Economia | Industria militare

Leonardo si prende Iveco Defence

Conclusa ieri l'operazione da 1,6 miliardi per IDV e Astra. Per lo stabilimento bolzanino si apre una nuova fase dentro il riarmo europeo – tra Leonardo, Rheinmetall e commesse statali.
Iveco, IDV
Foto: IDV
  • Si è chiusa ieri, mercoledì 18 marzo, l’operazione che ridisegna gli equilibri dell’industria militare italiana ed europea: Leonardo ha finalizzato l’acquisizione per 1,6 miliardi di euro del business Defence di Iveco Group, cioè Iveco Defence Vehicles (IDV) con sede a Bolzano e Astra Veicoli Industriali Spa con sede a Piacenza, in linea con l’enterprise value di 1,7 miliardi fissato nell’accordo annunciato il 30 luglio scorso. Iveco aveva già comunicato domenica che tutte le condizioni per il closing erano state soddisfatte e che la finalizzazione sarebbe avvenuta “nei prossimi giorni”. Per Leonardo, guidata dall’ex ministro Roberto Cingolani, l’operazione rappresenta un tassello decisivo nella costruzione di un polo integrato della difesa terrestre. Per l’Alto Adige, invece, significa che Idv di Bolzano, già al centro della filiera dei mezzi blindati e logistici, entra ora stabilmente nel cuore della strategia militare del gruppo pubblico italiano.

    L’amministratore delegato di Leonardo ha parlato di un rafforzamento nel settore della difesa terrestre e di un passo ulteriore nella “strategia di crescita inorganica” del gruppo. Dal canto suo, il CEO di Iveco Olof Persson ha definito il closing “un momento fondamentale per il futuro di Idv e Astra”, sottolineando la crescente domanda di veicoli per la difesa terrestre. L’operazione è una delle condizioni per il completamento dell'offerta pubblica di acquisto volontaria di Tata Motors sul resto di Iveco Group, cioè sulle attività civili separate dal business Defence.

  • L’asse Leonardo-Rheinmetall e la spinta al riarmo

    Il closing sblocca anche il passaggio successivo della partita industriale, ovvero quello che riguarda i rapporti con Rheinmetall, partner tedesco di Leonardo nei programmi terrestri. Nelle ultime settimane era emerso infatti un rallentamento parallelo: al ritardo del primo accordo tra Iveco e Leonardo corrispondeva lo slittamento anche dell’intesa con Rheinmetall, come aveva ammesso lo stesso amministratore delegato del gruppo tedesco, Armin Papperger, spiegando che i contatti con Leonardo proseguivano su base settimanale. La linea indicata da Cingolani punta a trattenere dentro Leonardo il cuore strategico-militare delle attività, valutando invece la possibile cessione del comparto dei camion militari a Rheinmetall, cui è stata riconosciuta un’esclusiva di sei mesi mentre sono in corso verifiche Antitrust. Una decisione, secondo quanto riferito dallo stesso Cingolani, potrebbe arrivare entro la metà del 2026. Iveco Defence Vehicles conta sei siti produttivi e attività commerciali in vari Paesi, con ricavi attorno a 1,1 miliardi nel 2024. Per Leonardo, incorporare questa struttura vuol dire aggiungere capacità industriale nella mobilità militare, nelle piattaforme e nell’integrazione dei sistemi d’arma.

    La questione può quindi essere letta in termini occupazionali – con il moderato ottimismo dei sindacati – ma non solo. IDV era già indicata come partner industriale di Leonardo-Rheinmetall nella filiera dei nuovi mezzi blindati destinati all’Esercito italiano e ora, con l’acquisizione da parte di Leonardo, Bolzano entra a pieno titolo nella catena del riarmo europeo nuovo come polo dei veicoli militari terrestri. Il gruppo guidato da Cingolani è protagonista di una linea di innovazione militare che intreccia digitale, cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity e sistemi d’arma, dentro una rete di alleanze che collega Italia, Germania, Israele, Turchia, Regno Unito e Giappone. Uno dei perni di questo sistema è come detto la joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), annunciata nell’ottobre 2024, con sede legale a Roma e base operativa alla Spezia. L’obiettivo è lo sviluppo e la produzione di nuovi carri armati e veicoli da combattimento per l’Esercito italiano, basati sui modelli Panther KF51 e Lynx della società tedesca. In quel quadro, Iveco Defence Vehicles era già accreditata come costruttore con esperienza logistica e produttiva, con una quota industriale significativa nella futura filiera – che tiene insieme Rheinmetall nei sistemi terrestri, il programma GCAP nell’aeronautica e la joint venture con Baykar nei droni.

  • Dalla famiglia Agnelli allo Stato

    L’operazione si inserisce dunque in un mercato in forte espansione per il settore militare. Leonardo parla esplicitamente di “significative prospettive di crescita future” per la difesa terrestre, mentre le attività civili di Iveco rallentano. Secondo i dati richiamati negli ultimi giorni da Gianni Dragoni, nel 2025 le attività civili di Iveco hanno registrato un peggioramento sensibile, con un calo dei ricavi. All’opposto, il comparto difesa ha mostrato risultati “sfavillanti”: ricavi in crescita del 19,1% a 1,368 miliardi, adjusted ebit in aumento del 73,6% a 158 milioni, con il margine salito dall‘8% circa all’11,5%. È anche per questo che, sul piano finanziario, l’operazione rappresenta un affare per gli azionisti. Iveco ha già indicato che i proventi netti della vendita saranno distribuiti sotto forma di dividendo straordinario, oggi stimato attorno a 5,7-5,8 euro per azione, con pagamento previsto il 20 aprile. Il 25 marzo l’assemblea straordinaria discuterà la distribuzione: per Exor, che controllava il 27,05% di Iveco, significa incassare centinaia di milioni; sommando la vendita del business Defence e quella del resto del gruppo a Tata, la holding della famiglia Agnelli-Elkann può arrivare a circa 1,5 miliardi di euro.

    C'è poi il rovescio della medaglia. La divisione che produce veicoli blindati e camion militari passa dalla galassia Exor allo Stato, visto che Leonardo è controllata in primo luogo dal Ministero dell’Economia. Non è solo un dettaglio tecnico. Secondo le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, il Governo non avrebbe voluto vedere Idv finire all’estero e in questo quadro Leonardo era il compratore obbligato per mantenere l’asset in Italia, nelle intenzioni della premier Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto. Allo stesso tempo, il valore della società è stato rafforzato anche dalle grandi commesse pubbliche per il già citato rinnovamento dei mezzi dell’Esercito, all’interno della maxi-partita da 23,2 miliardi legata ai nuovi carri armati e veicoli cingolati prodotti dalla joint venture tra Leonardo-Rheinmetall. La stessa spesa pubblica per il riarmo ha in altre parole contribuito ad aumentare il valore dell’azienda poi comprata dalla partecipata pubblica.

  • Il resto di Iveco a Tata

    La cessione a Leonardo riguarda solo la parte Defence. Per il resto di Iveco Group resta in piedi la seconda gamba dell’operazione annunciata lo scorso luglio: l’acquisizione delle attività civili da parte dell’indiana Tata Motors, con un’opa volontaria sull’intero capitale per un valore di 3,8 miliardi di euro, al prezzo di 14,1 euro per azione. Anche in questo caso, il closing della vendita del ramo difesa era un passaggio necessario. Il risultato finale è una scomposizione del gruppo, con da una parte la difesa – inglobata nel perimetro militare di Leonardo – e dall’altra il business civile, destinato a passare sotto controllo indiano.