello di un governo costruito attorno alla destra radicale guidata da Geert Wilders. È durato poco più di un anno in cui non ha combinato nulla, ed è crollato quando lo stesso Wilders ha ritirato il suo partito dalla coalizione perché gli altri partner non accettavano misure più drastiche e irrealizzabili contro l’immigrazione. In altre parole: il governo è caduto perché gli estremisti sono rimasti vittime del loro stesso radicalismo e della loro coerenza.

     

    Vincere le elezioni è una cosa, governare è un’altra. 

     

    È una dinamica che si ripete spesso quando i partiti populisti o radicali arrivano al potere. Vincere le elezioni è una cosa, governare è un’altra. 

    Lo Stato di diritto, i vincoli costituzionali, gli equilibri parlamentari e le istituzioni europee impongono limiti che mal si conciliano con slogan come “chiudere le frontiere”. Quando questi limiti diventano evidenti, i partiti radicali si trovano davanti a un bivio.

    La prima via è istituzionalizzarsi: moderare almeno in parte le proprie posizioni, accettando compromessi per poter governare. È ciò che sta avvenendo in Italia, dove una destra nata ai margini del sistema si è progressivamente integrata nell’assetto europeo e atlantico. 

    La seconda via è restare “duri e puri”, continuando a promettere ciò che non si può fare. Ma allora governare diventa quasi impossibile. Il caso olandese sembra confermare questa seconda ipotesi: il partito di Wilders ha preferito far cadere il suo stesso governo piuttosto che accettare compromessi.

    C‘è anche una terza via. In alcuni Paesi dell’Europa centrale i partiti radicali stanno governando tenendo in scacco l’UE per poter mantenere gran parte della loro agenda, facendo compromessi solo un attimo prima del baratro. L’Ungheria di Viktor Orbán è l’esempio più evidente; dinamiche simili si vedono anche in Slovacchia e, più recentemente, nella Repubblica Ceca. In Polonia il processo è stato più ambiguo: anni di governo nazional-populista hanno trasformato le istituzioni, ma il pendolo politico non ha ancora smesso di oscillare.

    Da qui nasce anche il dilemma dei partiti conservatori tradizionali. 

     

    Conviene aprire la porta agli estremisti sperando che, una volta al potere, si moderino o si consumino nelle difficoltà di governo? 

     

    Conviene aprire la porta agli estremisti sperando che, una volta al potere, si moderino o si consumino nelle difficoltà di governo, come già ipotizzato da molti ai tempi del primo Berlusconi? 

    Oggi Forza Italia è un partito moderato, ma alla sua destra si sono aperte praterie: allora l’esperimento ha funzionato o no? Oppure è meglio mantenere il cordone sanitario, difendendo i propri valori ma rischiando di lasciare agli avversari l’argomento dell’“esclusione antidemocratica”?

    I Paesi Bassi sono stati un primo laboratorio di questa scelta. Dopo il fallimento dell’esperimento populista, il nuovo primo ministro Rob Jetten, liberale, giovane, gay, europeista, guida ora un fragile governo di minoranza, supportato da 3 dei 15 (!) partiti rappresentati in Parlamento, per un totale di 66 seggi su 150. Ma le partite decisive si giocheranno soprattutto in Francia e Germania, dove i partiti radicali sono ormai stabilmente tra i più forti nei sondaggi. È lì che si vedrà se l’esperimento olandese è stato un caso isolato o una delle opzioni per tenere in qualche modo a galla l’Europa.

  • All'episodio in forma podcast


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