“Oggi chi sbaglia non paga”
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SALTO: Avvocato Polo, qual è la ragione più importante che la spinge a votare sì?
Angelo Polo: Bisogna votare si per avere un giusto processo penale dove chi accusa e chi difende si confrontino davanti ad un giudice terzo ed imparziale come pretende l’art. 111 della costituzione e il codice di procedura accusatorio. Questo è previsto in tutte le democrazie avanzate del mondo, mentre in Italia è conseguenza del fatto che quando è stata introdotta la costituzione repubblicana vigeva ancora il codice di procedura inquisitorio introdotto dal fascismo.
Bisogna votare si per liberare la magistratura dal controllo delle correnti politicizzate dell’ANM e dei partiti politici, per avere decisioni che premino il merito e non l’appartenenza del magistrato, soluzione garantibile solo con il sistema del sorteggio. Bisogna votare si per avere una giustizia disciplinare che sia in grado di sanzionare chi sbaglia a vantaggio della stragrande maggioranza di quei magistrati che ogni giorno fanno bene il loro lavoro nell’interesse di tutti i cittadini. Oggi chi sbaglia non paga, perché il CSM è un luogo di aggregazione politica che ha voltato le spalle alla funzione di alta amministrazione affidatale dalla costituzione.
“Bisogna votare si per liberare la magistratura dal controllo delle correnti politicizzate dell’ANM e dei partiti politici”
I sostenitori del Sì parlano della separazione delle carriere come di una svolta necessaria per riequilibrare il sistema, mentre i sostenitori del No temono un indebolimento della magistratura. Quale di questi due rischi le sembra più concreto e perché?
Non c‘è nessun rischio di indebolimento della magistratura, anzi è vero il contrario: l’art. 104 della costituzione rimane invariato affermando che sia la magistratura requirente (i pubblici ministeri) sia quella giudicante restano indipendenti e autonomi da ogni altro potere dello stato. Rimangono altresì invariate tutte le altre disposizioni costituzionali che garantiscono l’indipendenza della magistratura, quali l’inammovibilità del magistrato, l’obbligatorietà dell’azione penale, la disponibilità diretta della polizia giudiziaria.
La riforma è necessaria per assicurare a un cittadino che le decisioni dei giudici vengano prese senza condizionamenti interni, ovvero senza lo strapotere dei pubblici ministeri, sul cui operato spesso non c’è un vero vaglio giurisdizionale, quale diretta conseguenza dell’unitarietà delle carriere.
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Verso il referendum
In vista del referendum costituzionale sulla giustizia, SALTO ha posto sei domande sulla riforma a chi lavora nell’ambito del diritto, per esporre le ragioni del sì e del no. Le altre interviste sono consultabili nel dossier Referendum, a questo link.
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Se la riforma fosse approvata, come cambierebbe il rapporto tra magistratura e politica?
Si ridurrebbe drasticamente il controllo politico sulla magistratura, che quindi avrebbe meno interesse a fare a sua volta politica attraverso un esercizio improprio della giurisdizione. Illustri rappresentanti della magistratura, già membri del CSM, hanno testimoniato come alcune decisioni giurisdizionali avessero un fine politico. È un fatto storico che in questo Paese siano caduti governi a causa di inchieste poi rivelatesi essere infondate.
“È un fatto storico che in questo Paese siano caduti governi a causa di inchieste poi rivelatesi essere infondate.”
Se questa riforma entrasse in vigore domani, cosa cambierebbe nei Tribunali italiani tra un anno? Quali sarebbero le reali conseguenze sulla giustizia?
Questa è una riforma di sistema. Ci vorranno anni prima che gli effetti possano vedersi nelle aule di tribunale. Col tempo verrà superato il dogma perverso dell’unitarietà della giurisdizione, ci sarà un controllo da parte del giudice più incisivo sulle richieste della parte pubblica del processo, con conseguente riduzione di possibili errori e un efficientamento generale della giustizia.
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Secondo lei questa riforma affronta davvero i problemi strutturali della giustizia italiana o rischia di essere una risposta simbolica a un malessere più profondo?
Assolutamente si, risolve i tre problemi descritti in risposta alla prima domanda, rafforzando il giudice senza indebolire il pubblico ministero. Garantirà processi più giusti, meno errori, maggiore valorizzazione del merito nella nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari e l’effettività della sanzione disciplinare per chi sbaglia. Ovviamente la giustizia ha anche bisogno di altro, come ingenti investimenti in personale amministrativo, riempimento dei ruoli, strutture, digitalizzazione, ma le due cose non sono alternative una all’altra.
“Ovviamente la giustizia ha anche bisogno di altro, come ingenti investimenti in personale amministrativo, riempimento dei ruoli, strutture, digitalizzazione, ma le due cose non sono alternative una all’altra”
Se dovesse convincere un elettore indeciso con un solo argomento, quale userebbe?
L’Italia deve uscire dal '900 e affacciarsi al mondo delle grandi democrazie liberali. Questa è l’ultima occasione per farlo.
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Il referendum
La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere (nota come “riforma Nordio”) è una modifica approvata dal Parlamento italiano che ridefinisce profondamente l’ordinamento della magistratura: distingue formalmente i percorsi professionali dei giudici da quelli dei pubblici ministeri, crea due Consigli Superiori della Magistratura separati anziché uno solo e introduce anche un nuovo organismo disciplinare e un sistema di selezione dei membri tramite sorteggio anziché elezione tradizionale. Queste modifiche non sono ancora in vigore perché, non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi nelle Camere, devono ora essere confermate o respinte dagli elettori tramite un referendum costituzionale (in programma il 22-23 marzo 2026). I cittadini dovranno decidere se approvarle definitivamente o mantenere l’attuale assetto costituzionale.
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mi sembra un’arringa…
mi sembra un’arringa ballerina
mahlzeit